Nasce la prima architettura tessile d’emergenza permanente in ambiente alpino: punto di ricovero, ma anche strumento attivo di monitoraggio ambientale

"Dopo che il primo venne distrutto da una valanga, nel 1975 fu ricostruito in un luogo poco distante, in una posizione più sicura, lungo la cresta tra il Pizzo del Diavolo e il Pizzo Tendina". Oggi, la necessaria ricostruzione è stata promossa dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. La forma riprende quella delle tende alpine ed è in grado di ospitare fino a nove persone per soli 2,5 metri quadrati di superficie d'appoggio

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
È stato ufficialmente inaugurato qualche giorno fa il nuovo bivacco Aldo Frattini, a 2300 metri di quota, in Val Seriana, lungo l’Alta Via delle Orobie Bergamasche.
Il nuovo avveniristico bivacco è il frutto della collaborazione tra la GAMeC, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, e la sezione di Bergamo del Club Alpino Italiano nell’ambito del programma Pensare come una montagna - Il Biennale delle Orobie.
“Il primo bivacco Frattini - racconta il Presidente del Cai Bergamo Dario Nisoli - era stato collocato nel 1970. Dopo due anni venne distrutto da una valanga e, nel 1975, fu ricostruito in un luogo poco distante, in una posizione più sicura, lungo la cresta tra il Pizzo del Diavolo e il Pizzo Tendina. Le condizioni della vecchia struttura non erano più adeguate: per questo è stato fondamentale il progetto promosso dalla GAMeC per la sua sostituzione”.

La struttura, progettata dal laboratorio di architettura EX., è concepita per essere leggera e tecnologica, adatta ad un ambiente severo come quello orobico e alle esigenze degli alpinisti che vi si addentrano. Il design richiama la forma della tenda alpina, che rievoca le prime esplorazioni in alta quota, ed è appunto rivestita da una “pelle” tessile innovativa, resistente agli agenti atmosferici (merito della collaborazione con il noto brand Ferrino).
“Questa copertura tessile rossa - afferma EX - non è solo una protezione, ma una dichiarazione di vulnerabilità: leggera, provvisoria e aperta al cambiamento”.
Stando alla promotrice GAMeC, “il nuovo bivacco costituisce la prima architettura tessile d’emergenza permanente in ambiente alpino: un prototipo sperimentale che unisce sostenibilità, rapidità di montaggio e ottimizzazione degli spazi”.

La costruzione è sviluppata per consentire l’installazione in contesti estremi, ragion per cui nasce con un peso complessivo di soli 2500 kg e a una superficie di appoggio minima, di circa 2,5 metri quadrati. Nonostante le sue dimensioni compatte – 3,75 metri di lunghezza, per 2,60 di altezza e 2,60 di larghezza - esso è in grado di ospitare fino a nove persone.
L’interno, rivestito in sughero naturale garantisce isolamento termico e acustico, ed è dotato di panche perimetrali e letti pieghevoli ispirati ai portaledge alpinistici, convertibili in barelle in caso di emergenza.
L’illuminazione è minima, e passa attraverso un lucernario nella sommità e due oblò panoramici ai lati, garantendo un’atmosfera raccolta e un utilizzo non ludico della struttura.

La nuova struttura non avrà soltanto la funzione di offrire rifugio agli escursionisti, ma funzionerà anche come avamposto scientifico della GAMeC. “Equipaggiato con sensori ambientali, raccoglierà in tempo reale dati sull’ecosistema alpino circostante. Questa integrazione trasforma il bivacco in uno strumento attivo di monitoraggio e tutela ambientale, estendendo il concetto di fragilità a un gesto di cura e osservazione”. I dati raccolti saranno trasmessi alla sede della Galleria a Bergamo, attivando così un legame ininterrotto tra montagna e città.
“Questo innovativo bivacco in alta quota mantiene la sua funzione essenziale di punto di ricovero e di emergenza sul Sentiero delle Orobie, affacciandosi sullo straordinario anfiteatro dominato dai giganti Redorta, Scais e Coca”. Lo dichiara Paolo Valoti, ex presidente del Cai Bergamo, che ne intravede nel progetto con GAMeC un apporto positivo anche in termini di beneficio al territorio e consapevolezza. “Questa sinergia rafforzerà la frequentazione consapevole dell’Alta Via delle Orobie Bergamasche e contribuirà a promuovere educazione e rispetto per le nostre montagne”.
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