Per sedici anni la nuova via sul monte Civetta sembrava impossibile, poi all'improvviso si è materializzata la soluzione: storia del "Pilastro Renato"

Tra il 29 e il 30 luglio 2025, le guide alpine Alessandro Baù e Nicola Tondini, con il supporto del collega Alessandro Beber, hanno aperto una nuova via sulla parete nord-ovest Civetta, nelle Dolomiti Bellunesi. Ecco il loro racconto

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Tra il 29 e il 30 luglio 2025, le guide alpine Alessandro Baù e Nicola Tondini, con il supporto del collega Alessandro Beber, hanno aperto una nuova via, ribattezzata “Pilastro Renato” (670 metri, difficoltà salita in apertura IX e A2), sulla imponente parete Nord-Ovest del Civetta (3.220 metri), nelle Dolomiti Bellunesi.
Si tratta di una parete la cui storia si lega a imprese epiche e a grandi nomi dell'alpinismo, sulla cui roccia corrono oggi numerose vie, dalle classiche alle più moderne. La più celebre resta in assoluto la via Lettenbauer-Solleder, direttissima alla vetta considerata un simbolo del sesto grado, aperta in giornata da Emil Solleder e Gustav Lettenbauer 100 anni fa, il 7 agosto 1925 (abbiamo ricostruito le vicende di questa storica salita in QUESTO ARTICOLO).
“Pilastro Renato”, la lunga storia di un sogno diventato realtà
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Quella di "Pilastro Renato" è una lunga storia. Prende il via nel 2009, quando Nicola Tondini inizia a ragionare sulla possibilità di aprire una via nuova sulla Nord-Ovest del Civetta. Un proposito da subito condiviso con Alessandro Baù, che ha già aperto una via su quella parete verticale.
Le opzioni prese in considerazione inizialmente sono due. All’epoca, valutando insieme le alternative, era sembrato loro di avere più possibilità di salire in stile tradizionale e in libera su Punta Tissi, tentando la linea, che diventerà “Colonne d’Ercole”. La sezione di parete a sinistra di Punta Civetta, per via della compattezza e verticalità della roccia, era sembrata infatti impossibile da affrontare senza spit.
L’idea resta così sotto forma di sogno per molti anni. A fine estate 2023, Tondini si ritrova alla base della Nord-Ovest. È pomeriggio, i raggi del sole illuminano di traverso la parete. All’improvviso, sotto gli occhi della guida alpina, si materializza una potenziale via di salita. Baù è in zona, per scattare qualche foto che servirà di supporto alla realizzazione della guida “Civetta Nord Ovest”, realizzata insieme a Luca Vallata e pubblicata da Idea Montagna nel 2025) (ne abbiamo parlato in QUESTO ARTICOLO). Alessandro osserva la parete, e anche lui riesce a intuire la via. Non resta che darsi appuntamento all’estate 2024 e tentare di trasformare il sogno in realtà.
A luglio 2024, i due sono pronti a tentare una salita, in stile alpino e senza spit. I primi 8 tiri non risultano troppo impegnativi (difficoltà dal V all’VIII), il nono invece dà filo da torcere. Riescono a superarlo alternandosi: la prima metà viene aperta da Tondini, la seconda da Baù. Nicola continua sul decimo tiro mentre Alessandro supera la fessura che solca l’evidente tetto dell’undicesimo. Si ritrovano a questo punto senza energia e senza possibilità di proteggersi sul tiro successivo, con la scorta di chiodi corti ridotta al minimo. Non resta che fermarsi.
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Tornano nuovamente alla parete nel luglio 2025, questa volta portando rinforzi. Tra il 22 e il 23, insieme ad Alessandro Beber, salgono velocemente i primi 11 tiri, e si ritrovano a dover affrontare il tratto di parete che li ha respinti l’anno precedente. Tondini apre la prima parte del dodicesimo tiro e Baù, dopo aver fatto un volo di una decina di metri e per evitare di rischiare di sbattere sulla cengia più bassa, decide di salire tre metri in artificiale e completare la lunghezza su roccia magnifica.
Un temporale interrompe il tentativo ma la voglia di terminare l’impresa è tanta. Baù e Tondini tornano così a fine luglio alla base della parete. Nonostante il freddo pungente, in due giorni riescono ad aprire gli ultimi 5 tiri, di cui il 13° e il 16° ancora impegnativi, e finalmente raggiungono la cima.
Durante la discesa dal versante orientale, vengono contattati dal gestore del Rifugio Tissi, che li informa del decesso di Renato De Zordo, gestore per 45 anni, insieme alla moglie Enza, del Rifugio Coldai, venuto a mancare nella notte, mentre bivaccavano in parete durante l’ultimo tentativo. “E così abbiamo deciso di dedicare a lui la nostra nuova via, Pilastro Renato”.
"Ora resta solo da effettuare la prima libera", commentano i due apritori.
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