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Arrivano altri 25 profughi e intanto un consigliere di Rovereto chiede il "Coprifuoco" per gli ospiti dell'Hotel Quercia

Oggi sono arrivate altre persone alla Residenza Fersina di Trento (ci sono anche due nuclei familiari). Bertè, lunedì, chiederà il voto segreto in circoscrizione per imporre orari (più stringenti perché già esistono) di permanenza dentro la struttura

Di Luca Pianesi - 22 marzo 2017 - 19:17

TRENTO. Usa esplicitamente la parola "coprifuoco" il consigliere della circoscrizione Sud di Rovereto (ex Lega Nord) Daniele Bertè. Ed è questa l'unica vera novità nella sua proposta che presenterà in consiglio circoscrizionale (una richiesta di inserimento nell'ordine del giorno che ha inviato anche al consiglio comunale per conoscenza) lunedì prossimo, oltre ad un restringimento sugli orari di libertà (di due o tre ore a seconda dei giorni) per i profughi della struttura dell'Hotel Quercia di Rovereto. Il tutto mentre oggi a Trento sono arrivati altri 25 migranti. Sono persone provenienti in gran parte dall'Africa subsahariana, miste per quanto riguarda la nazionalità e il sesso, e tra loro vi sono anche due nuclei familiari. Oggi sono stati accolti nella Residenza Fersina e poi, in tempi più rapidi possibili, verranno smistati sul territorio. Tutto come da programma e tutto come da accordi. 

 

Fuori programma, ma in realtà molto meno rivoluzionaria di quanto il titolo faccia pensare, è la proposta del consigliere circoscrizionale Bertè che nel testo, con tanto di esplicito richiamo al "voto segreto" chiede "di confermare la libertà di movimento del presunto profugo di giorno dalle 7 mentre nelle ore notturne dalle 21 si chiede la reperibilità dei soggetti nella struttura che li accoglie. Si chiede che venga interdetto (e qui non si capisce se vuole vietarlo e indirlo, probabilmente c'è un refuso ma consigliamo di correggere prima che venga, magari, approvato così con effetto boomerang per il consigliere ndr) un coprifuoco 21 – 7 che impone agli ospiti regole di accesso in entrata e uscita dall’Hotel Quercia". 

 

Ora le regole già esistono. I richiedenti asilo, infatti, devono rientrare in struttura entro le 23 dalla domenica al giovedì ed entro le 24 il venerdì e il sabato. Non c'è un orario mattutino di uscita poiché al mattino i migranti devono svolgere le attività di cura della struttura e frequentare i corsi obbligatori di lingua e cultura italiana. Se il migrante, poi, non rientra senza motivato preavviso è prevista la revoca dell'accoglienza. E' possibile, con motivato preavviso, non rientrare una notte al mese. E' possibile assentarsi dalla struttura per più giorni (massimo 3), secondo le direttive della Provincia, per rilevanti motivi personali o per motivi attinenti all’esame della domanda di protezione internazionale. Dunque le regole già esistono e sono le più ragionevoli possibili perché, forse è bene ricordarlo, queste persone non sono in carcere. Non è possibile agire sulla loro persona come fossero criminali, imporre coprifuochi o costringerli a periodi di reclusione.

 

"Servono regole", scrive Bertè che prosegue spiegando come "la realtà oggettiva è che ci troviamo di fronte ad un’ottantina di persone in Hotel che non hanno orari da rispettare, che prendono i mezzi pubblici gratis, comprano alcolici che bevono nei parchi pubblici come documentato e vanno a fare i turisti senza una meta in tutta la provincia di Trento (...) La mia non è un’intenzione di far sentire prigioniero nessuno, i presunti profughi sono liberi, però devono rispettare le regole di convivenza con il territorio che li ospita. Sullo stesso piano - questa l'analisi conclusiva - possiamo ipotizzare noi lavoratori che dopo un intervento o in semplice malattia siamo a casa e dobbiamo giustamente rispettare le fasce orarie imposte dall’Inps, pena sanzioni. In questi casi noi da Inps e loro dall’Europa riceviamo dell’indennizzo con la differenza che noi veniamo controllati da una visita medica di controllo domiciliare". 

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