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Ambiente | 08 dicembre 2025 | 12:00

"Tre ore in foresta generano un effetto che dura una settimana; un weekend porta benefici per un intero mese". La montagna può diventare infrastruttura di salute, se accompagnati da figure cliniche

L’accompagnamento clinico in ambiente forestale apporta un valore aggiunto rispetto a un’esperienza condotta liberamente, lo dice la scienza. "La conduzione dello psicoterapeuta aumenta in modo molto significativo i miglioramenti su ansia, disturbo dell’umore e autostima". Anche sul piano economico, il valore aggiunto della conduzione psicoterapeutica è di molto superiore alla sessione libera. La ricerca ha interessato otto siti forestali in tutta la penisola, caratterizzati da un approccio attento alla gestione forestale

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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"Il concetto è che la montagna – parto dalla conclusione – può diventare infrastruttura di salute".

 

Una nuova ricerca ha dimostrato, su un vasto campione di popolazione generale, il valore aggiunto - significativo e intenso - della conduzione clinica, ovvero condotta con l’accompagnamento di psicoterapeuti, degli interventi di Terapia Forestale.

 

La ricerca, pubblicata su Behavioral Sciences (qui il riferimento), è stata condotta da un team interdisciplinare di esperti, soprattutto professionisti della salute mentale e fisiologica, con il patrocinio di diverse sezioni Cai e di riserve e parchi regionali in tutta Italia. A parlarcene è Francesco Meneguzzo, primo ricercatore all'Istituto per la Bioeconomia del Consiglio Nazionale Delle Ricerche (Cnr), tra gli autori dell’articolo.

 

Fondata su studi precedenti soprattutto dall'estremo Oriente, l’ipotesi di partenza della ricerca è stata questa: "il contatto con la natura è terapeutico, cioè determina miglioramenti misurabili in parametri di salute: prima di tutto salute mentale, ma anche, di conseguenza, sulla salute fisiologica".

 

Tutto questo non è nuovo ed è già stato ampiamente dimostrato; il punto, questa volta, era un altro: è possibile sistematizzare questo approccio e applicare questa consapevolezza al sistema sanitario pubblico? Sarebbe vantaggioso rispetto agli attuali approcci? Probabilmente sì. Ma con delle precisazioni.

 

"La ricaduta potenziale per la sanità è enorme, ma perché questo possa essere trasferito correttamente occorre capire quali elementi dell’esperienza garantiscano gli effetti benefici e quali figure professionali siano necessarie. Per questo abbiamo voluto verificare se la frequentazione immersiva di percorsi forestali, prevalentemente in ambiente montano, genera realmente degli effetti equilibrico-terapeutici e, soprattutto, se questi effetti richiedono che l’esperienza sia somministrata da personale specializzato, cioè psicologi e psicoterapeuti".

 

La domanda centrale è stata, dunque, se la presenza e la conduzione dello psicoterapeuta apportano un valore aggiunto rispetto a un’esperienza condotta liberamente, con semplici indicazioni fornite tramite cartelli. "Abbiamo svolto la ricerca tra il 2021 e il 2025, coinvolgendo quasi 300 persone come campione principale. Per ogni contesto naturalistico selezionato, abbiamo realizzato coppie di sessioni parallele: una condotta attivamente dallo psicoterapeuta e una libera, identica in tutto tranne che nel fatto che i partecipanti leggevano i cartelli invece di ricevere le istruzioni dalla voce del terapeuta".

La ricerca ha interessato otto siti forestali, dalla vallata delle Dolomiti friulane al Parco del Partenio in Campania, passando per il parco periurbano fluviale del Mincio a Mantova e il Parco dei Monti Cimini - Lago di Vico in Lazio.

 

Le esperienze si sono svolte in gruppo, ma l’intervento – precisa Meneguzzo - è individuale: "viene esplicitamente richiesto di non comunicare e di focalizzare l’attenzione sui sensi". La ragione per cui la conduzione dello psicoterapeuta aumenta l’efficacia benefica dell’immersione in ambiente forestale sembra essere dovuta proprio alla possibilità di rilassamento e disimpegno del paziente. "La lettura dei cartelli impegna cognitivamente e interrompe l’immersione, mentre ascoltare le istruzioni permette un apprendimento naturale, come quando, invece che studiare autonomamente, c’è un professore che spiega e direziona l’apprendimento".

 

Il risultato è stato sorprendente e molto chiaro: "la conduzione dello psicoterapeuta aumenta in modo molto significativo i miglioramenti su ansia, disturbo dell’umore e autostima".

