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Ambiente | 30 aprile 2025 | 06:00

"A 13 anni mi viene diagnosticata una malattia degenerativa della retina: ho perso la vista, ma la mia visione della montagna è più ricca di prima"

Cosa accade quando la vista si affievolisce, lasciando spazio ad altre forme di percezione? A rispondere a questa domanda è Simone Salvagnin, atleta della nazionale italiana di paraclimbing. La sua storia, segnata dalla progressiva perdita della vista a causa di una malattia degenerativa della retina, ci conduce in un mondo dove la montagna si svela attraverso un diverso tipo di connessione, intimo e intenso, in cui tatto, olfatto e udito diventano protagonisti. Nella quarta puntata de "La montagna in tutti i sensi" interviene anche il geologo Riccardo Tomasoni. Il podcast, prodotto dal Muse, è disponibile gratuitamente

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

“La vista è senza dubbio uno strumento di conoscenza potente, che ci permette di identificare meglio di ogni altro senso la realtà oggettiva. Ma ora, proviamo a immaginare di vedere la montagna non con gli occhi”: si apre con questo provocatorio invito la puntata del podcast "La montagna in tutti i sensi" incentrata sulla vista. I primi episodi della serie - prodotta dal Muse, Museo delle scienze di Trento - erano dedicati al tatto, all’olfatto (qui) e all’udito

 

Le montagne, oltre ad essere scenari in cui vivere esperienze che spesso restano impresse nei ricordi, ci offrono una sinfonia sensoriale che va ben oltre i magnifici panorami e tutto ciò che catturiamo con lo sguardo. Se gli antichi greci, con Aristotele in testa, celebravano la vista come porta privilegiata alla conoscenza, definendola una "vocazione sapienziale", siamo consapevoli di essere immersi in una realtà ben più sfaccettata.

 

Vero è che fissare l'orizzonte montuoso con gli occhi regala emozioni indescrivibili: la maestosità delle cime, la mutevolezza dei colori al ritmo delle stagioni, la vastità dei panorami che sembrano ridimensionare le nostre preoccupazioni quotidiane. Ma cosa accade quando la vista si affievolisce, lasciando spazio ad altre forme di percezione?

 

 

"UN SENSO CHE DIVENTA ACCECANTE": I DIVERSI MODI DI "VEDERE" LE MONTAGNE

A rispondere a questa domanda è Simone Salvagnin, atleta della nazionale italiana di paraclimbing e life coach di montagna. La sua storia, segnata dalla progressiva perdita della vista a causa della retinite pigmentosa, ci conduce in un mondo dove la montagna si svela attraverso un diverso tipo di connessione, intimo e intenso, in cui il tatto, l'olfatto e l'udito diventano protagonisti.

 

“La mia condizione è mutata nel tempo. Nasco a Schio, in provincia di Vicenza, ai piedi delle Piccole Dolomiti e frequento la montagna come un ragazzino senza nessuna disabilità - esordisce Salvagnin -. Passo in montagna molto tempo nella mia infanzia: avevo una casa proprio sul monte Pasubio, dove passavo le estati e gli inverni con i nonni e quindi sviluppo la mia fisicità proprio aiutando il nonno nel bosco con la legna, giocando fra rocce, piante, guglie... All'età di 13 anni mi viene fatta una diagnosi di retinite pigmentosa, che è una malattia degenerativa della retina, che pian pianino in forma graduale mi toglie la vista partendo dal centro dell'occhio, portandomi a quella che oggi, ahimè, non è considerata neanche vista, ma ombre, chiariscuri, in determinate condizioni di luce. Questo ha cambiato completamente il mio modo di vivere questi ambienti ai quali sono indelebilmente legato dall’infanzia, quell'età in cui non cerchi significati più di tanto razionali, ma in cui tendi a vivere sensazioni ed emozioni", ricorda Salvagnin.

 

"Sono legato a questo ambiente in modo totalmente naturale. E tuttora cerco di mantenere con la montagna una modalità molto semplice, basata sul rispetto e sull'ascolto, principalmente. Da lì, come detto, è cambiato il mio modo completamente di vivere la montagna. Le mie prime esperienze da arrampicata sono state come ragazzino vedente, poi sono tornato a cimentarmi con la roccia come ipovedente, e ad oggi, invece, frequento la montagna, possiamo dire, praticamente come non vedente.

