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"Coltiviamo la cannabis a scopo terapeutico all'Istituto Mach", la proposta per superare le carenze di medicinali nelle farmacie

Il Comune di Trento ha risposto a un'interrogazione del Movimento 5 Stelle ribadendo che l'approvvigionamento di tali farmaci resta difficoltoso perché la produzione è molto limitata. L'avvocato dei Radicali Fabio Valcanover lancia la proposta: "La produzione di questo farmaco in Trentino innalzerebbe la competitività internazionale dell’Istituto Mach"

Di Luca Pianesi - 08 giugno 2017 - 13:07

TRENTO. Manca la cannabis a scopo terapeutico e allora ecco la proposta: "Diamo mandato all'Istituto Mach di coltivarla". L'allarme lo avevamo lanciato anche noi de il Dolomiti dopo aver intervistato il presidente dell'ordine dei farmacisti del Trentino, Bruno Bizzaro che ci aveva spiegato che "il problema è reperirla. Le richieste ci sono ma il prodotto disponibile è pochissimo". E allora ecco la proposta dell'avvocato dei Radicali Fabio Valcanover: "La situazione di carenza di farmaci a base di cannabis rende opportuno proporre di sfruttare le risorse che ci sono sul territorio. Quello che propongo - spiega - è che Provincia e Isituto Mach chiedano l’autorizzazione alla produzione di cannabis. Con contenuti di THC e CBD utili alla preparazioni galeniche. Attualmente la produzione è, ancora sperimentale in Italia, limitata a Firenze (istituto medico militare) e forse a Rovigo (Centro di ricerca per le culture industriali). La produzione di questo farmaco in Trentino innalzerebbe la competitività dell’Istituto Mach a livello internazionale senza snaturarne le funzioni. E inoltre permetterebbe di ragionare su un'ipotesi di utilizzo del farmaco in un sistema di rete tra Trentino, Tirolo del Sud, Tirolo del Nord e Baviera forti delle prassi e degli accordi di cura transfrontalieri che sono oggi governati da singoli accordi tra le regioni al di qua e al di là delle Alpi".

 

La proposta di Valcanover arriva all'indomani di una conferenza stampa promossa dai consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle che hanno evidenziato come le farmacie di Trento vivano, effettivamente, questa carenza di farmaci a base di cannabis. Era stata chiesta, infatti, una ricognizione nelle 20 farmacie comunali per capire lo stato dell'arte dell'utilizzo dei farmaci che sono essenzialmente di due tipi, il Bedrocan e il Bediol. Risultato? "Nel corso dell'ultimo anno si sono avute complessivamente una decina di richieste generiche di informazioni - ha spiegato il Comune -. Una farmacia ha presentato un ordine di tali farmaci ma le consegne da parte dei distributori avverranno non prima di metà giugno/inizi luglio. Apss ha confermato che le problematiche dell'approvvigionamento esistono tutt'ora in quanto due distributori importano dall'estero quantitativi limitati e quindi insufficienti a coprire le richieste delle farmacie sul territorio nazionale. L'Istituto Farmaceutico Militare di Firenze sta a sua volta potenziando la produzione, ma limitata ad un solo tipo, per cui la dipendenza dai distributori esteri permarrà. La parte informativa/promozione - conclude il sindaco firmatario della risposta - sarà portata avanti solo quando si potrà contare su un adeguato e tempestivo servizio di rifornimento, per non generare false aspettative nel cliente".

 

I consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, Marco Santini, Paolo Negroni e Andrea Maschio, proprio su questo ultimo punto chiedono di fare di più: "Chiediamo al Sindaco ed alla Giunta di impegnare Farmacie Comunali s.p.a. ad iniziare una campagna formativa ed informativa sull'efficacia e sull'uso dei farmaci a base di cannabinoidi". I consiglieri cinque stelle riportano come la dottoressa De Bastiani della farmacia del S.Chiara abbia spiegato che i pazienti che hanno richiesto farmaci a base di cannabinoidi sono aumentati di un anno del 400% e che, quindi, proprio una corretta informazione e promozione di questi prodotti da parte dell'amministrazione permetterebbe di far aumentare la richiesta alle farmacie e la conseguente richiesta delle stesse ai centri di produzione. Insomma il circuito si può lanciare solo con una strategia d'insieme e se davvero l'Istituto Mach riuscisse a farsi promotore di una produzione dai tratti quasi pionieristici in Italia potrebbe diventare anche una grande occasione scientifica e commerciale per tutto il nostro territorio

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