"Sono la montagna abitata per eccellenza", eppure il progetto per lo sviluppo sostenibile degli Appennini è fermo da vent'anni

Alla vigilia della giornata internazionale della montagna, Legambiente rilancia il progetto Ape (Appennino Parco d'Europa), che concepisce la dorsale appenninica come un sistema ambientale e territoriale unitario, all'interno del quale l'azione di tutela deve procedere di pari passo con un coerente sviluppo sostenibile. L’associazione ha presentato al Mase (Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica) un pacchetto di proposte e 10 azioni nazionali per dare nuovo impulso al progetto i cui programmi attuativi sono fermi dal 2006

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'Appennino è la spina dorsale del nostro Paese, ma una strategia complessiva per la sua tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile risulta ferma da quasi vent'anni. A sollevare la questione e lanciare una proposta decisa è Legambiente che, in occasione del VII Forum degli Appennini e alla vigilia della Giornata Internazionale della Montagna, chiede al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) di dare un nuovo e urgente impulso al progetto "Ape – Appennino Parco d’Europa".
Il progetto Ape, ideato negli anni Novanta su impulso di Legambiente e di altre importanti realtà istituzionali e associative, concepisce la dorsale appenninica come un sistema ambientale e territoriale unitario, all'interno del quale l'azione di tutela deve procedere di pari passo con un coerente sviluppo sostenibile.
Nonostante l'importanza strategica e le ottime premesse, i due strumenti operativi fondamentali del progetto nati in questi anni non sono mai stati attuati. La Convenzione degli Appennini del 2006 è stata sottoscritta dal Ministero dell’Ambiente, Anci, Upi, Uncem, Federparchi, Legambiente e da 15 Regioni (Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia); il Programma d’Azione è stato predisposto nel 2007 dal Ministero dell'Ambiente, individuato come strumento unitario di programmazione e di indirizzo delle Regioni appenniniche approvato dalla Conferenza delle Regioni il 20 aprile del 2007.
Strumenti condivisi finora solo sulla carta. A pesare sulla mancata attuazione, denuncia Legambiente, ci sono state anche le difficoltà di quegli anni legate al sisma che nel 2009 e nel 2016 ha colpito l’Aquila e l’Appennino centrale, e poi la sostanziale rinuncia del Ministero dell’Ambiente a gestire il percorso di Ape. Ferma e costante, invece, la volontà dell’associazione ambientalista e di alcune aree protette che in questi anni hanno promosso azioni di conservazione della biodiversità su scala appenninica anche attraverso lo strumento dei Progetti Life.
Per superare questa paralisi e rendere Ape un progetto efficace di fronte all'accelerazione della crisi climatica e alla perdita di biodiversità, Legambiente propone e chiede l'attuazione di dieci interventi nazionali. Si tratta di azioni che vanno dal rafforzamento della governance territoriale a una maggiore conservazione della biodiversità, dall’attuare le strategie di sistema e i piani d’azione ad una maggior tutela dei territori appenninici entro il 2030, dall’inserire gli Appennini tra le reti europee di cooperazione territoriale al promuovere l’economia circolare al potenziare i servizi per la montagna, dal riconoscere alle comunità l’impegno per i servizi ecosistemici che garantiscono, al realizzare la rete delle ciclovie e incentivare il turismo attivo e sostenibile, al promuovere gli Appennini come "ecosistema benessere".
È quanto propone e chiede Legambiente oggi, alla vigilia della Giornata Internazionale della Montagna, insieme alla richiesta di istituire un Gruppo di Lavoro presso il Ministero utile per accelerare l’attuazione del progetto Ape, ma anche la piena applicazione dell’articolo 1-bis della legge 394/91 che prevede un accordo di programma per lo sviluppo di azioni economiche sostenibili per il sistema ambientale e territoriale dell’Appennino.
"L'obiettivo è fare un punto sul presente e il futuro della dorsale appenninica, gioiello e risorsa strategica del Paese, e sul trentennale del progetto Ape segnato da luci, ombre e nuove sfide da affrontare", afferma l'associazione.
Gli Appennini in cifre
Lunga 1.500 chilometri - dal Passo di Cadibona in Liguria fino alla Sicilia - la dorsale appenninica interessa 7,4 milioni di ettari, pari al 25% del territorio nazionale e oltre il 50% del territorio classificato montano.
Sottolineando i dati relativi alla catena appenninica, Legambiente ricorda i risultati ottenuti in questi anni con progetti Life di tutela e conservazione come Life Cornata, che ha permesso di salvare il camoscio appenninico dall’estinzione, il progetto Life Wolfnet sulla tutela del lupo, Floranet dedicato alla salvaguardia di alcuni fiori appenninici, Life Streams sulla trota appenninica.
Tra le montagne del Mediterraneo, gli Appennini hanno la percentuale più alta di protezione: il 30% del loro territorio è tutelato da 166 aree protette (parchi e riserve, nazionali e regionali), 993 siti Natura 2000 (Zone Speciali di Conservazione e Zone di Protezione Speciale), e diversi riconoscimenti Unesco (siti del Patrimonio Mondiale, Global Geoparc, Riserve della Biosfera-Mab).
In termini di valori di biodiversità contano 32 diversi ecosistemi, di cui 12 esclusivi, 310 endemismi floreali e tra la fauna principale sono stati censiti oltre 3.700 esemplari di camoscio appenninico, duemila lupi e 55-65 esemplari di orso bruno marsicano.
Gli Appennini sono, inoltre, la montagna abitata per eccellenza che interessa 15 Regioni, 48 province e 1.601 comuni (il 20% dei Comuni italiani e il 46,5% di quelli classificati montani) per la gran parte piccoli o piccolissimi, nei quali vivono 3,9 milioni abitanti (appena il 6,6% della popolazione totale).
"In più, stando al rapporto Montagne Italia 2025 di Uncem, negli ultimi cinque anni (tra 2019 e 2023), le persone che hanno trasferito la propria residenza in uno dei 3.417 comuni della montagna italiana hanno largamente superato quelle che hanno abbandonato quegli stessi comuni con un saldo positivo che ha avvicinato le centomila unità (99.574). Oggi, più che mai, sugli Appennini - evidenzia Legambiente - si gioca una sfida importante in termini di transizione ecologica e di contrasto alla crisi climatica, unita alle grandi questioni da affrontare a partire dallo spopolamento abitativo nei piccoli comuni montani e alla carenza di servizi. In questa partita il progetto Ape gioca un ruolo fondamentale su cui occorre accelerare il passo".

