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Morì a 25 anni per insegnare il tedesco nelle "Katakombenschulen". La "scelta" di Angela Nikoletti compie 90 anni

Angela Nikoletti fu una giovane insegnante nelle Katakombenschulen, le scuole clandestine organizzate dalla minoranza sudtirolese contro il divieto fascista di istruire i bambini nella lingua madre. Morì di tisi a 25 anni, dopo essere stata incarcerata e costretta a lasciare il suo Comune. L'Anpi la commemora nella ricorrenza della sua morte

Di Davide Leveghi - 29 ottobre 2020 - 18:28

BOLZANO. La storia sudtirolese sotto il dominio fascista è fatta di cesure. Dapprima ci fu il tentativo di snazionalizzazione, che non risparmiò nemmeno i tradizionali scuri bianco-rossi, poi l’italianizzazione forzata, in cui cambiarono i soggetti. Troppo cocciuta e legata alla madrepatria (mutilata) tirolese, la minoranza di lingua tedesca venne marginalizzata a favore dei tanti italiani affluiti in provincia per occupare i posti del funzionariato o offrire le proprie braccia alla nascente zona industriale. Infine: le Opzioni.

 

Un fattore internazionale avrebbe però scompaginato ulteriormente il quadro, facendo di una minoranza vessata il soggetto attivo di un terribile disegno di conquista: il nazismo. Mentre in Germania la Repubblica di Weimar cadeva sotto i colpi dell’astro nazionalsocialista, tra il Brennero e Salorno il richiamo “del sangue e del suolo” non mancò certo di fare proseliti. Società compattamente conservatrice, “educata” all’autoritarismo dal militarismo asburgico della Grande Guerra e dal mal sopportato giogo fascista, quella sudtirolese avrebbe risposto con automatico entusiasmo alla propaganda di un Reich che, anche se per bocca del suo “Führer” negava di voler recuperare 200mila tedeschi, dall’altra coltivava il sogno proibito di una Grande Germania che giungesse a Salorno (e oltre).

 

Se ne deduce che lo spazio dell’antifascismo, in Sudtirolo, fu piccolo e poco frequentato. Lo stesso Michael Gamper, canonico capace di incarnare la voce del suo popolo, non fu certo esente dalla fascinazione völkisch (da cui si distaccò in un secondo momento, opponendosi all’accordo nazi-fascista del trasferimento dei tedescofoni nel Reich, noto ai più come le Opzioni). Sparuti, dunque, furono coloro che si opposero con strenua forza alle due dittature nere, pagando uno scotto spesso funesto.

 

La storia delle Katakombenschulen, sotto questo profilo, non si sottrae affatto all’infiltrazione ideologica del nazismo. Un’infiltrazione, però, che ha una data di inizio precisa: quel 1934 in cui, dopo l’arrivo al potere in Germania di Hitler, anche l'Alto Adige avrebbe visto sorgere le prime cellule nazionalsocialiste riconosciute (perché formate da cittadini germanici) o clandestine (perché formate da sudtirolesi, quindi formalmente cittadini italiani).

 

La vicenda di Angela Nikoletti, pertanto, si svolge in un arco cronologico che ne esclude ogni contaminazione nazista. Nata nel 1905 a Magré sulla Strada del Vino, nel territorio da secoli mistilingue della Bassa Atesina, visse la sua gioventù tra lutti e patimenti, tra le morti della sorella e della madre, la partenza per la guerra del padre e il distacco della sua terra dall’amato Tirolo.

 

Poco meno che maggiorenne, Angela Nikoletti avrebbe subito, come rappresentante del gruppo di lingua tedesca, le inaccettabili vessazioni nazionali del fascismo. L’insegnamento nelle scuole divenne obbligatoriamente e solamente in italiano, ben presto anche per le strade chi veniva sentito parlare tedesco veniva punito dai carabinieri o dai fascisti locali.

