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Da Trento alla Mongolia con una Suzuki del 2000: Stefano e Pietro pronti a partire e lanciano una raccolta fondi

I soldi andranno in beneficienza a Operazione Colomba, corpo di pace della comunità Papa Giovanni XXIII che opera anche nel campo profughi libanese di Tel Abbas, e a CoolEarth, che si occupa di riforestazione e tutela delle comunità che abitano le foreste pluviali. Stefano Calzà: “Non si tratta di un road trip qualunque, ma di un viaggio per andare incontro alla diversità, per scoprirla in prima persona”

Di Marianna Malpaga - 22 maggio 2021 - 18:52

TRENTO. Da Trento a Ulan Bator, in Mongolia, un viaggio di oltre 20 mila chilometri su una vecchia Suzuki per capire cosa si nasconde oltre le frontiere e per andare incontro alla diversità. Stefano Calzà e Pietro Deavi, amici e studenti rispettivamente alla facoltà di Sociologia dell’Università di Trento e alla facoltà di Scienze economiche e sociali dell’Università di Bolzano, hanno lanciato una raccolta fondi per partire, nel 2022, alla volta della Mongolia, in occasione del Mongol Rally. “Trento – Mongolia: un viaggio verso il prossimo” è il nome della raccolta, lanciata attraverso la piattaforma Go Fund Me.

 

L’obiettivo dei “Mongol Broders” – questo il nome che si sono dati sui social i due amici - è raggiungere quota 1100 euro, che andranno a due associazioni: 600 euro a Operazione Colomba, il corpo di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, e 500 euro a CoolEarth, che si occupa di riforestazione e tutela delle comunità che abitano le foreste pluviali.

 

Stefano e Pietro si sono iscritti al Mongol Rally a gennaio di quest’anno, ma l’idea nasce a fine 2019, dopo aver ascoltato il racconto di un amico che aveva partecipato alla corsa non competitiva di beneficienza. “Io e Pietro ci siamo detti: ‘Sì, bello ascoltare il resoconto, però iscriviamoci’ – spiega Stefano Calzà -. Quindi a gennaio di quest’anno ci siamo iscritti e abbiamo subito pensato a come muoverci. Dovevamo trovare degli sponsor, capire come attivarci per il crowdfunding e a chi donare i fondi che avremmo raccolto”.

 

Ogni persona o gruppo che partecipa al Mongol Rally deve donare cinquecento euro a CoolEarth. Pietro e Stefano hanno scelto di destinare l’altra metà delle donazioni a Operazione Colomba, sostenendo un mese di volontariato nel campo profughi di Tel Abbas, in Libano, dove vivono in condizioni di fragilità profughi provenienti prevalentemente dalla Siria. “È un tema che ci tocca da vicino – racconta Stefano -. Ci piaceva l’idea di coinvolgere una realtà che si occupa di chi scappa da situazioni di conflitto, che si prende cura di chi non ha deciso di viaggiare. Noi, invece, abbiamo potuto scegliere questo viaggio, e pensiamo che nessuno dovrebbe mai trovarsi in una situazione di viaggio non tutelato. La dimensione del viaggio, quindi, è una specie di filo rosso nel nostro percorso, perché ci piacerebbe appunto aiutare chi non viaggia per scelta ma per necessità”.

 

La partenza del Mongol Rally 2022 non è ancora stata decisa, ma sarà a Londra o a Praga. Si comincia il 17 luglio e, per un mese e mezzo, Stefano e Pietro viaggeranno su una vecchia Suzuki Wegon R del 2.000 soprannominata “Sindy”. Si va verso i Balcani per poi percorrere Grecia, Turchia e Georgia, sino ad arrivare al Mar Caspio. Da lì si può decidere se prendere un traghetto che porta in Azerbaigian oppure scendere verso l’Iran. I due studenti trentini hanno optato per la seconda strada: dall’Iran, quindi, risaliranno fino ad attraversare gli ''–stan'': Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan e Tagikistan. In Kirghizistan si raggiungerà il punto più alto di tutto il tragitto, un passo sul Pamir che si trova a 3300 metri di altezza. L’ultimo pezzetto di tutto il percorso, invece, coinvolgerà una parte della Russia, lungo il confine con la Cina. Si entra infine in Mongolia, un cuscinetto tra i due Stati.

 

“La ricchezza del viaggio risiede soprattutto nell’aspetto sociologico e antropologico – afferma Stefano Calzà – perché avremo l’occasione di attraversare una quindicina di Paesi estremamente diversi tra loro”. Per tutta la durata del viaggio, Stefano e Pietro terranno un diario di bordo per raccontare la loro esperienza con parole e immagini. Nel frattempo però, un loro amico, Eugenio Sicher (in arte “Boccadior”), sta già curando una sorta di “diario di fuori-bordo”, immaginandosi cosa potrebbe succedere nel corso del Mongol Rally: lo scoppio della gomma di una ruota oppure, semplicemente, un momento passato a riscaldarsi davanti a un falò.

 

“Vorremmo coinvolgere più persone possibili nel nostro viaggio – conclude Stefano Calzà -. È vero che noi ne saremo i protagonisti, ma ci piacerebbe far arrivare la filosofia di questo percorso anche agli altri. Non si tratta di una road trip qualunque, ma di un viaggio per andare incontro alla diversità, per scoprirla in prima persona. Porteremo con noi anche degli indumenti e del materiale scolastico da donare nei villaggi, perché nel nostro viaggio attraverseremo alcune grandi metropoli ma anche luoghi più remoti. Grazie a un semplice oggetto si riesce a scambiare quella parola, quello sguardo, quel contatto in più. In poche parole, si riesce a scoprire la persona che ci sta di fronte”.

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