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| 11 mag 2017 | 19:49

Il Trentino Alto Adige è la miglior regione dove essere mamme secondo "Save the Children"

Il "Rapporto mamme" elaborato dall'organizzazione internazionale traccia un quadro a tinte fosche sul nostro Paese: le nostre donne diventano mamme a 31,7 anni contro i 30,5 della media europea e hanno un basso tasso di fecondità. Nel confronto nazionale, però, chi fa meglio di tutti è il Trentino Alto Adige

Il Trentino Alto Adige è la miglior regione dove essere mamme secondo "Save the Children"

TRENTO. E' il Trentino Alto Adige la regione "migliore" in Italia dove diventare mamme, secondo lo studio diffuso da Save the Children. A pochi giorni dalla festa della mamma, dunque, mettiamo da parte, almeno questa volta, le polemiche, spesso strumentali, sui punti nascita che chiudono o sui parti precipitosi che avvengono in ambulanze o elicotteri del 118, e analizziamo invece i dati diffusi dalla più importante organizzazione internazionale indipendente dedicata a salvaguardia dei bambini. Dati che mostrano, in realtà un quadro opaco per il nostro Paese. Le nostre donne diventano mamme sempre più tardi, in media a 31,7 anni avviene il primo parto in Italia contro i 30,5 anni della media europea. "La denatalità - si legge nel report - è un fenomeno importante: il tasso di fecondità italiano è di 1,35 figli per donna contro la media europea di 1,58, tendenza confermata anche nel 2015, che ha registrato il minimo storico di nascite in Italia, in tutto 485.780 bambini nati, 17 mila in meno rispetto all’anno precedente".

 

Il numero delle madri, poi, sta sempre di più  diminuendo, "e - si legge nel documento - dall'ultima rilevazione Istat, nel 2015 le madri tra i 25 e i 64 anni che convivono con figli under 15 o tra i 16 e i 25 anni ma ancora economicamente dipendenti rappresentano una quota importante della popolazione, in tutto 7,9 milioni". Inoltre si aggiunge che le mamme italiane "spesso sono costrette a rinunciare al lavoro e al tempo libero a causa degli impegni familiari (l’Italia occupa il penultimo posto per tasso di occupazione femminile nell’Ue a 28 Paesi) e di un welfare che non riesce a sostenere le donne che decidono di mettere al mondo un bambino". 

 

Ma entrando nel dettaglio nazionale ecco che nel "Mother’s Index" 2017 si confermano (come nel 2016) in termini di qualità della vita per le mamme il Trentino Alto Adige al primo posto, la Valle d’Aosta al secondo, l’Emilia Romagna al terzo e la Lombardia al quarto.

 

Lo studio prende in riferimento 11 indicatori, raggruppati in tre aree: la cura, il lavoro e i servizi per l’infanzia. Il Trentino Alto Adige conquista il primo posto nel lavoro, il secondo nei servizi per l'infanzia e il terzo nella cura. 

 

Ecco il dettaglio:

"L’area relativa alla Cura - spiega il report - vuole mettere in evidenza un dato di contesto relativo alla scelta di maternità delle donne in Italia (tasso di fecondità) e alla distribuzione interna alle coppie del lavoro di cura, rispetto alle realtà familiari nelle quali entrambi i partner lavorano (Indice di asimmetria nel lavoro familiare per le coppie con donne di 25-64 anni con entrambi i partner occupati). Soprattutto con riferimento a questo indicatore, si sono volute mettere in evidenza le responsabilità maggiori delle donne nel lavoro non retribuito, sia familiare che domestico, tanto più vistose quanto più se riferite alle coppie con figli nei quali entrambi i partner lavorano".

 


 

"L’area riferita al Lavoro - prosegue lo studio - prende in considerazione in termini positivi il tasso di occupazione femminile e in termini negativi il tasso della mancata partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Pur non essendo tale dato specificatamente riferito alle madri, la lettura circoscritta alle fasce di età 25-34 anni, 35-44 anni e 44-54 anni, consente di prendere in considerazione le generazioni di donne maggiormente coinvolte nella maternità o che potenzialmente lo potrebbero essere".

 


 

"L’area dei Servizi - conclude Save The Children - vuole esaminare la competitività territoriale delle nostre regioni rispetto ai principali servizi di cura per l’infanzia. Si sono quindi selezionati per tale obiettivo gli indicatori della presa in carico degli utenti per gli asili nido e per i servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia, oltre alla percentuale di bambini tra i 4 e i 5 anni che frequentano la scuola dell’infanzia. In particolare, per quanto riguarda gli asili nido e i servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia, si è ritenuto di utilizzare il solo indicatore relativo ai servizi pubblici, al netto di quelli privati, per sottolineare la competitività territoriale del welfare pubblico e per mantenere le possibilità di confronto con l’indicatore dell’anno precedente".

 


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