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Il ''green pass''? Sempre esistito anche ai tempi della Peste: lo si otteneva ''per la Iddio Gratia'' e si chiamava ''bolletta sanitaria''

Lo rilasciavano i deputati alla sanità di molte città (tra cui Trento) e sono serviti per secoli a garantire che il luogo di provenienza del viaggiatore era ''una città libera da ogni mal contagioso''. Per qualcuno il ''green pass'' sarebbe la realizzazione di una società orwelliana perché la libertà individuale è sacra, ma in realtà è la realizzazione di una società, senza tanti aggettivi a descriverla e serve proprio a garantire una ritorno alla libertà individuale con la consapevolezza di non pensare su quella altrui

Di Luca Pianesi - 21 luglio 2021 - 17:11

TRENTO. Green pass sì o green pass no. La polemica si infiamma con le destre che salgono sulle barricate invocando la libertà vaccinale, il diritto a decidere per conto proprio, con Giorgia Meloni che l'ha definito ''l’ultimo passo verso la realizzazione di una società orwelliana. Una follia anticostituzionale che Fratelli d’Italia respinge con forza. Per noi la libertà individuale è sacra e inviolabile''. Mentre Matteo Salvini ha commentato che per lui il green pass in bar e ristoranti è ''una cazzata pazzesca'' e parlando del figlio 18enne ha aggiunto: ''Mi rifiuto di vedere qualcuno che lo insegue con un tampone o una siringa. Prudenti sì terrorizzati no''.

 

Eppure qualcosa di simile al greenpass è sempre esistito per combattere le epidemie che storicamente accompagnano l'esistenza di ogni essere vivente, con buona pace di complottisti e cospirazionisti. Il green pass non è altro che il concretizzarsi del patto sociale che in una pandemia mondiale ci rende tutti una comunità e non dei singoli che pensano solo a sé stessi (tra l'altro che pensano a sé stessi male, perché senza vaccino restano esposti alle conseguenze più gravi della malattia mettendo a rischio anche la loro salute per pesare poi sul sistema sanitario pubblico).

 

Altro che società orwelliana è proprio la realizzazione di una società senza tanti aggettivi: d'altronde è come se in nome della libertà ci fossero i no-semaforo, quelli che decidono di non farsi condizionare dai colori che appaiono su un palo a bordo strada (tra l'altro comandato da misteriose tecnologie gestite dai poteri forti) e che, quindi, con l'auto passano col rosso e se ne hanno voglia si fermano col verde mettendo a repentaglio la vita di tutti quelli che invece seguono le regole condivise che permettono alla comunità di spostarsi con le automobili. Automobili che, altrimenti, sarebbero uno strumento pericolosissimo se gestito da ognuno in maniera totalmente ''libera''. Per guidare, invece, serve una sorta di green pass, la patente di guida, che attesta che hai superato degli esami sia teorici, che pratici che medici altrimenti la macchina non la guidi.  

 

E così, per circolare, in un'epoca dove le persone possono contagiarsi e diventare letali le une per le altre, si chiede una ''patente di sanità'' che attesti che non si è portatori del virus e non si è, quindi, pericolosi per gli altri (ad oggi che si è fatto un tampone con esito negativo, si è fatta la prima dose di vaccino o si è contratto il virus negli ultimi 6 mesi). Nulla di straordinario, come dicevamo, ma anzi, qualcosa che è da sempre esistito: per secoli, infatti, per spostarsi da una città all'altra, in momenti di crisi pandemiche, ecco comparire la ''patente di sanità'' (soprattutto in ambito portuale per permettere l'approdo e la navigazione e non si commerciava, in fase pandemica, con qualcuno che non le esibiva), la ''bolletta di sanità'' o la ''fede di sanità'' (che invece riguardavano gli spostamenti via terra).

 

 

Alcune di queste ''bollette di sanità'' le pubblichiamo qui (la prima riscoperta grazie a Maurizio Rossi e alla pagina Facebook ''Trento e la sua storia, ricordi di una vita (e oltre)''). La più antica recita: ''Li deputati alla sanità della Città di Trento. Si parte di questa Città (per la Iddio gratia) libera d'ogni mal contagioso per andare a ... '' e la data è il 24 giugno 1612. Sull'altra invece si legge: ''Noi provveditori alla sanità di Trento. Si parte da questa Città libera (per l'IDDIO grazia) da ogni sospetto di male contagioso per andare a ... di anni 20, statura ... pelo biondo, barba __. Data dell'ufficio di Sanità di Trento 23 febbraio dell'anno 1738''. Insomma secoli diversi ma concetti simili. E ''bollette della salute'' venivano rilasciate anche dalle altre città italiane, grosso modo con gli stessi testi, oppure a più persone come quella, sempre dai provveditori alla sanità di Trento nel 1739 per andare a Verona

 

 

Come si legge il tutto, all'epoca, era ''per Iddio gratia''. Oggi, fortunatamente, il passaporto sanitario dipende da altri fattori e la scienza ha permesso di ottenere dei vaccini per combattere il terribile morbo del nuovo millennio, in tempi brevissimi. Abbiamo, poi, a disposizione strumenti straordinari e mezzi impensabili fino a qualche decennio fa (si pensi agli smarphone e al loro potenziale tra QRcode e documenti condivisi, sempre a portata di mano). Social e tecnologie non servono solo a cercare conferme ai nostri peggiori pregiudizi per convincerci che alla fine meglio non fare niente o aspettare che siano gli altri a muoversi (come ha detto Anthony Fauci, il più importante virologo degli Stati Uniti e membro di spicco del comitato anti covid della Casa Bianca, alla Cnn: ''Se avessimo avuto le informazioni false che vengono sparse ora decenni fa non credo che sarebbe stato possibile eradicare il vaiolo e probabilmente avremmo ancora la polio in questo Paese'').

 

Servono, soprattutto, a migliorarci la vita e, in questo caso, a farci tornare a vivere come si deve: frequentando teatri e cinema, bar e ristoranti in libertà, al chiuso e senza paura di ammalarci e di ammalare qualcuno vicino a noi. Permettendoci di viaggiare, prendere aerei e treni in sicurezza. Servono a riprenderci le nostre vite, ad abbracciarci e ad assembrarci come meglio vogliamo. Servono a garantire la libertà individuale e non a frenarla. Basta solo una ''bolletta di sanità'' o un ''green pass''.

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