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Belluno
28 marzo | 15:57

Rinnovo del contratto, sicurezza sul lavoro, lotta al precariato: altre 8 ore di sciopero dei metalmeccanici. “Il nostro contratto nazionale per la crescita del Paese”

Terza giornata di mobilitazione del settore metalmeccanico per chiedere il rinnovo del contratto collettivo nazionale, fermo da quasi nove mesi. Altre 8 ore di stop sono state indette oggi da Fim, Fiom e Uilm, con un corteo che si è svolto presso lo stabilimento Epta di Limana. Tra le rivendicazioni: aumento salariale, sicurezza sul lavoro, maggiore stabilità per i contratti in somministrazione e riduzione dell’orario

LIMANA. La mobilitazione dei lavoratori del settore metalmeccanico è giunta alla terza giornata, con Fim Fiom Uilm nazionali che hanno indetto oggi altre 8 ore di sciopero.

 

Manifestazioni territoriali in tutta Italia hanno chiesto nuovamente il rinnovo del contratto collettivo nazionale (Ccnl) Federmeccanica e Assistal, scaduto il 30 giugno 2024. Anche allo stabilimento Epta di Limana si è svolto un corteo, durante il quale Stefano Bona, segretario generale Fiom Belluno, ha dichiarato a Il Dolomiti: “Mobilitazioni e scioperi continueranno finché Confindustria e Federmeccanica non capiranno che si devono sedere al tavolo e discutere la nostra proposta, che è per l’intero Paese”.

 

Con oggi si è arrivati a 24 ore di sciopero, dopo le giornate fatte a dicembre, gennaio e febbraio a causa della rottura del tavolo di contrattazione per il Ccnl. Fim Fiom Uilm chiedono la disponibilità a un vero negoziato, sulla base della piattaforma approvata dal 98% dei lavoratori e delle lavoratrici la scorsa primavera.

 

A livello nazionale, i dipendenti dell’industria metalmeccanica sono circa 1 milione e 700 mila, dei quali, nel bellunese, circa 4.500 diretti con il contratto dell’industria metalmeccanica e circa 6 mila con l'indotto. “Oggi gli scioperi sono in tutta Italia. I primi dati che ci arrivano - prosegue Bona - confermano una buona adesione, nonostante siamo già alla 24esima ora di sciopero, che ha un costo per i lavoratori. Costoro hanno però scientemente scelto di scioperare perché Federmeccanica non accetta di discutere la nostra piattaforma e ha presentato una sua contro-piattaforma, sostenendo che si possa rinnovare il contratto solo sulla base delle loro proposte: ma per noi questo è un vulnus democratico.

 

Deve invece sedersi al tavolo e discutere le nostre rivendicazioni: a partire dal salario, ma anche le tutele, i diritti, la salute e la sicurezza, siamo convinti che il contratto nazionale dei metalmeccanici possa diventare uno strumento attraverso il quale aiutiamo il Paese a crescere. È stato Mario Draghi ad ammettere che la scelta di imporre una moderazione salariale per rilanciare la competitività era sbagliata. Dobbiamo quindi far salire i salari per rilanciare i consumi interni e l’economia”.

 

Aumento dei salari, ma anche sicurezza sul lavoro e riduzione dell'orario

 

Tra le richieste avanzate, dunque, non solo l’aumento salariale. “L’Italia ha un grosso problema di lavoro - ha spiegato Sonia Bridda, coordinatrice Uil Veneto Belluno - e non c’è una cura seria da parte di Governo e Confindustria alle crisi dell’automotive, degli elettrodomestici, alle aziende in cassa integrazione. Cura che deve iniziare con il rinnovo dei contratti nazionali e l’aumento concreto dei salari.

 

La nostra piattaforma non parla però solo di questo. Anzitutto serve più sicurezza sul lavoro: ricordiamo la recente morte di Daniel, metalmeccanico che ha perso la vita in una fabbrica di Maniago a 22 anni. E c’è la lotta al precariato, con la richiesta di termini più brevi per i contratti in somministrazione e maggiore dignità lavorativa per i giovani. Infine, chiediamo la sperimentazione di una riduzione dell’orario, per dare lavoro a tutti e lavorare meglio”.

 

Tra gli interventi, anche Denise Casanova, segretaria generale della Camera del lavoro Belluno: “Non credo sarà una battaglia breve, ma bisogna tenere duro. Il rinnovo del contratto è legittimo, soprattutto tenendo presente che anche nella nostra Provincia le aziende metalmeccaniche hanno avuto utili non indifferenti in questi anni. Non si può continuare a leggere dichiarazioni secondo le quali in questo Paese c’è una questione salariale, ma nessuno agisce: quasi 200 mila lavoratori in Italia sono coinvolti da crisi aziendali e il governo non sta facendo nulla”.

 

“Abbiamo l’ambizione di pensare - conclude Bona - che dentro la nostra piattaforma ci sono le possibilità e le condizioni per costruire un’idea di Paese di fronte alle crisi industriali. Dobbiamo stipulare degli accordi liberando investimenti pubblici e privati e i metalmeccanici possono dare il loro contributo dentro un quadro di rilancio dell’industria italiana. La crisi sta per arrivare e sarà pesante: anche insieme a Confindustria dobbiamo costruire una situazione nella quale lavoratori e lavoratrici diventano protagonisti del rilancio del Paese e lo facciamo solo ed esclusivamente rinnovando il contratto”.

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