Il cuore freddo delle Alpi è in allarme rosso: un problema aumentato di 25-30 centimetri per decennio

In occasione della Giornata Internazionale della Montagna, Arpa Piemonte ha diffuso alcuni dati significativi. Il quadro emerso dalla campagna annuale di monitoraggio conferma una situazione di elevata vulnerabilità: inequivocabile la tendenza alla deglacializzazione delle Alpi, che colpisce in particolare le porzioni glaciali situate sotto i 3100-3200 metri di quota. A preoccupare è la degradazione del permafrost, che provoca crolli e l'incremento dello strato attivo, cioè la porzione superficiale soggetta a cicli stagionali di gelo e disgelo

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
In questo 2025 dichiarato dall'Onu Anno Internazionale per la Preservazione dei Ghiacciai, l'attenzione sulle terre alte (e in particolare proprio sui ghiacciai) non è mai stata così elevata. A loro è dedicata infatti anche la nuova edizione della Giornata Internazionale della Montagna, che si celebra l'11 dicembre.
In occasione di questa data ricorrenza, Arpa Piemonte ha diffuso alcuni dati significativi.
Ghiacciai
Il quadro emerso dalla recente campagna annuale di monitoraggio condotta dall'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente conferma una situazione di elevata vulnerabilità, che richiede consapevolezza e rispetto.
La ricerca periodica effettuata dai glaciologi ha l'obiettivo di valutare non solo lo stato complessivo dei ghiacciai, ma anche l'evoluzione di fenomeni di instabilità già noti o di recente formazione. "Particolare attenzione è stata posta nel controllo delle recenti frane avvenute in alta quota: per citare i principali, il crollo di roccia dal Colle delle Locce (Monte Rosa) del 26 dicembre 2024, che ha fortemente coinvolto il sottostante ghiacciaio omonimo, le colate detritiche (agosto 2023 e giugno 2024) e l’incisione della morena del ghiacciaio del Belvedere (Valle Anzasca, Macugnaga, VB), il crollo della base dello spigolo Murari sull’Uia di Bessanese (Balme, TO) di fine agosto 2023", spiega Arpa Piemonte.
Nel corso della campagna glaciologica 2025 sono state effettuate 14 missioni: su 161 corpi glaciali totali, ne sono stati visitati 110, di cui 11 raggiunti con sopralluoghi diretti e i restanti osservati con sorvoli da elicottero o drone, con il supporto logistico del Settore Protezione Civile della Regione Piemonte. Oltre al monitoraggio qualitativo basato sul confronto fotografico, per cinquanta ghiacciai è stato elaborato un modello 3D fotogrammetrico per una misurazione quantitativa più precisa delle trasformazioni in atto.

L'analisi conferma in modo inequivocabile la tendenza alla deglacializzazione delle Alpi, un processo che colpisce in particolare le porzioni glaciali situate sotto i 3100-3200 metri di quota. "La contrazione complessiva della superficie glaciale piemontese è stata pari a 15,3 ettari dal precedente rilievo avvenuto tra il 2022 e il 2024. In dettaglio, 29 ghiacciai sono risultati in evidente contrazione areale: la riduzione maggiore è stata registrata per il ghiacciaio Sesia-Vigne nel massiccio del Monte Rosa, con una perdita di 2,6 ettari dal 2023. L’arretramento frontale è stato misurato in sito per due ghiacciai (Bessanese e Ciamarella) con valori contenuti entro i 7 metri (rispetto al 2023); invece, attraverso la fotogrammetria è stato misurato un arretramento medio di oltre 14 metri in un anno su 5 ghiacciai distribuiti tra le Alpi Graie e Pennine".
Permafrost
Ma la criticità non riguarda solo i ghiacciai più visibili: anche il permafrost, quel terreno che rimane a temperature sotto zero per almeno due anni consecutivi, è un indicatore significativo dei cambiamenti climatici e un fattore determinante per la stabilità geomorfologica, il bilancio idrico e l'ecologia degli ambienti d'alta quota europei. "Il permafrost - ricorda Arpa Piemonte - rappresenta un componente fondamentale della criosfera montana europea la cui evoluzione sta assumendo crescente rilevanza nel dibattito scientifico contemporaneo".
Un recente studio europeo - intitolato Aumento del riscaldamento del permafrost montano europeo all'inizio del XXI secolo e pubblicato su Nature - al quale hanno contribuito anche le Arpa di Piemonte, Veneto e Valle d'Aosta, rivela che il permafrost nelle nostre montagne si sta riscaldando a un ritmo allarmante, con "un incremento medio delle temperature del permafrost di 0,2 - 0,5 °C per decennio negli ultimi 20 anni, con valori più elevati negli strati superficiali (fino a 10 metri) e nelle regioni più meridionali. I dati delle stazioni italiane evidenziano un significativo incremento con valori che raggiungono +0,6 °C per decennio nel periodo 2000-2020".

La degradazione del permafrost si manifesta anche nell'incremento dello strato attivo, cioè la porzione superficiale soggetta a cicli stagionali di gelo e disgelo: sulle Alpi è aumentato di 25-30 centimetri per decennio, con picchi di oltre 50 centimetri in alcune località durante le estati particolarmente calde.
Nelle aree dove il permafrost è in degradazione, "è ormai ben documento un significativo incremento della frequenza di crolli in roccia di grande magnitudo (volumi superiori a 100.000 m³), con una particolare concentrazione nei massicci del Monte Bianco, del Monte Rosa e degli Alti Tauri".
Anche sulle Alpi piemontesi si sono verificati negli ultimi anni importanti fenomeni di crollo. "Tra i più significativi ricordiamo quello del Rocciamelone (dicembre 2006), della Punta Tre Amici-Monte Rosa (dicembre 2015), del Monviso (dicembre 2019), Colle Locce Nord (dicembre 2024). Questi fenomeni, oltre ad essersi verificati nello stesso mese, hanno coinvolto ingenti volumi rocciosi (da decine di migliaia a centinaia di migliaia di m3), su pendii esposti nel quadrante nord, a quote comprese tra 3100 metri e 3300 metri", fa notare Arpa Piemonte.
Neve e valanghe
Il recente "Rendiconto Nivometrico 2024-2025 in Piemonte e Valle d’Aosta" analizza le caratteristiche metereologiche salenti che hanno condizionato l’innevamento sulle Alpi nordoccidentali e presenta i dati sull’attività valanghiva spontanea e provocata.
L'inverno 2024-2025 in Piemonte e Valle d'Aosta ha fatto registrare un deficit di nevicate pari al 20-40%, e si colloca tra i quattro inverni meno nevosi degli ultimi sessant'anni.
Nonostante la scarsità di neve, non sono mancati eventi intensi e critici come i fenomeni di slushflow, colate inconsuete composte da neve, acqua e detriti, che hanno un potere altamente distruttivo.
"Poca neve non vuol dire pochi incidenti in valanga - sottolinea Arpa Piemonte -. La stagione 2024-2025, infatti, si colloca al sesto posto negli ultimi 42 anni con 11 incidenti per un totale di 21 persone coinvolte di cui 3 decedute e 5 ferite". Per migliorare la gestione del rischio e la consapevolezza, il Geoportale di Arpa Piemonte è stato arricchito con il Catasto Valanghe, che raccoglie gli eventi valanghivi sul territorio piemontese più significativi a partire dal 2018, corredati di documentazione fotografica e di descrizione sintetica su dinamica, tempistica e danni associati.
Le fotografie inserite nell'articolo sono di Arpa Piemonte













