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Ambiente | 30 marzo 2025 | 06:00

Apuane, il Cai Toscana scrive al premio Oscar Adrien Brody: "Elogiare le cave di marmo di Carrara dà ulteriore forza a chi rapina questi territori"

Dalle Alpi Apuane a Hollywood, le cave di marmo di Carrara sono approdate sul grande schermo con il film The Brutalist, ma ancora una volta le problematiche legate all’estrattivismo che riguardano questo sito sono passate in silenzio, rimaste celate nell’ombra.  Al protagonista, Adrien Brody, si rivolge il Gruppo Regionale Toscana del Club Alpino Italiano, con una lettera che intende portare all'attenzione dell’attore le reali questioni che interessano le cave e sfregiano le Apuane

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Dalle Alpi Apuane a Hollywood, le cave di marmo di Carrara sono approdate sul grande schermo con il film The Brutalist, ma ancora una volta le problematiche legate all’estrattivismo che riguardano questo sito sono passate in silenzio, rimaste celate nell’ombra. 

 

Ambientato negli Stati Uniti del secondo dopoguerra, The Brutalist narra le drammatiche vicende di un architetto ebreo che cerca di riprendere in mano la propria vita. Alcune riprese sono state realizzate a Carrara, nei siti in cui avviene l’estrazione del marmo. 

 

Diretto dal regista Brady Corbet, il film è uscito nel 2024 e si è aggiudicato numerosi riconoscimenti e ampia visibilità. Oltre ai tre premi Oscar - per il miglior attore protagonista (Adrien Brody), per la miglior colonna sonora originale (Daniel Blumberg) e per la miglior fotografia (Lol Crawley) The Brutalist era stato insignito del Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia e ha fatto incetta ai Golden Globes (miglior film drammatico, miglior regia e miglior attore protagonista). 

 

Proprio al protagonista, Adrien Brody, si rivolge il Gruppo Regionale Toscana del Club Alpino Italiano, con una lettera che intende portare all'attenzione dell’attore le reali questioni che interessano le cave di Carrara e sfregiano le Alpi Apuane.

 

“Gentile Adrien Brody, a seguito dell'uscita in Italia del film The Brutalist l'edizione italiana di Vogue pubblicava un lungo articolo visionario, elogiativo sul paesaggio delle cave, sulle strepitose qualità del marmo, sull'estrazione, la lavorazione e l'utilizzo di questo materiale, sulle meraviglie racchiuse in questi luoghi, dando ampia dimostrazione di grande superficialità, di mancanza di conoscenza non solamente della storia ma anche e soprattutto dell'attualità rapinosa che l'estrattivismo comporta e dei danni che produce, sulle montagne dove il marmo viene estratto ma anche a valle”: con queste parole inizia la lunga missiva firmata dal Gruppo Regionale Toscana del Cai. L’articolo a cui si fa riferimento è questo

 

Di seguito riportiamo il testo della lettera:

 

Ci si sofferma su aspetti spettacolari, "Andare a visitare le cave è come entrare in un paesaggio lunare e sublime, un teatro di tagli precisi e abissi vertiginosi", "Le pareti di marmo, levigate dalla mano dell'uomo e del tempo, brillano sotto il sole come specchi naturali, riflettendo una luce che sembra venire da un altro mondo", e non si pensa, e non si riflette sul fatto che dove adesso ci sono le pareti luccicanti una volta c'erano creste, versanti e ripidi pendii con forme endemiche di vegetazione e che tutto questo caratterizzava queste ardite montagne fatte di roccia che sono le Alpi Apuane. Ci si riferisce a grandi artisti, del passato e del presente, Michelangelo, Jeff Koons, e si ignora o si preferisce non sapere che la percentuale di marmo che viene utilizzata per opere d'arte è intorno all'uno per cento, che quella che va per realizzare arredo; pavimenti, rivestimenti, oggettistica, arriva al dieci per cento e che quindi tutto il resto, in spregio a tanto incantamento diventa detrito che vale oro, e che viene usato per riempimenti, fondi stradali, banchine portuali.

 

La destinazione di gran parte del marmo estratto dalle Apuane è stata drammaticamente chiarita con l'incidente della nave carica di scaglie di marmo, lunga un centinaio di metri, che è andata a schiantarsi sul molo di Marina di Massa. A questo si deve aggiungere il calcare polverizzato, che ha molteplici usi industriali, quando non va ad inquinare fiumi e falde in forma di "marmettola", la quale viene dilavata dai piazzali di cava distendendosi come un velo impermeabile che fa morire qualsiasi forma di vita, animale e vegetale.

 

Non si fa nota del fatto che l'estrazione del marmo è centuplicata rispetto a cinquanta anni fa; non si parla dell'enorme ricchezza che questa forma di rapinosa estrazione porta a chi la controlla, poche famiglie, incuranti del territorio dove operano; né si tratta di come l'evoluzione delle tecniche di estrazione abbia ridotto in maniera impressionante il numero degli addetti in cava; né di quanto questi macchinari abbiano inciso sulla velocità di estrazione che attualmente consente lo sventramento in pochi mesi di un fianco della montagna; né del fatto che la ricaduta occupazionale sul territorio a valle è drasticamente calata: il marmo, sia nella forma in blocchi che in quella di detriti va al porto e prende la via del mare.

 

Sulle Apuane le cave storiche, quelle romane ma non solo, quelle medioevali e successive, veri e propri siti di archeologia industriale, erano tantissime, ma stanno scomparendo quasi tutte mangiate dalle voraci macchine usate nell'estrazione. Si parla di Carrara, della sua vivacità, delle iniziative artistiche che mette in campo, provi a guardare Carrara non con gli occhi del turista in un transito veloce e vedrà una città che da anni mostra una facciata decadente e di abbandono a dimostrazione che di quella ricchezza legata all'escavazione qui non rimane niente; come succede al marmo, che una volta esposto agli agenti atmosferici si ossida e diventa nero, perdendo le sue qualità. Per questo le scriviamo, per metterla a conoscenza dell'altro lato del marmo e per chiederle di dissociarsi da questa elegiaca orazione sulle cave che darà ulteriore forza a chi rapina questi territori”.

 

Chissà se la lettera arriverà mai all'attenzione dell’attore e, soprattutto, se egli saprà accogliere l’accorato appello conclusivo del Gruppo Regionale Toscana del Cai. 

 

Intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa il 2 febbraio scorso, Adrien Brody ha raccontato l’aneddoto che aveva portato il regista a scegliere di girare le scene tra le cave di Carrara. “Conoscevi già le cave di Carrara?”, chiede Fazio. “Ho una storia bellissima da raccontare” - risponde entusiasta Brody - “Non solo sono stato già a Carrara ma ho degli amici a Pietrasanta, in tutta la zona, che mi piace da morire. In fase di preparazione, il regista cercava un luogo e purtroppo non riusciva a trovare la cava giusta. Allora gli ho mandato un messaggio e gli ho detto, ‘non ti preoccupare’. Ho chiamato il mio amico Gualtiero, la cui famiglia è proprietaria di questa cava che vediamo al cinema. In due ore, mi ha mandato una foto di lui e Gualtiero con un bicchiere di vino: ha dato un tale benvenuto che ha aggiunto molto alla qualità di questo film. Quindi grazie al mio amico Gualtiero per averci invitato”. 

Ecco il video, l'aneddoto è al minuto 18:51.

 

 

 

 

 

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