 

Non solo, la presenza di un professionista ha determinato spesso un fenomeno di omeostasi, ovvero di bilanciamento tra i pazienti. "Chi partiva da uno stato d’animo molto compromesso migliorava molto, chi partiva da uno stato discreto migliorava meno, con un evidente passaggio da forte variabilità iniziale a una variabilità finale ridotta. La sessione condotta ottimizza e stabilizza gli esiti".

"Sul piano economico il valore aggiunto della conduzione psicoterapeutica è circa 1,7 volte superiore rispetto alla sessione libera e, anche sottraendo completamente il compenso dello psicoterapeuta, rimane 1,5 volte superiore". Questo rende l’intervento non solo benefico individualmente ma anche di grado sanitario, con un impatto rilevante sulle valutazioni Hta (Health Technology Assessment). "Per una regione che scelga di somministrare 25 sessioni all’anno a 10.000 persone, per un costo totale di circa 5 milioni di euro, il ritorno stimato è tra 35 e 90 milioni".

 

Perché tutto questo avvenga, i siti devono essere idonei, come le aree protette, i parchi, la rete Natura 2000, le Zps (Zone a Protezione Speciale). Non solo, per il corretto svolgimento della terapia è indispensabile garantire accessibilità, sentieri sicuri (dunque foreste ben gestite), presenza elevata di naturalità e soprattutto suoni forestali puri, privi di interferenze. "Una terapia forestale efficace richiede la collaborazione tra gestione forestale, comunità locali, professionisti della salute, guide formate (accompagnatore di escursionismo, guida ambientale o Gae), enti territoriali e aree protette. In questa logica la montagna può diventare un laboratorio avanzato di prevenzione e cura".

 

Gli effetti di riduzione dell’ansia deriverebbero dai quattro sensi principali attivati nella foresta: vista, tatto, udito, olfatto. "L’albero è una figura frattale armonica che non richiede sforzo attenzionale; il tatto del legno induce rilassamento; il suono forestale è percepito come "suono di casa"; e soprattutto l’aria emessa dagli alberi contiene monoterpeni (oli essenziali come pinene, cimene, sabinene), che da soli portano fino al 40% dell’effetto di riduzione dell’ansia. Queste molecole superano la barriera ematoencefalica, hanno funzioni antinfiammatorie potentissime, sono liposolubili e regolano il sistema immunitario".

La parte mentale e quella fisiologica non sono separate: molto spesso la prima influenza la seconda, e questo crea l’effetto, così notevole, della ‘forest therapy’. "Tre ore in foresta generano un effetto che dura una settimana; un intero fine settimana produce un effetto che dura un mese".

 

Gli effetti sono stati registrati tramite questionari psicologici validati come STAI e POMS, questionari sociodemografici, misure non invasive della fisiologia (frequenza cardiaca, pressione, variabilità cardiaca).

 

La ricerca, inoltre, sembra aver creato delle importanti premesse per la sua applicazione a livello di pubblica sanità. "Sulla base di questi risultati la Regione Toscana ha incluso la terapia forestale in un programma di ricerche delle medicine complementari e ha finanziato una sperimentazione sulla fibromialgia, dove precedenti ricerche avevano trovato risultati importanti. Uno degli obiettivi è comprendere meglio il ruolo del nervo vagale, influenzato dai monoterpeni, nella riduzione del dolore cronico".

 

Nel gruppo di ricerca sono stati coinvolti psicoterapeuti come Tania Re, antropologa e psicoterapeuta, il medico Ubaldo Ricucci, ricercatori del Cnr, del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria), università e ospedali.

 

"La presenza di figure cliniche, in particolare, distingue i protocolli scientifici dagli interventi commerciali improvvisati, che sono semplici interventi di intrattenimento e non garantiscono né risultati clinici né condizioni forestali adeguate. Per questo stiamo costruendo un registro nazionale dei siti idonei e un registro degli operatori clinici e tecnici formati".

 

"In precedenza, avevamo avuto esiti importanti anche in casi specifici: a Misurina, nel centro per l’asma infantile, l’esposizione ai monoterpeni delle foreste circostanti da sola giustificava la riduzione dell’asma. Alla Doganaccia, una località in Toscana vicino all’Abetone, con 20 ragazzi, un'équipe medica presente 24 ore su 24 e il coordinamento dell'Associazione Respiriamo Insieme Aps, abbiamo osservato ottimi risultati sia sulla salute mentale sia su quella fisiologica. In generale gli interventi immersivi nella foresta producono effetti a larghissimo spettro".

 

Dopo cinque anni di lavoro, dichiara Meneguzzo per concludere, si sarebbe finalmente vicini a introdurre la terapia forestale nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).

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