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Ambiente | 13 agosto 2025 | 12:00

"Non c’è nulla da temere": nella valle del Vanoi arrivano materiali dai terreni inquinati?

La valle del Vanoi continua a non dormire sonni tranquilli. Dopo più di un anno di discussioni e proteste sul controverso progetto di un invaso in Val Cortella, negli ultimi mesi gli abitanti di Canal San Bovo e dei paesi limitrofi stanno assistendo a un via vai di camion che conferiscono inerti nella discarica di Ponte di Ronco e che arrivano dagli ex siti industriali della Sloi e della Carbochimica di Trento. Di fronte alle preoccupazioni locali, le rassicurazioni della politica provinciale e delle agenzie di monitoraggio ambientale

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

La valle del Vanoi continua a non dormire sonni tranquilli. Dopo più di un anno di discussioni e proteste sul controverso progetto di un invaso in Val Cortella, proposto dal Consorzio di Bonifica del Brenta, negli ultimi mesi gli abitanti di Canal San Bovo e dei paesi limitrofi stanno assistendo a un via vai di camion dalla discarica di Ponte di Ronco, affacciata sul torrente Vanoi.

 

Sarebbero già 42 mila i metri cubi di materiale trasportati dal cantiere del bypass (per il nuovo collegamento ferroviario) di Trento al comune di Canal San Bovo, in un incessante traffico di camion che ogni giorno percorre i 200 chilometri che separano i due siti, uno di bonifica e l’altro di conferimento. A fine intervento, i metri cubi depositati a Ronco dovrebbero essere circa 90 mila. Inerti proveniente dal cantiere dall’ex scalo Filzi a Trento che raccontano di un pezzo di storia di industrializzazione italiana.

 

L'EREDITÀ DELLE "FABBRICHE DEI VELENI"

Nei pressi dell’ex scalo a Trento Nord sorgevano le aziende Carbochimica e Sloi (Società Lavorazioni Organiche Inorganiche) che hanno lasciato un’eredità ambientale molto pesante nei suoli della val d’Adige. La Sloi, fondata in epoca fascista, produceva principalmente piombo tetraetile, un composto estremamente tossico utilizzato in passato in petrolchimica come additivo per la benzina come antidetonante. Conosciuta come “fabbrica dei veleni” o “fabbrica della morte”, nel corso della seconda metà del ‘900 rappresentò uno dei maggiori siti inquinanti del suolo e delle falde in Italia, la cui pesante eredità non è ancora stata risolta.

 

Il 14 luglio 1978, durante un forte temporale, l'acqua piovana penetrò in un capannone dove erano stoccati fusti di sodio, innescando una reazione a catena che portò a un vasto incendio. L'evento provocò l'emissione di una nube tossica di soda caustica che si propagò su gran parte di Trento e l'incidente causò il ricovero di decine di persone e portò, tre giorni dopo, alla chiusura definitiva e al sequestro della fabbrica. La Carbochimica, altra grande azienda presente sull’area del bypass ferroviario nata nel 1905, era nota per la distillazione del catrame per lavori stradali e per la produzione di naftalina, pece, oli per l'impregnazione del legno e, dal 1960, di anidride ftalica e acido fumarico. La fabbrica cessò le attività nel 1983 per l’impossibilità di adeguamento alle norme ambientali del tempo.

 

Dalla chiusura e dallo smaltimento delle due aziende, si è continuato a monitorare i livelli di inquinanti nei suoli e nelle acque mentre si è parlato di bonifiche ambientali (alcune parlavano addirittura di creare una spessa soletta di cemento sulle ex aree industriali in modo da “seppellire” gli inquinanti dove si trovavano) che, a quanto risulta, non sono mai state eseguite. Almeno fino all’arrivo del progetto del bypass ferroviario sull'ex area industriale.

L'incendio della SLOI nel 1978

DIBATTITI PUBBLICI E RASSICURAZIONI

La storia della Carbochimica e della Sloisi intreccia con quella delle comunità del Vanoi quando il sito di Ronco, autorizzato come discarica di inerti nel 2012, ha iniziato ad ospitare i materiali di scavo provenienti proprio dalle zone industriali di Trento nord all’inizio del 2025. Le preoccupazioni locali, nonostante le rassicurazioni della politica provinciale e delle agenzie di monitoraggio ambientale, sono nate da ferite ambientali e sociali non ancora rimarginate. Negli ultimi anni, le comunità di Canal San Bovo e la valle del Vanoi si sono sentite trattate come agnello sacrificale ambientale dalla provincia di Trento e dalla Regione Veneto.

 

Per cercare di rassicurare la popolazione sull’impatto ambientale del materiale di scarto proveniente da Trento e diretto poco sopra il torrente Vanoi, è stata organizzata una serata informativa, il 6 agosto nel teatro comunale di Canal San Bovo, che aveva al centro della discussione la discarica di Ronco e i materiali che si stanno conferendo dall'ex Scalo Filzi. Presenti. Oltre ai cittadini e a vari rappresentanti dei comitati locali, era presente anche il rappresentante dell’APPA (Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente) Gabriele Rampanelli.

 

Secondo il comitato locale, che si era già speso per la diga del Vanoi, ci sono varie criticità che non hanno ancora ricevuto una risposta: i criteri per l'accettazione dei materiali inerti sono stati modificati nel 2012, triplicando i limiti per sostanze come gli idrocarburi policiclici aromatici (considerati cancerogeni) e consentendo il conferimento di 48.000 metri cubi di materiale potenzialmente pericoloso in una discarica priva di fondo impermeabile, situata vicino a un fiume e destinazione di materiali trasportati per 120 km al giorno senza una spiegazione logica. Rampanelli, a nome dell’agenzia, ha rassicurato la popolazione dicendo che non c’è nulla da temere perché i controlli effettuati hanno riscontrato indici molto al di sotto della media.

 

Di fronte a queste parole, agli abitanti della valle del Vanoi non resta che restare fiduciosi in attesa di misurazioni ambientali, sia sui suoli che sull’acqua, e sperare che la parte più inquinata degli ex siti industriali di Trento non sia proprio finita ai margini della Provincia. Parole che non possono cancellare il fatto che gli inerti arrivino da un Sito di Interesse Nazionale (Sin) per l'inquinamento ambientale. 

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