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Scuole, il Veneto chiude dove ci sono più di 250 contagi, il Trentino no (ma in quarantena ci sono già 117 classi). Uno studente: ''Fortunato perché almeno per il 50% didattica in presenza''

Mentre il Veneto adotta una linea coerente con le indicazioni di Roma, disponendo la chiusura delle scuole dalla seconda media in su nei distretti in cui si superano i 250 contagi ogni 100mila abitanti, il Trentino cambia ancora una volta strategia, puntando a tenere aperto e facendo marcia indietro sulla regola dell'isolamento delle classi

Di Davide Leveghi - 12 marzo 2021 - 11:12

TRENTO. La chiusura era stata annunciata a partire da venerdì 12 marzo, ma è slittata di un giorno. A comunicarlo è il presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin, che in un'ordinanza firmata ancora nella giornata di mercoledì 10 marzo ha disposto la chiusura di tutte le scuole dalla classe seconda media in su.

 

Il superamento dei 250 casi ogni 100mila abitanti ha infatti spinto il governatore Luca Zaia a prendere in mano la situazione, producendo un documento che di fatto mette in pratica le regole del Dpcm del 6 marzo, fissando una soglia al di là della quale da una certa classe in su si finisce in dad. L'ordinanza, firmata ancora nella giornata di martedì 9 marzo, permette inoltre ai Servizi di igiene di ogni distretto sanitario di spingersi ancora più in là qualora il contagio subisse un ulteriore incremento. “Il Sisp è autorizzato ad individuare classi di qualsiasi ordine e grado inferiori alla classe seconda delle scuole secondarie di primo grado ai fini della sottoposizione a didattica a distanza, in considerazione al livello e all'evoluzione del contagio”, si legge al punto 4.

 

Superata la soglia dei 250 contagi ogni 100mila abitanti e attestatosi a 263,53 nell'ultima settimana, il distretto di Belluno ha raggiunto così quelli dell'Alta Padovana, di Padova, Terme e Colli, del Veneto orientale e di Asolo. Nei giorni immediatamente successivi si è aggiunto anche quello dell'Alto Vicentino ma la situazione appare in continua evoluzione, con altri distretti a rischio.

 

Nondimeno, tale situazione dipende anche dalla classificazione decisa da Roma e dalle autorità sanitarie nazionali. E così, una misura analoga potrà valere solo se la Regione è in arancione e non se nella fascia a maggior rischio, quella rossa. Come recita il Dpcm, infatti, in zona rossa “sono sospese le attività dei servizi educativi dell'infanzia e le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado si svolgono esclusivamente con modalità a distanza”.

 

Se la situazione in Veneto è la suddetta, in Trentino regna invece l'incertezza. Il presidente Maurizio Fugatti ha infatti tenuto a precisare, una volta comunicata la possibile chiusura delle scuole superata la soglia dei 250 contagi ogni 100mila abitanti – soglia abbondantemente sorpassata nelle ultime settimane in provincia – che la volontà della Pat è di mantenere aperto, derogando di fatto dal Dpcm (QUI l'articolo). 

 

Con un passaggio rapido e sottotraccia, il presidente ha annunciato nella conferenza stampa di martedì 9 marzo l'entrata in vigore di una nuova regola per le scuole trentine (QUI l'articolo). Se fino ad ora, infatti, vigeva la ratio (unica in Italia) secondo cui una classe poteva finire in isolamento in caso di due alunni contagiati nelle scuole dell'infanzia e di 1 nelle superiori, adesso ne basta 1. Decisione presa, anche in questo caso, senza consultarsi con i sindacati.

