Contenuto sponsorizzato
Ambiente | 20 febbraio 2026 | 06:00

Il vento mite che favorisce l'innesco di valanghe: quando soffia il favonio, le Alpi sembrano cambiare stagione nel giro di poche ore

Cieli limpidi, aria mite e visibilità straordinaria. Questo vento non è solo un curioso fenomeno meteorologico, ma il risultato di un viaggio dell'aria attraverso la montagna, capace di trasformare il tempo e la stabilità della neve. Cerchiamo di comprendere il funzionamento di questo meccanismo seguendo il percorso di una parcella d'aria

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Le settimane che scandiscono la fine dell’inverno e l’inizio della primavera sono, insieme a quelle autunnali, favorevoli per uno dei fenomeni meteorologici più affascinanti che caratterizzano le Alpi e le pianure che le circondano: il favonio, o per dirla alla tedesca, del Föhn. È il vento mite che cade dalle montagne verso le pianure, pulendo il cielo fino a renderlo di un azzurro perfetto, quasi irreale.

 

Molti processi sono coinvolti nella nascita del favonio. Grazie a questo fenomeno capace di trasformare in poche ore l’inverno in una parentesi tardo-primaverile, possiamo compiere un breve viaggio nella meteorologia.

 

Il favonio fa parte dei venti di caduta: correnti d’aria che, scavalcando una catena montuosa, superano un dislivello altimetrico. Il suo nome richiama la sua caratteristica principale, la mitezza. Favonio deriva infatti dal latino favere (favorire), a indicare la sua capacità di incoraggiare la crescita dei germogli in primavera. La traduzione tedesca, Föhn, è stata poi ripresa per ovvi motivi per indicare l’asciugacapelli.

 

L’ingrediente essenziale per la formazione del Favonio è una corretta disposizione dei flussi atmosferici. Le correnti devono fluire il più perpendicolarmente possibile alla catena Alpina, lungo un asse nord-sud imposto da un’adatta disposizione dei campi di alta e bassa pressione, motore primo dei venti.

 

Il Favonio rappresenta sempre il ramo discendente sottovento di questa configurazione. Se le masse d’aria si muovono da Nord a Sud, il Favonio soffia sulla fascia prealpina meridionale e sulla Pianura Padana. Se invece il flusso è invertito, il Föhn spira sul versante settentrionale e sugli altipiani svizzeri. Questo vento non è quindi definito dalla direzione, ma dal suo meccanismo di formazione.

 

Se Favonio/ Föhn è il ramo discendente sottovento, quello ascendente sopravento viene chiamato Stau, termine tedesco che indica coda/ristagno/ingorgo. Föhn e Stau sono i due lati opposti della medesima medaglia. Il primo un vento mite, accompagnato da tempo sereno e assenza di nubi e precipitazioni; il secondo una corrente umida e fresca, capace di generare fitta nuvolosità e precipitazioni intense. Stau si riferisce proprio all’ingorgo meteorologico che si genera sul versante sopravento.


La netta distinzione tra Stau e Favonio vista da satellite.

Cerchiamo di comprendere il funzionamento di questo meccanismo, considerando la configurazione più frequente, con flusso da Nord verso Sud.  Per farlo seguiamo il percorso di una parcella d’aria che si muove seguendo questa traiettoria attraverso alle Alpi.

 

La massa d’aria inizia il suo viaggio nelle pianure centrali dell’Europa. È fresca e umida, arrivando dalle regioni più settentrionali del continente. Spinta dai gradienti barici, impatta sull’Arco Alpino ed è costretta a risalirne i versanti settentrionali. Durante la salita subisce una riduzione della pressione che la fa espandere e raffreddare. Pressioni più basse rendono infatti meno probabili gli urti tra le molecole dei gas atmosferici, inducendone quindi il raffreddamento.

 

Il raffreddamento aumenta però l’umidità relativa, ovvero la quantità di vapore presente nella massa d’aria rispetto al massimo che può trattenere. Una massa d’aria più fredda può contenere meno vapore rispetto a una massa mite. Per questo l’umidità relativa della parcella in salita sulle Alpi aumenta, fino a raggiungere la saturazione, ovvero il valore di 100%. Raggiunta tale soglia, il vapore condensa, formando nubi e precipitazioni. È lo Stau.

