"Alla montagna serve maggiore autonomia, ma le strutture amministrative dello Stato non la vogliono". Il senatore Luigi Spagnolli sulla legge montagna

"Gli stessi membri del Governo vedrebbero ridotto il loro potere". Per entrare nel dibattito che ha portato all’approvazione della legge, approvata lo scorso 10 settembre in tema di "riconoscimento e promozione delle zone montane", abbiamo scelto di contattare alcuni dei senatori protagonisti della discussione. Oggi, l’ex sindaco di Bolzano, ha condiviso con noi alcune riflessioni e proposte

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
È stata approvata definitivamente la nuova legge sulla montagna. Formalmente intitolata Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane (se ne parla anche come Ddl Montagna), è strutturata in 35 articoli, ciascuno dei quali tocca un tema importanti per il presente e il futuro delle terre alte.
Nonostante l’approvazione, il testo della legge non ha mancato di suscitare delle perplessità. Avevamo già ascoltato il parere di Marco Bussone, presidente nazionale dell’unione nazionale comuni, comunità ed enti montani (Uncem), in questo articolo, e la posizione della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra), in quest’altro.
La principale preoccupazione è quella di ricadere in una raccolta di belle formule con scarsa (o nulla) capacità di attuazione, come già era accaduto con la legge 97 del 1994.
Per approfondire il dibattito in Senato che ha portato all’approvazione, abbiamo contattato i senatori che, a nostro parere, hanno sviluppato gli interventi più significativi.
Di seguito riportiamo le parole di Luigi Spagnolli, senatore ed ex-sindaco di Bolzano, che ha votato contro l’approvazione della proposta.
DDL Montagna: cosa c’è di positivo? cosa di negativo?
Di positivo c'è che si fa qualcosa per la montagna, che è meglio di non fare nulla. Di negativo c'è che si fanno diversi piccoli passi, con cui si alleviano in misura maggiore o minore i tanti problemi della montagna, ma non se ne risolve nessuno. E siccome un ‘altra legge organica sulla montagna non si farà nei prossimi anni, perché si è fatta questa, i problemi resteranno irrisolti. Con buona pace dei proclami.
In che modo si potrebbe migliorare la legge? Di cosa avrebbe bisogno la montagna oggi?
Per migliorare la legge bisognerebbe cambiarne il paradigma: non piccoli passi, bensì un cambio di passo chiaro e forte. La legge non incide sui meccanismi burocratici statali, per cui per ogni tematica prevede successivi decreti e comunque sempre stanziamenti dello Stato. Io credo invece - e avevo presentato una mia proposta di legge che non è stata neanche presa in considerazione come possibile sviluppo di questa - che si debba fondamentalmente delegare alle comunità che vivono in montagna - Comuni (singoli o uniti tra loro), Province, comunità di valle ecc. a seconda delle diverse situazioni, con il coordinamento della Regione di riferimento - la possibilità di autogovernarsi trattenendo una congrua quota parte delle tasse che producono, e dandosi regole speciali in materia di concorrenza, sennò le piccole aziende locali non potranno avere speranza con le grandi aziende di fornitura di lavori beni e servizi che si trovano nelle grandi città. Decidendo quindi direttamente, con modi e forme da loro individuate, nel rispetto di norme cornice statali e delle norme europee, il proprio futuro e come perseguirlo. Si chiama autonomia: le strutture amministrative dello Stato (uffici ministeriali) non la vogliono, perché se si attuasse davvero verrebbero chiuse in quanto inutili, e gli stessi membri del Governo vedrebbero ridotto il loro potere di decidere. Lo Stato Italiano è da sempre molto centralista, ma la storia d'Europa dimostra quanto il centralismo è oggi obsoleto e superato.
Le risorse sono sufficienti? Eventualmente si potrà intervenire in legge di bilancio per aumentare le risorse?
Ho già risposto nella domanda precedente. Di questi tempi pensare di integrare in modo sostanzioso gli stanziamenti di bilancio nel corso dell'anno è illusorio.
Spesso, considerato lo svantaggio demografico (e di elettorato), tendono ad essere trascurate: perché invece è importante che vengano considerate queste comunità?
La montagna è sempre più fragile a causa dei cambiamenti climatici. Se si lascia fare a madre natura, in pochi decenni Alpi e Appennini subiranno dissesti idrogeologici tali da rendere inabitabili valli e territori dove l’uomo vive da millenni, causando danni anche alle pianure sottostanti. Per prevenire il dissesto idrogeologico è necessario che tutta la montagna italiana sia presidiata da popolazioni il più possibile autosufficienti, in grado quindi di intervenire e di far intervenire lo Stato prima che i dissesti si verifichino. Le alluvioni degli ultimi anni, collegate in gran parte a una insufficiente manutenzione dei versanti e degli alvei, sono costate somme ingenti di denaro pubblico (oltre ai danni ai privati e alle vite umane), molto maggiori di quelle che sarebbero bastate per prevenire i disastri. La montagna va pertanto ripopolata: in questo momento storico è un imperativo. Tra l'altro le condizioni di vita nei territori montani sono e saranno sempre più, per motivi climatici e non solo, più attraenti di quelle della città di pianura.
Crede sia corretto considerare la montagna in base al valore altimetrico?
La modalità di classificazione dei Comuni Montani è un altro punto dolente della norma: pretendere di usare un criterio unico per tutta l'Italia è in re ipsa inefficiente. Anche qui dare una vera autonomia alle Regioni, assegnando loro un budget adeguato e lasciando che esse decidano, sulla base della loro maggiore conoscenza delle caratteristiche locali, come distribuirlo ai Comuni di montagna, sarebbe molto meglio. Lo dimostra la mia terra, l'Alto Adige, che trattiene una parte - maggiore delle altre Regioni, perché svolge una serie di compiti che altrove spettano allo Stato - delle entrate fiscali che produce ed è evidente a chiunque che le usa meglio. Ma non piace allo Stato, perché gli toglie burocrazia: e senza burocrazia lo Stato non ha niente da fare.













