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Ambiente | 27 novembre 2025 | 19:15

Cosa succede quando i ghiacciai scompaiono? In un VIDEO alcune importanti risposte

I ghiacciai alpini oltre a essere paesaggi definiti dalla roccia e dal ghiaccio sono archivi di memorie, regolatori fondamentali del ciclo idrico e, oggi più che mai, indicatori della crisi climatica che stiamo vivendo. Un video, nato dalla collaborazione tra Trentino, Muse - Museo delle scienze di Trento e APT Madonna di Campiglio, prova a raccontare gli effetti provocati dalla perdita di questo inestimabile patrimonio

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Testimoni silenziosi della storia del nostro pianeta, ma anche indicatori visibili dei cambiamenti in atto: i ghiacciai alpini oltre a essere paesaggi definiti dalla roccia e dal ghiaccio sono archivi di memorie, regolatori fondamentali del ciclo idrico e, oggi più che mai, indicatori della crisi climatica che stiamo vivendo.

 

Cosa succede quando i ghiacciai scompaiono? È questo il titolo del video realizzato da Trentino Marketing in collaborazione con Muse, Museo delle scienze di Trento e APT Madonna di Campiglio, destinazione nella quale si trova il ghiacciaio dell’Adamello, scelto per le riprese.

 

Il breve reportage della serie video stagionale Our Values (i nostri valori) conduce proprio sull’Adamello - il ghiacciaio più grande d’Italia e uno dei principali delle Alpi - per comprendere cosa significhi realmente il suo ritiro, non solo per le terre alte, ma per i possibili impatti che riguardano anche la vita a valle.

Il 2025 è stato proclamato Anno Internazionale della Conservazione dei Ghiacciai dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, un atto che sottolinea la centralità di queste riserve di ghiaccio nel sistema climatico e idrologico globale. La loro accelerata fusione, resa purtroppo inarrestabile dall'aumento delle temperature globali, rappresenta molto di più di una sfida ambientale. 

 

Non è una novità che i ghiacciai stiano fondendo, ma la velocità e le implicazioni di questo processo ci pongono di fronte a un "limite" che non possiamo più ignorare: il confine tra il passato e il futuro, tra quello che c'era e che non c'è più, tra l'equilibrio e la crisi. Osservare e comprendere questo limite - concetto attorno al quale ruota l'intero video - non comporta soltanto prendere atto della fragilità del nostro ecosistema, ma anche e soprattutto riconoscere la nostra responsabilità e la necessità di innovazione e cambiamento per affrontare queste sfide, stimolando pratiche più sostenibili.​

 

Le masse glaciali, che oggi ricoprono circa il 10% della superficie terrestre, sono tasselli vitali per l’ecosistema. In tal senso, è fondamentale tenere a mente che tutto è interconnesso: la scomparsa dei ghiacciai alpini avrà impatti su più livelli, ridefinendo sì l’aspetto delle terre alte e gli habitat di molte specie animali e vegetali, ma anche la vita di chi si trova a valle. Ad esempio, il ritiro influenzerà la disponibilità d’acqua dolce per l’uso quotidiano e per diverse attività, dalla produzione di energia all’allevamento, dal turismo all’agricoltura.

 

La video-rubrica, nata per presentare il Trentino non solo come una destinazione turistica ma come luogo vivo, attento alle dinamiche attuali e impegnato nella sensibilizzazione su temi ambientali e culturali, ha un obiettivo preciso: dimostrare che, attraverso la scienza, la gestione del territorio e le scelte quotidiane, ciascuno può decidere se varcare quel limite senza ritorno o se provare a trovare un nuovo equilibrio con la natura. Il viaggio attraverso i ghiacciai del Trentino diventa così un’esplorazione più ampia del rapporto con il pianeta, delle sfide che ci attendono e delle soluzioni possibili per proteggere il nostro futuro. 

