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Samuel, studente sordo del serale, tra mancato sostegno e mascherine: "Ho iniziato l'anno da solo ed ero isolato dal mondo"

Samuel Agostini frequenta i corsi serali del Liceo Antonio Rosmini di Trento. Per lui non sarebbe prevista la presenza di un facilitatore alla comunicazione ma il dirigente, anche quest'anno, si è dato da fare perché Paola Rensi lo seguisse in questo percorso: "Quello allo studio e all'istruzione è un diritto, e andrebbe garantito sempre, anche alle serali. Le istituzioni non ci lascino soli". Il Dipartimento Scuola della Pat: "Stiamo valutando come e quali misure strutturali disciplinare"

Samuel Agostini e Paola Rensi
Di Arianna Viesi - 24 marzo 2021 - 08:50

TRENTO. Samuel ha 30 anni ed è sordo dalla nascita. Da due anni frequenta i corsi serali del Liceo Antonio Rosmini di Trento. Per lui, nonostante conviva da sempre con una difficoltà oggettiva e invalidante, la normativa vigente non prevederebbe la presenza di un insegnante di sostegno (potete leggere la sua storia QUI).

 

Fortunatamente (e fortuitamente), Samuel può però contare sull'aiuto di Paola Rensi, facilitatrice alla comunicazione, che da un paio d'anni lo segue nel suo percorso scolastico. Paola formalmente, lì, non potrebbe starci. La legge provinciale in materia sembra, di fatto, lacunosa: non contempla, infatti, la possibilità di affiancare facilitatori e docenti di sostegno a ragazzi e ragazze, ormai maggiorenni, iscritti/e a corsi serali. Solo grazie all'intervento del dirigente scolastico, Stefano Kirchner, che con intelligenza e sensibilità si è dato da fare in tal senso, Samuel e Paola possono continuare a lavorare insieme. Ma non è scontato che anche il prossimo anno sarà così (QUI l'appello del dirigente scolastico).

 

"All'inizio, a settembre, ho cominciato da solo - racconta Samuel -. Paola non era prevista. Devo dire la verità: ho iniziato l'anno scolastico con un po' di preoccupazione, non sapevo come avrei fatto ad affrontarlo. Il docente, tra l'altro, doveva tenere la mascherina e io, più volte, mi sono detto 'Non so se ce la faccio', prendere appunti per me era impossibile".

 

Alle difficoltà quotidiane si sono, infatti, aggiunte quelle dettate dalla pandemia. Per una persona sorda, o ipoacusica, leggere il labiale è fondamentale. Lo è anche per Samuel. Le mascherine che, giustamente, coprono naso e bocca per proteggere noi e gli altri sono, per Samuel e per tutte le persone sorde, un impedimento insormontabile che rende difficili anche le azioni più banali (QUI per approfondire).

 

"La mia vita è cambiata - racconta Samuel -. Sento una maggiore responsabilità nel comunicare. Solitamente faccio presente che sono sordo e la persona con cui sto parlando si allontana e abbassa la mascherina, altri scrivono su fogli di carta. Perché, ecco, se copri la bocca, io perdo tutto. A volte, quando ancora si poteva, rinunciavo ad uscire con gli amici perché non capivo niente".

 

Se anche andare alle Poste o pagare alla cassa del Supermercato diventa faticoso, potete immaginare cosa voglia dire, in queste condizioni, seguire un'intera lezione, e farlo da soli.

 

"Con la classe non potevo interagire perché tutti portavano, e portano, la mascherina ed abbassarla è troppo rischioso. 'Porta pazienza' mi ripetevo. 'Chissà come andrà', ma non credo sarei riuscito ad andare avanti molto se non fosse arrivata Paola".

 

Qualche insegnante provava ad allontanarsi e ad abbassare la mascherina, ogni tanto, per permettere a Samuel di seguire, almeno per sommi capi, la lezione. Poi, finalmente, sono arrivate in dotazione dei docenti le mascherine trasparenti, che oggi utilizza anche Paola Rensi (QUI per approfondire). "Funzionano abbastanza - ci racconta Paola. - Samuel è bravissimo a leggere il labiale se conosce la persona con cui sta parlando, se non la conosce fa più fatica. Anche con la mascherina trasparente, però, non è semplice: c'è il riflesso e si appanna".

 

Il primo mese di scuola per Samuel è stato davvero difficile. "Ero isolato da tutti, parlavo solo io con brevi frasette, ma erano frasi chiuse che non avevano risposta perché, con le mascherine, non posso capire la risposta".

 

"Quando si faceva conversazione con gli altri compagni, durante le lezioni più interattive, insomma, io ero completamente escluso. Una docente, attenta e gentile, mi riportava quello che dicevano gli altri, allontanandosi e abbassando la mascherina. Ma non riuscivo a prendere appunti. Mi sono sentito escluso soprattutto nei lavori di gruppo perché non potevo vedere cosa dicevano gli altri. Se un professore non ripeteva per me era impossibile capire".