 

Però rimane, in me, un ricordo visivo: le montagne le ho viste, le ho percepite. E’ come se oggi, ritornando in quegli ambienti con una dimensione sensoriale nuova e diversa, riuscissi in qualche modo a collegare a volte qualche memoria visiva. Però non in una percezione chiara come può essere la vista normale per qualsiasi persona che vede. È una percezione più emotiva, più profonda. Ho una visione della montagna, ma sicuramente è mutata e potrei dire oggi quasi in forma più ricca di prima”.

 

Salvagnin aggiunge una riflessione importante: “Tutti noi abbiamo una percezione multisensoriale della montagna perché, fortunatamente, chi vede ha comunque gli altri sensi. Ma la vista tende a essere preponderante, è un senso che veicola velocemente tante informazioni, è un senso che spesso diventa, possiamo dire così, accecante, permettetemi il gioco di parole, nei confronti di tutti gli altri sensi.

 

Quando la vista cala, il primo senso che si acuisce in maniera importante è l'udito, che è uno dei nostri sensi più vecchi, uno dei primi che si sviluppa, possiamo dire, quando siamo ancora un feto. E l'udito ti permette di avere una spazialità, ti permette di percepire comunque i vuoti, gli spazi, i pieni, le altezze. Aumenta anche l'olfatto, quindi io ricordo tanti ambienti, tante zone delle mie montagne che frequento molto, ormai sono più caratterizzate da determinati odori che non da particolari visivi. E poi c'è il tatto, che mi permette di esplorare, perché tatto è anche quello che senti quando fai trekking sotto i bastoncini, che sono connessi alle mani e che ti danno una percezione di cosa c'è a terra. Quando andiamo in natura ogni istante è ricco di novità.

 

Assieme alla mutazione percettiva legata ai sensi, che ovviamente nel mio caso si sono spostati dalla vista attraverso gli altri, c'è stato anche un forte cambio emotivo nei confronti di come vivo la montagna, che cosa può darmi e che cosa cerco. Oggi quello che cerco nell'ambiente naturale fondamentalmente è una dimensione di grande presenza e di forte intensità". 

 

Condividendo la propria esperienza, Simone Salvagnin è riuscito a sintetizzare l'intento del podcast "La montagna con tutti i sensi": riuscire a parlare dei cinque sensi, di come si integrano tra loro e con ciò che viviamo frequentando la natura e i rilievi in particolare. 

 

Ma c'è un altro modo di "vedere" la montagna, un modo che va oltre la percezione sensoriale immediata: quello offerto dalla geologia. Riccardo Tomasoni, geologo del Muse, in questa puntata introduce il pubblico al fascino delle carte geologiche, strumenti di interpretazione del territorio che svelano la sua storia più profonda. Vi invitiamo a seguire il suo intervento ascoltando il podcast, disponibile in fondo all'articolo. 

 

La montagna, in definitiva, è un'esperienza a 360 gradi, un invito a esplorare non solo i suoi sentieri, ma anche le profondità della nostra percezione e del nostro modo di rapportarci con il mondo che ci circonda.

 

IL PODCAST

Il podcast "La montagna in tutti i sensi" è nato dall'ispirazione della mostra "The Mountain Touch", che ha aperto nuove prospettive sull'importanza del contatto fisico e percettivo con l'ambiente montano. Si tratta di una produzione Muse, Museo delle scienze di Trento, resa possibile grazie ai contributi di Nicola Boccianti, Marco Albino Ferrari, Francesca Floccia, Alessandro Gilmozzi, Andrea Lerda, Anna Molinari, Osvaldo Negra, Cristina Paris, Simone Salvagnin, Gianmaria Stelzer, Riccardo Tomasoni, David Tombolato, Helen Wiesinger e grazie alla cooperativa Mercurio per la registrazione, editing e sound design.

 

Ogni episodio si concentra su uno dei sensi, utilizzandolo come lente per svelare storie e significati nascosti nella relazione tra l'uomo e la montagna: dalle immagini ai suoni, dagli odori ai sapori, fino alle sensazioni tattili. Nel contesto della crisi climatica e della progressiva perdita di biodiversità, l'intento non è solo quello di offrire storie ed esperienze, ma anche di stimolare il raggiungimento di una consapevolezza del nostro ruolo nel preservare l’ambiente.

 

Questa puntata si trova qui e su tutte le principali piattaforme per l'ascolto:

 

 


Per maggiori informazioni sul programma e per partecipare gratuitamente: EVENTO

 

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