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Ambiente | 15 ottobre 2025 | 12:00

Si può produrre neve fino a 15 gradi sopra allo zero con frigoriferi grandi come container: ecco come funzionano le "Snowfactory". Un approfondimento su impatti, benefici e criticità

L’utilizzo della neve programmata e delle "Snowfactory"  sta prendendo sempre più piede. Capire come funzionano questi "generatori di neve", il loro impatto sul territorio e il loro utilizzo in un futuro sempre più caldo, può rivelarsi utile per avere una visione a lungo termine, specialmente per le stazioni a media/bassa quota

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

La stazione di Ovindoli, 1500 metri sul livello del mare in provincia dell’Aquila, da qualche giorno ha iniziato a produrre e accumulare ghiaccio per anticipare la preparazione delle piste in vista della prossima stagione invernale. L’utilizzo della neve programmata e delle Snowfactory (container allacciati all’acqua dolce e alla rete di energia elettrica che permettono di produrre ghiaccio frantumato anche ad alte temperature) sta prendendo sempre più piede nelle stazioni sciistiche. Per capire come funzionano questi "generatori di neve", il loro impatto sul territorio e il loro utilizzo in un futuro sempre più segnato dalle alte temperature, è necessario analizzare la documentazione tecnica a disposizione.

 

Come funzionano le Snowfactory

 

La produzione di neve (o meglio di ghiaccio) anche ad alte temperature è possibile tramite l’utilizzo di un circuito frigorifero. I vettori in ingresso al sistema sono acqua dolce ed energia elettrica. Nel container di una Snowfactory trovano posto il circuito frigorifero (composto da un compressore, un condensatore per lo smaltimento del calore, una valvola di laminazione e un evaporatore che consente di produrre il ghiaccio), una torre evaporativa, un convogliatore a vite (per il trasporto del ghiaccio) e un ventilatore per l’espulsione dei fiocchi di ghiaccio prodotti.

Mentre la torre evaporativa serve per preraffreddare l’acqua potabile in ingresso (fino a +5°C), il cuore della produzione di ghiaccio avviene nel cosiddetto ice-maker, dove l’acqua raffreddata a contatto con le pareti raffreddate dal gruppo frigo congela e diventa ghiaccio, pronto per essere frantumato e poi soffiato dal ventilatore nell’ambiente esterno. Questo circuito frigorifero permette di produrre ghiaccio fino a +15°C, anticipando così le tempistiche per l’accumulo della neve prima dell’inizio della stagione sciistica.

Il circuito frigorifero utilizza un gas refrigerante a basso impatto climalterante, l’ R454c (sostituto del più comune R404a) che ha un valore di GWP (potenziale di riscaldamento globale) di 146: questo significa che 1kg di gas refrigerante ha lo stesso effetto di 146kg di CO2 in atmosfera su un orizzonte temporale di 100 anni. Può sembrare un valore elevato ma l’R454c si attesta tra i fluidi refrigeranti con minor impatto ambientale (il vecchio e comune R12, detto anche freon, aveva un valore GWP di 10900 e ora è stato sostituito a causa della sua pericolosità anche per il buco dell’ozono).

 

Schema di funzionamento delle Snofactory Technoalpin

 

Come anticipato, i vettori in ingresso sono acqua potabile ed energia elettrica. I consumi idrici variano a seconda della taglia dello Snowfactory scelto: si passa dai 1,3 m3/h (metri cubi all’ora) della taglia minore ai 3,9 m3/h della taglia maggiore. Per la produzione di ghiaccio non vengono utilizzati additivi all’acqua in ingresso.

I consumi per produrre ghiaccio sono elevati: secondo il sito di Technoalpin, la taglia minore di Snowfactory ha una potenza di picco di circa 85kW, mentre la taglia più grande arriva ad assorbire circa 209kW, per una produzione di neve che va dalle 32 tonnellate al giorno alle 95 tonnellate al giorno per la taglia maggiore. Considerando la taglia minore di una Snowfactory (con una potenza di 85kW) e un funzionamento di sei ore al giorno per un mese, il consumo di energia per un container equivale al consumo mensile di 60 abitazioni (di circa 250 kWh al mese).

Dati alla mano, è difficile confermare che la produzione di neve artificiale sia solo “acqua e aria” come dichiarato dalla presidente dell’Associazione nazionale esercenti funiviari (Anef) Valeria Ghezzi nel 2024.

 

Soluzioni tecnologiche e maladattamento climatico

 

Se le Snowfactory possono aiutare alcune stazioni sciistiche nel preparare le piste durante l’inizio della stagione, l’utilizzo di questa tecnologia per sopperire alla mancanza strutturale di neve, come nel caso delle piccole stazioni a media/bassa quota, può rivelarsi un boomerang. Secondo uno studio di EURAC, tra il 1920 e il 2020 la diminuzione delle nevicate sull’arco alpino è stato di circa il 34%.

Tradotto in termini economici, investire sul turismo bianco a basse quote è un investimento in perdita e, se le stazioni di produzione di ghiaccio possono aiutare nella transizione verso un’economia destagionalizzata, gli elevati costi energetici uniti ad alte temperature, potrebbero mettere in crisi le piccole imprese. Continuare ad affidarsi solo a soluzioni tecnologiche è quello che viene definito un caso di maladattamento climatico e che potrebbe portare a effetti negativi sul lungo termine, sia per i territori che per le comunità. Serve una visione a lungo termine che possa traghettare le vallate verso nuove economie e nuove forme di adattamento climatico che utilizzino principalmente soluzioni basate sulle caratteristiche ambientali.

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