 

Alla fine, per fortuna, grazie all'impegno del dirigente scolastico Kirchner, Paola è tornata. E, da lì, le cose hanno iniziato ad andare meglio. Nel frattempo Samuel ha sperimentato anche la Dad: se la connessione è ottimale e il docente articola bene le parole, ci racconta Samuel, riesce a seguire le lezioni anche da remoto mentre Paola prende appunti per lui. Se, invece, seguire il labiale è faticoso (perché l'immagine sullo schermo è poco nitida, o il docente 'si mangia' lettere e sillabe), Samuel mette Paola a tutto schermo e lei traduce la lezione per lui in Lingua dei Segni Italiana (LIS).

 

"Se Paola non fosse arrivata, avrei sicuramente tolto molte materie dal mio piano di studi. Mi sarei stancato molto di più: lavoro tutto il giorno e seguire la sera era ancora più faticoso".

 

"La legge dovrebbe essere uguale per tutti - conclude Samuel. - Quello allo studio e all'istruzione è un diritto, e andrebbe garantito sempre, anche alle serali. E' impensabile che un ragazzo, come me, si paghi di tasca proprio il sostegno per prendere il diploma. Io ho davanti ancora alcuni anni, le istituzioni non ci lascino soli".

 

"Io, tra l'altro, - aggiunge Paola - seguo Samuel solo per poche ore. Faccio molte ore al diurno, infatti, e solo qualche ora al serale. Samuel, insomma, non ha nemmeno la copertura totale. Il nostro augurio e la nostra speranza è che l'anno prossimo sia garantita la presenza di un facilitatore per Samuel e che lo segua durante tutto l'orario scolastico".

 

Samuel, insomma, da tre anni a questa parte, per veder riconosciuto quello che sarebbe un suo legittimo diritto, deve incrociare le dita e sperare nel buon cuore del preside.

 

"Non ci hanno dato le risorse - spiega Kirchner - ma le abbiamo trovate dentro la scuola. In Provincia, queste risorse non sono previste. Dovremmo far valere questo diritto. Ci sono ragazzi sordi, ciechi e ipovedenti che, senza un sostegno, non possono farcela".

 

Abbiamo, quindi, chiesto conto della questione direttamente al Dipartimento Istruzione della Provincia. "La questione è fortunatamente ben presidiata e seguita dalla scuola - spiega la dottoressa Monica Zambotti - e il Dipartimento ha all'attenzione il fenomeno, abbastanza recente, che seppur fatto di piccolissimi numeri, vede la ripresa degli studi, anche a distanza di tempo e con l'età adulta e più matura, di chi magari si trova affetto da disabilità fisiche o sensoriali, a volte esito di traumi o incidenti".

 

"In generale - continua - la legge provinciale prevede un apposito fondo destinato alle istituzioni scolastiche e formative, il fondo qualità, destinato prioritariamente ai bisogni educativi speciali e all'intercultura che consente di rispondere a specifiche esigenze. Più nello specifico il Dipartimento sta valutando come e quali misure strutturali disciplinare".

 

Sembra, insomma, che qualcosa si stia muovendo. L'auspicio è che la macchina burocratica e legislativa si metta in moto quanto prima. 

 

Samuel ha iniziato l'anno scolastico da solo. E le difficoltà che ha dovuto affrontare, complice anche la pandemia, sono state enormi. Ma ci sono altri ragazzi e altre ragazze che vorrebbero, o avrebbero voluto, riprendere in mano il proprio percorso formativo (frequentando dei corsi serali) ma che ci rinunciano, o ci hanno rinunciato, perché privi di un sostegno.

 

Non solo studenti sordi e ipoacusici, le difficoltà riguardo anche, ad esempio, ragazzi ciechi e ipovedenti ai quali, di fatto, viene preclusa la possibilità di portare avanti il proprio progetto scolastico.

 

"Negli scorsi anni - spiega la dottoressa Roberta Zumiani, responsabile del settore scolastico di Irifor Trento - abbiamo seguito alcune persone al serale ma si trattava di ragazzi abbastanza giovani. Quest'anno scolastico non abbiamo avuto richieste d'aiuto. C'era solo una signora che, però, ha lasciato".

 

"La legge provinciale - continua - non prevede il sostegno per chi ha terminato l'obbligo scolastico. Noi avevamo già fatto una richiesta in tal senso perché è fondamentale assicurare una continuità, anche a chi interrompe e poi riprende in mano il proprio percorso"

.

"La logica del sostegno è questa: prendiamo, ad esempio, un ragazzo di ventidue anni che è stato all'asilo fino ai sette anni, alle elementari fino ai quattordici anni, e così via. Mettiamo che, date queste premesse, finisca i cinque anni di superiori a ventidue anni. A questo ragazzo il sostegno è garantito perché, per la legge, l'importante è che rimanga una continuità nel suo percorso scolastico.  Se, invece, smette e poi rientra a scuola per una riqualifica, il sostegno non viene garantito. E questo vale per tutte le disabilità, dal sordo al tetraplegico: o la scuola riesce a trovare risorse interne per potergli garantire il sostegno altrimenti questo ragazzo deve fare tutto da sé. Ad oggi, insomma, tutto è rimesso alla sensibilità del  singolo dirigente e alla sua attenzione ai bisogni educativi speciali".

 

"Quello che ci insegna la storia, e che speriamo sia di buon auspicio, è che l'inclusione parte dal basso", conclude Zumiani.

 

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