 

Nel video, il geologo e divulgatore Marco Andrea Teti (alias Kangeon) raccoglie il contributo di diverse voci autorevoli: il glaciologo del Muse Christian Casarotto, lo storico Marco Gramola e il gestore del rifugio Mandrone Denis Redolfi.

 

Usa  parole chiare per spiegare concetti complessi il glaciologo Casarotto. Ricorre a una metafora semplice, invitando a pensare il ghiacciaio come un conto in banca: c'è una zona di accumulo (le entrate) e una zona di ablazione (le uscite). Per i ghiacciai alpini, i bilanci sono negativi da almeno 40 anni. 

 

"In passato i ghiacciai, che erano più estesi, si appoggiavano ai versanti che noi oggi vediamo con roccia affiorante. Appoggiandosi, mantenevano anche col loro corpo e il loro peso una certa stabilità, che viene meno nel momento in cui il ghiacciaio si stacca dal versante e quest'ultimo deve ricercare un nuovo equilibrio, e lo fa anche fratturandosi e quindi producendo nuovi detriti che purtroppo, in occasione di precipitazioni anche intense, provocano colate che a valle possono farsi sentire in maniera negativa", spiega il ricercatore.

 

"Tutti noi abbiamo un forte legame con i ghiacciai e dobbiamo cogliere il limite che il ritiro del ghiacciaio ci impone, perché il ghiacciaio è una risorsa idrica. Una risorsa idrica che sta venendo meno e di conseguenza dobbiamo iniziare a impostare un futuro diverso, con un utilizzo diverso dell'acqua: sia nel consumo quotidiano, ma anche nell'agricoltura, nell'industria e in tutti gli altri settori nei quali l'acqua è l'elemento più importante".

Il video prosegue accogliendo il contributo di Marco Gramola, studioso della Grande Guerra, che da Punta Giovanni Paolo II (a circa 3300 metri di quota), sottolinea come il ghiacciaio dell'Adamello durante la prima guerra mondiale sia stato un ambiente di vita: "L'uomo ha dovuto convivere con il ghiacciaio. È stato anche un riparo, perché nelle baracche scavate nel ghiaccio dai soldati, la temperatura era sempre vivibile", dice lo storico, condividendo alcuni interessanti aneddoti legati anche alle tracce del passato che riemergono con la fusione del ghiacciaio. 

 

Il terzo punto di vista è quello di chi vive la montagna in prima linea. Denis Redolfi, gestore del Rifugio Mandrone (2449 metri), racconta cosa significhi vivere per sei mesi all'anno in un ambiente così complesso e in rapida evoluzione. La problematica dell'acqua, pur avendo il rifugio la fortuna di prelevarla da un lago sovrastante, è "inevitabile". A questa quota, con il ghiacciaio in evidente ritiro, il cambiamento climatico è tutt'altro che un concetto astratto: è una minaccia concreta al fabbisogno energetico e idrico. Redolfi ricorda l’estate torrida del 2022, quando il calo del livello del lago interruppe il funzionamento della centralina idroelettrica, privando il rifugio di energia per giorni e mettendo in difficoltà i precedenti gestori. 

Il video si conclude con un finale aperto: "Dopo aver camminato sul ghiacciaio, ascoltato la sua voce con la scienza e con la storia e condiviso momenti con persone che abitano questo ambiente ogni giorno, ho capito che i ghiacciai non sono semplici distese di ghiaccio, sono luoghi che ci mettono di fronte a delle domande scomode ma necessarie. Quanto siamo davvero disposti a cambiare e quali limiti siamo disposti a rispettare per trovare un equilibrio con la natura? Il ghiacciaio dell’Adamello ci mostra che il limite non è solo un ostacolo, ma è proprio una soglia, un qualcosa con cui tutti abbiamo a che fare. E ognuno di noi ha la responsabilità in tutto questo. Sta noi alla fine decidere da quale parte vogliamo stare".

 

 

Credits fotografici: Black Cut - Trentino Marketing 

Marco Gramola per le foto storiche

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