 

Nella giornata di giovedì 11 marzo, i nuovi casi registrati tra bambini e ragazzi in età scolare sono stati 79, con ben 117 classi in quarantena, 42 in più rispetto all'ultimo report fornito dalle autorità (QUI l'articolo). La scelta di andare per la propria strada, divergendo da quella del resto del Paese, si era prestata a una pioggia di critiche. Nel momento in cui il Trentino si trovava in zona gialla (a ottobre, novembre e dicembre), anche se travolto dalla seconda ondata (era la fase della comunicazione a Roma di dati bassissimi, con i positivi cercati con gli antigenici e i molecolari utilizzati per negativizzare), le voci di genitori e insegnanti preoccupati si ripetevano.

 

Il quadro trentino in quel momento vedeva infatti casi di positivi rilevati con i tamponi antigenici che non venivano conteggiati per calcolare i due positivi, altri di bambini andati in isolamento perché le famiglie erano positive ma loro erano in quarantena senza tampone e quindi non venivano calcolati. E ancora insegnanti in isolamento ma le classi rimanevano aperte.

 

“Abbiamo ritenuto opportuno – ha detto il direttore del Dipartimento prevenzione dell'Azienda sanitaria Antonio Ferro alla richiesta di delucidazioni sul cambio strategia – di estendere questa procedura anche a nidi, elementari e medie. Questo momento storico è caratterizzato dalle varianti. Abbiamo alzato l'asticella dei controlli per salvaguardare le famiglie”.

 

Tra gli stessi insegnanti, nondimeno, la volontà dominante è di mantenere aperto, nonostante le indecisioni della campagna vaccinale trentina. Regole più stringenti e maggiori tutele – specie con il testing di massa degli studenti – sono tuttavia richieste, così da affrontare in maniera più efficace la terza ondata di contagi.

 

Anche tra gli studenti la didattica a distanza non pare certo riscuotere grande successo. E se in un primo momento poteva apparire come una novità, il suo prolungamento e la sua “normalizzazione” hanno finito per far emergere tutte le problematiche, educative e sociali, di una scuola virtuale. Pubblichiamo qui di seguito una lettera aperta inviataci da uno studente del Liceo Galilei di Trento al presidente della Provincia Maurizio Fugatti.

 

Gentile Presidente Fugatti,

 

Mi chiamo Alessio, ho 14 anni e frequento il mio primo anno al liceo Galilei, avrei preferito viverlo molto diverso. E’ passato un anno da quel terribile giorno, la parola lockdown mi torna ancora nella mia mente, mi sento di dire che viviamo ancora nell’incertezza, tanti mesi di didattica a distanza che ha coinvolto tanti ragazzi. Posso definire quest’anno appena trascorso un anno sprecato, siamo stati e siamo ancora costretti a vivere in un mondo virtuale, con questa chiusura ho capito quanto sia importante uscire con gli amici, andare fuori e relazionarsi 'in presenza'.

 

All’improvviso ci siamo ritrovati soli a gestire la scuola con la DAD e le nostre amicizie a distanza. La scuola la posso definire il luogo dove si apprende e dove si costruiscono relazioni con gli altri al di fuori della famiglia. All’inizio di quest’anno scolastico ho perso quasi 1 mese di lezioni in presenza per malattia, adesso faccio fatica a concentrarmi, avendo perso molti riferimenti. Mentre lo scorso anno era una novità la DAD, un gioco fare lezione da casa e vedere i miei amici al computer, adesso posso dire che non mi piace, sono stanco di non andare tutti i giorni a scuola e non poter andare a studiare a casa di un amico.

 

Quest’anno ho cominciato un nuovo percorso scolastico, ho conosciuto nuovi amici e credevo di essere sempre in presenza a scuola, purtroppo non è stato così. Mi posso però ritenere fortunato che nella mia città si è deciso la didattica al 50%, inoltre la mia dirigente scolastica ha proposto 1 giorno in DAD ed 1 giorno a scuola, una scelta giusta (da parte mia).

 

Spero che passi in fretta questo brutto periodo e poter ritornare ad una vita normale, come quella prima del famoso Marzo 2020. Appena finirà tutto mi piacerebbe incontrarla di persona

 

Alessio”.

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