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Ambiente | 06 novembre 2026 | 06:00

Osservando le chiome degli abeti rossi si può intuire a quale quota ci troviamo. Cosa bisogna guardare? Il piatto, il pettine, la spazzola

Avete mai notato che gli abeti rossi presentano chiome diverse in base alla zona in cui crescono? Plattenfichte, Kammfichte e Bürstenfichte: queste tre strane parole tedesche spiegano come questa specie abbia adattato la propria forma in funzione della quota

scritto da Paola Barducci

Per quanto tutti quanti, in queste settimane, siate alla ricerca dei dorati larici... per me camminare in un bosco puro di abete rosso resta una delle sette meraviglie del mondo.

 

Le foreste di abete rosso, le peccete, non sono solo magnifiche esteticamente quando raggiungono un'età adulta, con quei fusti dritti e fieri. Esse raccontano anche una storia selvicolturale antichissima qui in Trentino, dove abito, legata a quando queste piante erano l'unica risorsa economica per le popolazioni delle valli e i loro tronchi fluitavano verso la Repubblica di Venezia.

 

Camminando l'altro giorno per un rilievo forestale a 1.500 metri di quota ho notato due alberi della stessa specie, l'abete rosso appunto, con due forme della chioma completamente differenti: una era stretta e affusolata, come una sorta di matita verde piantata nel pendio, l'altra aveva invece una chioma più larga, ampia, come una sorta di scodella rovesciata.

 

E allora, come un flash, mi sono ricordata del mio amato professore di selvicoltura speciale, il mitico Giovanni Bernetti, le cui parole risuonano ancora nella mia mente seppur a distanza di …ops, oltre 25 anni!

 

Nelle sue lezioni ci raccontava le specie forestali con professionalità, innovazione ma anche tanta ironia, e così alcune sue frasi sono rimaste stampate nella mia memoria. Una fra queste venne fuori in un bosco alpino, guardando la forma degli abeti rossi. Una frase strana, che sembrava in ostrogoto: "Plattenfichte, Kammfichte e Bürstenfichte". Ovviamente ve le dovete immaginare con un accento fiorentino, quello di Bernetti, che ci fece scoppiare immediatamente a ridere.

 

Eppure non erano parole inventate, anzi! Esse spiegano di fatto come gli abeti rossi adattano la chioma in funzione della quota: di fatto cambiano "pettinatura" con l'altimetria. Non cambiano specie, né nome, né (di solito) il superbo carattere, ma il modo di portare i rami e, di conseguenza, gli aghi.

 

Una precisazione da botanica pignola (poiché si sa che i forestali sono pignoli anche quando sono in pantaloni infangati, cioè sempre): a rigore, quello che distingue le tre forme non sono gli aghi in sé, che nella Picea abies sono inseriti a spirale attorno al rametto, ma l'architettura dei rami di secondo ordine, cioè i rametti laterali che partono dal ramo principale. Gli aghi, poveretti, si adeguano, fanno quello che possono con la disposizione che hanno ereditato.

 

Ma cosa significano queste tre difficili parole in tedesco, Plattenfichte, Kammfichte e Bürstenfichte? Semplificando, 3 cose: il piatto, il pettine, la spazzola. Sembra l'elenco degli oggetti di una casa, e invece è la zonazione altitudinale dell'abete rosso.

Nelle zone più basse e più miti, nella fascia montana inferiore, indicativamente fra gli 800 e i 1.200 metri di quota, l'abete rosso porta rami piuttosto lunghi, quasi orizzontali, con i rametti laterali che si dispongono su un unico piano, come le dita di una mano o, appunto, come un piatto. È la Plattenfichte. Qui la vita è relativamente comoda: la neve non è quasi mai abbondante, il periodo vegetativo è lungo e la preoccupazione principale è avere tanta, tantissima luce: intercettare più fotoni possibile senza spendere troppo. Distendere il fogliame in piani orizzontali è la strategia migliore.