Progetto Ape e ritardi
Il progetto Ape (Appennino Parco d'Europa) ha preso il via negli anni ’90 su proposta di Legambiente. In origine, è stato sostenuto dall’allora direzione generale per la conservazione della natura del Ministero dell’Ambiente, dalla Regione Abruzzo e da Federparchi, con l’adesione di Uncem, Anci e Upi.
"A trent’anni dall’avvio, ha bisogno di una rilettura e un aggiornamento strategico oltre di una urgente attuazione. L’accelerata della crisi climatica, la perdita di biodiversità, gli obiettivi al 2030 dettati dall’Unione Europea ma anche le sfide legata alla transizione ecologica – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - impongono un importante aggiornamento di Ape e una riflessione nelle aree montane. Ape non nasce solo per accompagnare la crescita delle aree protette, ma è anche un’operazione al servizio di un ambito territoriale dove, oltre alla tutela della natura, occorre cogliere le opportunità di uno sviluppo locale sostenibile in linea con le nuove sfide attuali anche rispetto a quanto chiede l’Europa con la nuova strategia sulla biodiversità".
Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente, sottolinea la necessità di rivisitare la Convenzione degli Appennini, che nel 2026 compirà vent'anni, e di aggiornare il Programma d’Azione: "Individuare i Parchi come attuatori di azioni concrete di tutela servirebbe, ad esempio, a migliorare la capacità di integrare le strategie di conservazione dei parchi con quelle degli altri attori interessati e rafforzare l’applicazione delle direttive comunitarie e l’uso coerente delle risorse comunitarie. Proponiamo che venga istituito un tavolo di lavoro al Mase dedicato al progetto Ape per velocizzare la messa in campo di tutte quelle azioni utili a renderlo finalmente operativo".
Legambiente ricorda che il progetto Ape ha avuto il pregio di accompagnare in questi anni le aree protette. Nella fase in cui nacque, i primi anni ‘90, stava infatti crescendo il sistema delle aree protette del Paese, allora fermo ad appena il 3% del territorio nazionale protetto, ed era agli inizi il programma Bioitaly che avrebbe disegnato la rete nazionale dei siti Natura 2000 in attuazione della direttiva habitat. Il 5 giugno 1995 vennero istituiti 5 Parchi nazionali (Gran Sasso Laga, Maiella, Vesuvio, Cilento e Gargano) che nel 2025 hanno compiuto 30 anni di storia e la 394/91 stava avviando una strategia di sistema che avrebbe ridisegnato la geografia e la storia sociale dell’intera arcata appenninica.
A distanza di trent'anni, oggi una delle sfide attuali del progetto APE è quella di guardare alla contemporaneità dell’Appennino e di rafforzare la connessione tra le comunità delle aree interne e quelle urbane economicamente più forti. È importante che le città appenniniche (es. L’Aquila, Rieti, Teramo, Ascoli Piceno, Avellino, Campobasso, Potenza,) sostengano le aree appenniniche di cui sono riferimento amministrativo e culturale.