 

Iscritta all’istituto magistrale di Zams, nel Tirolo del Nord, venne ostacolata dalle autorità fasciste in quanto sospetta di simpatie anti-italiane. In casa sua, infatti, venne trovata una poesia autografa intitolata “Tirolerland”, la ‘Patria tirolese’. Diplomata nel luglio del 1926, avrebbe non a caso deciso di partecipare alla pericolosa avventura delle “Katakombenschulen”, le scuole clandestine organizzate dal circolo gravitante attorno alla casa editrice “Volgelweide” (Athesia) e al suo principale esponente, il canonico Michael Gamper.

 

Gli insegnanti di lingua tedesca erano stati in gran parte licenziati o mandati in pensione, ma lei decise di seguire l’invito di Gamper a “fare come i primi cristiani e rifugiarsi nelle cripte” per insegnare ai bambini la lingua madre. La maggior parte erano d’altronde proprio giovani donne. “Queste scuole si estesero man mano su tutto il territorio della provincia di Bolzano – racconta nel suo mastodontico lavoro In lotta contro Roma lo storico pusterese Claus Gatterer – è quasi impossibile riuscire a stabilirne il numero. Ben difficilmente si potrà mai accertare quanti insegnanti si misero a disposizione di questa pericolosa impresa e quanto furono i bambini che seguirono le lezioni”. 

 

La punizione per gli insegnanti, qualora fossero stati scovati, era durissima. Dal confino al carcere, dal foglio di via dal proprio paese all’esilio, furono decine i maestri e le maestre che subirono le conseguenza della propria scelta. Richiamata all’ordine più volte da parte delle autorità fasciste del paese, Nikoletti venne arrestata dai carabinieri il 14 maggio 1927 e condannata a 30 giorni di prigione. Scarcerata, fu poi raggiunta dall’ordine di espulsione dal Comune di residenza.

 

Di salute cagionevole, non avrebbe resistito molto abbandonata a sé stessa. Cercò dapprima riparo in una grotta lì vicino, ma, tradita, venne nuovamente allontanata. Un medico italiano a quel punto ne avrebbe constatato le pessime condizioni di salute, permettendo almeno che potesse risiedere per il periodo della degenza nella casa di sua zia, a Cortaccia. Debole, malata, Angela Nikoletti si sarebbe spenta all’età di soli 25 anni il 30 ottobre 1930.

 

Così come il suo funerale si trasformò in un’occasione di protesta contro le vessazioni fasciste, così Nikoletti divenne ben presto un’icona della causa sudtirolese. Ma non solo. A Bolzano, nel 1975, venne fondato un circolo composta in maggioranza da persone di lingua italiana che ne porta tuttora il nome. Agli iscritti, al momento dell’entrata nel circolo, viene consegnato un opuscolo dedicato alla Vittime della barbarie nazista.

 

Le “Katakombenschulen”, da parte loro, non sarebbero state risparmiate dalla contaminazione nazista. Di tale penetrazione ideologica, facilitata come detto da una certa predisposizione tirolese all’autoritarismo, ci racconta ancora Gatterer: “I principi razziali, le concezioni a base di sangue e suolo, le idee nazional-totalitarie unite all’antisocialismo confessionale o ‘nazionale’ (non si dimentichino i fermenti austro-fascisti!) penetrarono, assieme agli aiuti germanici e austriaci forniti alle scuole delle catacombe, anche in quelle ristrette cerchie di sudtirolesi che non erano già scaduti in uno stato di totale apatia politica”.

 

Nikoletti, da parte sua, fu invece graziata da questa degenerazione. Il suo sacrificio è bene che venga ricordato da chi, come il circolo che ne porta il nome o l’Anpi, coltiva un sano sentimento antifascista, di contro a chi ne fa un martire in senso nazionale. Come lei, infatti, furono migliaia le persone perseguitate dal fascismo, come ricordato nell’annuale commemorazione organizzata dalla sezione altoatesina dell’Associazione partigiani di fronte alla targa a lei dedicata nella giornata in cui cade il 90° anniversario della sua morte.

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