 

Salendo cambia la musica, o forse meglio dire la forma! Verso la fascia montana, fra i 1.000 e i 1.400 metri di quota circa, la neve comincia a farsi sentire, e con lei il peso. Qui troviamo la Kammfichte, l'abete a pettine: il ramo principale è ancora abbastanza orizzontale, ma i rametti laterali non si dispongono più in piano, bensì pendono verso il basso, paralleli fra loro, come i denti di un pettine. In questo modo la neve non si accumula sulla chioma, rischiando col suo peso di stroncare i rami, soprattutto quelli più fini e fragili come i secondari: si appoggia e poi scivola sui rami penduli per cadere a terra. L'abete rosso Kammfichte si libera così facilmente del peso, beato lui!

 

E poi si arriva in alto, indicativamente dai 1.500 metri di quota fino al limite della pecceta subalpina, intorno ai 1.900 metri circa: qui domina la Bürstenfichte, l'abete a spazzola. I rami sono corti, spesso più o meno ricurvi verso il basso, e i rametti laterali partono in tutte le direzioni, come le setole di uno scovolino da bottiglia. La chioma, nel suo insieme, diventa stretta e affusolata: come dicevo prima, arriva a sembrare un grosso matitone verde.

 

In alto la stagione vegetativa è corta, le temperature sono basse, la neve è spesso (almeno fino a 20 anni fa!) tanta e dura a lungo: una chioma stretta e con rami corti riduce il carico di neve sui rami, permette alla neve di scivolare via dalla chioma stessa e limita il rischio di schianti. Quanto agli aghi, disposti tutt'intorno al rametto, sfruttano la luce da ogni lato, che quassù arriva bassa e di taglio: l'obiettivo è resistere.

 

Ora, attenzione, perchè lo studio delle specie forestali non risponde a regole matematiche precisissime: le quote che si associano a queste tre forme sono indicative e variano con la regione, l'esposizione, il suolo e la storia del popolamento. Inoltre, la forma della chioma è in parte determinata geneticamente e in parte plastica: non è raro trovare in una stessa zona un po' di tutto, persino individui che sembrano non aver letto il manuale del Bernetti! Le tre forme, poi, sono i tre punti principali di un continuum, e passano dall'una all'altra gradualmente, un po' come le stagioni.

 

Per concludere, la prossima volta che salite lungo un versante dominato dall'abete rosso, provate a cimentarvi in questo piccolo gioco: guardate come l'abete porta i suoi rami e indovinate la quota senza altimetro. Piatto sotto, pettine in mezzo, spazzola in cima. Non sarà preciso al metro, ma vi sorprenderà di quanto spesso ci azzecca.

 

Plattenfichte, Kammfichte e Bürstenfichte: anche voi potrete dare sfoggio di queste nuove parole appena imparate. Mi raccomando, sforzandovi di pronunciarle con accento misto allemando-fiorentino, in onore del mio caro Professore!

 

 

 

Foto e illustrazioni: Paola Barducci, forst-rast.de, buendnerwald.ch, Wikimedia Commons

il blog
Imparare a guardare il bosco

Mi chiamo Paola Barducci, ma tutti mi chiamano Forestpaola. Sono una dottoressa forestale e Imparare a guardare il bosco è l'invito che rivolgo a chiunque desideri trasformare una semplice escursione in un'esperienza di scoperta profonda. Spesso, infatti, attraversiamo i paesaggi alpini percependo i boschi come uno sfondo statico, sempre uguale. Ma la montagna in cui si inseriscono è in realtà un organismo vivo, un insieme di dinamiche invisibili e storie scritte nel tempo.

In questo blog vi invito idealmente a camminare al mio fianco, lungo i versanti e tra i boschi di abete, larice o rovere, per decifrare insieme i segni della natura e l'evoluzione del paesaggio montano: dalla semplice definizione di bosco al riconoscimento degli alberi quando non hanno le foglie, faremo divulgazione scientifica "con gli scarponi ai piedi", imparando a leggere la complessità della foresta con occhi nuovi e consapevolezza tecnica, ma senza mai perdere lo stupore di chi sa ancora ascoltare il respiro della montagna.

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