Una foto, tanti sguardi: l'orso è 'tornato' sui luoghi dell'iconico film ''L'Ours'' ma soprattutto è attirato dal sito di foraggiamento (come in Trentino)

Quello delle mangiatoie è un grave problema per la fauna selvatica perché altera gli equilibri e mette a rischio i comportamenti. Ecco perché

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Uno scatto carico di simboli e di spunti di riflessione. Una fototrappola ha immortalato, poche notti fa, un orso bruno adulto nei boschi al confine tra Rivamonte e Gosaldo, nelle Dolomiti bellunesi (dove qualche sparuto esemplare si aggira più di passaggio che altro), evidentemente attirato da un punto di foraggiamento. Il plantigrado, come tutti i suoi consimili in questo periodo dell'anno, è da poco uscito dal periodo di ibernazione ed è quindi in cerca di cibo e, come purtroppo accade costantemente anche in Trentino, si fa attirare dal cibo facile posizionato dai cacciatori nelle mangiatoie per nutrire e far avvicinare gli ungulati. Male, malissimo. Perché, come insegna il Trentino, come si trasforma un animale selvatico in animale confidente? Prima di tutto con il cibo e con le mangiatoie si avvicinano i selvatici ai centri abitati e si crea loro una 'dipendenza' da queste strutture.
Addirittura era stato ricostruito che M49 (l'orso più ricercato dell'epoca Fugatti poi ribattezzato Papillon dall'allora ministro Costa) sembrava ''prediligere per i sui spostamenti lungo il fianco della valle da Spiazzo Rendena fino a Roncone'' le aree ''del tutto contigue a quelle in cui vi è una significativa presenza di mangiatoie per gli ungulati, mangiatoie delle quali non casualmente è stata più volte denunciata la distruzione''. Insomma i problemi legati a queste strutture sono molteplici mentre sarebbe molto più corretto lasciare proprio ai grandi carnivori e alla natura il compito di regolare la vita nei nostri boschi.

Due anni fa il Muse condusse uno studio monitorando 14 siti di foraggiamento artificiale e altrettanti siti di controllo con caratteristiche ambientali simili, ma privi di mangiatoie, per un totale di 28 siti indagati in Trentino. Ogni zona è stata monitorata con fototrappole e successivamente perlustrata per rilevare indici di presenza del lupo ed eventuali predazioni. Tra gennaio e marzo 2022 sono state effettuate 9 uscite, con 4 squadre operative per sessione. L’88.9% delle uscite ha portato al rinvenimento di almeno un indice di presenza del lupo, in una trentina di casi le tracce dei predatori sono state rilevate entro una cinquantina di metri dalle mangiatoie. Nel caso dell'orso è ancor più evidente perché l'orso condivide direttamente il pasto con alcune delle sue potenziali prede: è ghiotto di mais almeno quanto lo è di mele e ciliegie.
Le mangiatoie sono un problema per la biodiversità e il mantenimento degli equilibri nei boschi e questa immagine ce lo ricorda. Ma questa immagine, come dicevamo, si presta anche a una seconda riflessione. I boschi tra i quali si sta muovendo questo esemplare di orso sono quelli tra Gosaldo e la Val di Gares, come ricorda Radio Più che da Agordo ha pubblicato la notizia, che sono stati gli stessi dove nel 1988 vennero girate alcune delle scene più iconiche e intense del film ''L'Orso'' (''L'Ours''). Un film iconico e molto poetico, nel bene e nel male, realizzato dal regista francese Jean-Jacques Annaud e che ha segnato generazioni di spettatori raccontando la lotta per la sopravvivenza di un orsetto rimasto senza mamma.

Realtà e finzione, simboli e riflessioni: tutto grazie allo scatto di una ''semplice'' fototrappola.













