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Ambiente | 16 gennaio 2026 | 18:00

"Come in montagna non ti puoi improvvisare alpinista, nel bosco non ti puoi improvvisare forestale". Romano Benet, tra picozza e motosega, non rinuncia al suo primo grande interesse

"Casa mia e di Nives è in mezzo a un bosco. Fin da piccolo ho vissuto in mezzo ai boschi e ho imparato a conviverci, la montagna è venuta dopo, più che altro come passatempo". L'alpinista ha salito tutte le quattordici montagne più alte della terra insieme alla moglie Nives Meroi. Non tutti sanno, però, che per quasi vent’anni si è preso cura di una delle aree forestali più preziose d’Italia: la Foresta millenaria di Tarvisio

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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"Per diciotto anni sono stato Guardia forestale dello Stato. Lavoravo nella Foresta di Tarvisio, che appartiene al Fondo per il Culto del Ministero degli Interni. Io mi occupavo della sua gestione, soprattutto nel settore faunistico".

 

Qualcuno forse si stupirà, ma queste sono le parole di Romano Benet, alpinista friulano naturalizzato sloveno, e attualmente residente a Tarvisio. Tra i maggiori alpinisti del nostro paese, Romano è il sedicesimo uomo nella storia, e quarto italiano, ad aver scalato le 14 cime più alte del mondo senza l'uso di ossigeno supplementare, tutte in compagnia della moglie Nives Meroi.

 

Prossimo alla pensione, Romano ha di recente salutato il negozio Montura che ha gestito per anni, e ne ha venduto le quote alla società. In questo modo, ha potuto riprendere ad occuparsi di piccoli lavori nel bosco dietro casa e per conto terzi, ritornando per passione laddove per quasi vent’anni era stato come Guardia forestale.

 

Il tarvisiano, sotto questo aspetto, è un laboratorio d’eccezione. Se si escludono i Parchi, infatti, la Foresta di Tarvisio rappresenta la più grande foresta demaniale d’Italia, con un enorme patrimonio di fauna selvatica e legno pregiato. Attraversata dal fiume Fella si estende sino al confine con l'Austria e la Slovenia, lungo tutta la Valcanale e la valle dello Slizza interessando i comuni di Pontebba, Malborghetto-Valbruna e Tarvisio.

 

Il taglio dei boschi, pari a 15.000 metri cubi annui che forniscono il legnatico per i valligiani aventi diritto, è regolato da appositi piani. Ce lo spiega proprio Romano, che ne conosce bene le tecniche selvicolturali.

 

"È una zona di legname la cui gestione è figlia dalla cultura austro-ungarica, il che ha portato a una forma particolare di taglio del bosco, non taglio raso e poi piantumazione, ma prelievo mirato del legname". Per rendere l’idea, Romano ci aiuta con un esempio: "È un po' come quando vai a prendere gli ostaggi nell'orto, no? Man mano che sono maturi, li porti fuori. Per ‘mirato’ si intende, infatti, prestando attenzione a che siano una quantità sempre simile o inferiore a quello che è l'accrescimento totale del legname di tutta la foresta".  

 

Fino alla Prima Guerra Mondiale, la foresta era in territorio austriaco. Nell’Ottocento, passando di proprietà tra diverse famiglie nobiliari, la foresta ha iniziato a mostrare pesanti tagli. Per questo, e per la necessità di garantire la tranquillità sociale in un'area di confine militarmente importante, il Governo austriaco riacquistò il territorio e ne affidò la gestione a tecnici forestali statali. Alla fine del primo conflitto globale, la Foresta passò all'Italia e fu affidata al Demanio dello Stato. Passando poi alla Chiesa con gli accordi Lateranensi, nel cosiddetto Fondo per il Culto, dipendente ora dal Ministero dell'Interno. Con la revisione dei patti Lateranensi, nel 1985, fu istituito l'attuale Fondo edifici di Culto, che amministra tutte le proprietà ex ecclesiastiche pervenute allo Stato Italiano.

 

Il legname del Tarvisiano, oltre che ad uso legnatico, è inoltre particolarmente apprezzato per l'utilizzo che se ne fa in campo tecnologico: vi si trova infatti una pregiata qualità di abete rosso, detto ‘di risonanza’, impiegato per la fabbricazione di strumenti musicali.

 

Questa forma di gestione forestale, continua l’alpinista, è particolare della zona e vanta una tradizione di più di 200 anni. "Funzionerebbe bene, o - aggiunge con una certa amarezza - almeno funzionava finché non sono subentrati i Carabinieri forestali".

 

Da quando il Corpo forestale è passato all’Arma dei Carabinieri, nel 2016 (da allora si chiamano Carabinieri forestali), secondo Romano, la Foresta di Tarvisio ha assistito a un forte abbassamento della qualità di gestione del bosco

"Io lavoravo soprattutto col servizio faunistico e stavamo fuori magari 20 ore in una giornata, riposando il giorno dopo: eravamo molto elastici. Invece i carabinieri fanno un numero prestabilito di ore giornaliere, hanno tutta una rigida impostazione, tipicamente militare, che non può funzionare per questioni come l’antibracconaggio, per esempio".

 

Non solo fauna: stando alla denuncia di Benet, "la Foresta è ora trascurata, non c'è personale dedicato, le priorità sono altre. Noi, al tempo (Benet ha lavorato nel Corpo Forestale fino al 2009), non eravamo militari, ma civili sotto il Ministero degli Interni. Adesso i nuovi aspiranti fanno il concorso per entrare come carabinieri, e poi vi aggiungono un brevissimo corso di qualche mese che li rende carabinieri forestali. Ma senza che abbiano alcuna cultura forestale né ambientale (a meno che non abbiano completato un percorso universitario dedicato)".

 

Romano Benet, in effetti, ha un rapporto molto stretto col bosco, forse ancor più stretto di quello con le montagne. O forse, sono in fondo due facce della stessa medaglia: ambienti a cui non riesce a rinunciare e per cui nutre profondo rispetto.

 

"Casa mia e di Nives è in mezzo a un bosco. Fin da piccolo ho vissuto in mezzo ai boschi e ho imparato a conviverci, la montagna è venuta dopo, più che altro come passatempo. Però forse proprio da qui deriva il rispetto e l’attenzione con cui cerco di scalare le montagne. In bosco, così come in montagna, non puoi improvvisare; non ti puoi inventare forestale o boscaiolo, e non ti puoi inventare alpinista (anche se a volta al giorno d’oggi qualcuno ci prova). Per entrambi serve un background di conoscenza e di sicurezza sul territorio". 

 

Prima la divisa da forestale, poi il negozio di articoli sportivi. In mezzo ci stanno i quattordici ottomila himalayani e chissà quante montagne in giro per il mondo. Oggi che è prossimo alla pensione, non smette di scalare: nel maggio scorso, sempre insieme all’amata moglie Nives, ha aperto una nuova via sulla parete ovest del Kabru (7412 metri), tra Nepal e India. Nel frattempo, pare che anche il bosco sia tornato a far sentire il suo richiamo.

 

"Insieme a un amico, teniamo il piccolo bosco di casa mia e facciamo piccoli lavori qua e là, più per passione che per altro. Per quest’ultimi lavoriamo soprattutto in Slovenia: essendo anche cittadino sloveno, approfitto del fatto che lì è molto più semplice la burocrazia attorno all’utilizzo di motoseghe, trattori, eccetera. Abbiamo trattori, verricelli e rimorchi che usiamo per l’asportazione delle piante e per fare legna, e devo dire che è un lavoro che mi appaga molto".

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