Dopo un "delicatissimo intervento" al bacino, il capriolo è di nuovo in piedi. "Custodiamo la speranza di vederlo correre di nuovo: libero e fiero tra le ombre e le luci del bosco"

Ancora non è detta l'ultima parola: incapace di nutrirsi da solo, l'ungulato dipende ancora dall'alimentazione assistita. I segni di ripresa, però, sembrano esserci. I tecnici che lo hanno soccorso ci parlano dell'intervento

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Il bosco ha richiamato il suo respiro, e la terra ha risposto. Luan è in piedi".
La storia del piccolo Luan, un capriolo trovato nella notte tra mercoledì 4 e giovedì 5 novembre agonizzante a seguito di un investimento stradale (ne parlavamo qui), sembra volgere per il meglio. A darne notizia sono i suoi soccorritori, i tecnici del Rifugio Faunistico Zara, a Montecatini Terme.
Il cammino è ancora lungo e faticoso. Il capriolo non riesce ancora a nutrirsi da solo e la degenza e l'alimentazione assistita continuano a essere il filo invisibile che lo tiene legato a noi. Ma piccoli segni di ripresa accendono la speranza: l'ematoma intorno al suo occhio sta iniziando a riassorbirsi, "come una notte che lascia lentamente spazio all'alba".
Sono la notte e il giorno che lo separano da quell'incidente, dal disinteresse di molti automobilisti di passaggio e dall'intervento provvidenziale di alcuni. "Dietro questa fragile rinascita c'è una ferita profonda, non solo nell'anima".
"Luan – spiegano i veterinari che si sono occupati delle sue cure – ha dovuto affrontare un intervento delicatissimo al bacino, dove un vuoto crudele di dieci centimetri mostrava la nudità dell'osso. Le mani dei veterinari hanno ricucito quel corpo spezzato, e ora ogni giorno ci attende il compito sacro e silenzioso della cura: medicare, pulire, disinfettare, sfiorando quel dolore con la massima devozione".
Dopo ore tra le tra le cure dei veterinari, è tornato a mostrare lo spirito combattivo che gli ha guadagnato il suo nome da 'guerriero': "Luan è vivo".
"In questa parola si racchiude una gratitudine che non si può spiegare a parole, ma che risuona nel petto di ognuno di noi. Siamo infinitamente felici di vederlo migliorare, un passo alla volta. Curiamo il suo corpo oggi, con lo sguardo e il cuore rivolti a domani. Custodiamo in noi la speranza più grande: quella di vederlo correre di nuovo, libero e fiero, tra le ombre e le luci del bosco a cui ha sempre, e per sempre, fiero di appartenere".