 

Non c’è però tempo da perdere, il viaggio continua. Dopo aver perso gran parte della sua umidità attraverso intense precipitazioni, la massa d’aria supera lo spartiacque Alpino e inizia la discesa verso la Pianura Padana. La diminuzione di quota provoca trasformazioni opposte rispetto a quelle osservate lungo il versante Nord: la pressione aumenta, l’aria si comprime riscaldandosi e la sua umidità relativa diminuisce rapidamente. Le nubi si dissolvono e nasce il Favonio.


Le ultime nubi dello Stau si dissolvono passando attraverso le Alpi, diventando Favonio. Immagine tratta da "Il favonio, l’asciugacapelli delle Alpi – Parte 3", pubblicata sul sito dell'Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera.

La transizione da un regime all’altro è veloce. Superate le creste principali, le nubi si strappano e il cielo si apre, lasciando intravedere ampi sprazzi azzurri tra i lembi grigiastri. Spruzzi di neve imbiancano solo le cime prossime allo spartiacque principale, più a Sud il tempo volge rapidamente al bello e le temperature aumentano velocemente, andando ad aumentare il rischio di valanghe.


Le condizioni meteorologiche sui due versanti alpini il 17 febbraio 2026 alle ore 12: in alto le colline delle Langhe in Piemonte; in basso l'abitato di Andermatt, nelle Alpi Svizzere centrali.

Potrebbe sembrare che Stau e Favonio siano processi perfettamente simmetrici, ma non è così. Un elemento rompe questa simmetria, rendendo il riscaldamento del Favonio più forte rispetto al raffreddamento dello Stau. Quando l’aria umida sale verso l’alto, la sua temperatura diminuisce di 6.5°C per ogni mille metri di salita. Al contrario una massa d’aria secca che perde quota si scalda di 10°C per chilometro di discesa.

 

Immaginiamo una massa d’aria che arrivi da nord a 10°C e salga fino a 3000 metri: si raffredda di circa 20°C (tre volte 6.5°C), fino a circa -10°C. Quando poi scende secca verso la Pianura Padana si riscalda più intensamente, di circa 30°C (tre volte 10°C), raggiungendo i 20°C. L’interazione tra correnti e orografia ha così prodotto un riscaldamento di 6°C in poche centinaia di chilometri.


Uno schema che mostra il funzionamento della coppia Stau-Favonio.

Il favonio non è solamente un fenomeno meteorologico. Il suo passaggio lascia tracce evidenti sulla stabilità del manto nevoso e l’intensità delle sue raffiche può facilmente generare disagi in Pianura, dove raggiunge la massima velocità. L’improvviso e intenso aumento di temperatura va infatti a mutare le condizioni della neve, favorendo l’innesco di valanghe e il riassestamento del manto. Spesso i giorni di Favonio si accompagnano a un marcato pericolo di valanga e una rapida fusione della neve. In America Settentrionale i nativi americani avevano non a caso coniato il termine Chinook, letteralmente mangia neve, per chiamare un vento analogo al Favonio.

 

Ed è così che termina il viaggio della nostra parcella d’aria. Ha attraversato le Alpi, spingendosi fin sulle cime più alte e generando condizioni meteorologiche profondamente diverse nell’arco di pochi chilometri. Una meraviglia nata dall’incontro tra atmosfera e montagna.

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Sport
| 08 maggio | 19:00
Grande partecipazione alla Magnifica Comunità di Fiemme per l’incontro con Lisa Vittozzi e Tommaso Giacomel, [...]
Alpinismo
| 08 maggio | 18:00
"Detassis seduto sulla terrazza esterna del Brentei, con la pipa, che scruta ora verso valle, ora verso le montagne. [...]
Attualità
| 08 maggio | 14:45
Siamo nella costa est della Sardegna, nel sentiero che collega Cala Fuili a Cala Gonone. Dopo il tentativo di [...]
Contenuto sponsorizzato