Circeo, la più antica necropoli del paleolitico. Su un osso tracce di scarnificazioni: cannibalismo o trattamento rituale?

Flavio Altamura, archeologo, ha spiegato nel dettaglio i risultati di questa straordinaria scoperta: “Oltre alle ossa umane che poi sono state studiate anche dal punto di vista antropologico, sono stati trovati anche una serie di oggetti facenti riferimento alla frequentazione e all’attività che veniva svolta da questi gruppi di piccoli cacciatori e raccoglitori. Nello specifico abbiamo trovato degli strumenti di pietra e di selce, che venivano utilizzati per le attività quotidiane - continua poi Altamura - e resti di carbone, ossa di animali e animali acquatici che erano i resti di pasto di questi individui”

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il Circeo è considerata una tra le mete turistiche più affascinanti del Lazio. Uno spettacolo paesaggistico davvero degno di nota, grazie a questa montagna che sprofonda a picco sul mare e che puntualmente viene frequentata anche da appassionati e amanti dell’alta quota. La zona però è conosciuta anche per le importanti testimonianze storiche. Per esempio grazie allo studioso Alberto Carlo Blanc, tra gli anni ’30 e ’40, sono stati portati agli onori delle cronache i siti paleolitici del Circeo.
Negli ultimi anni grazie alla Soprintendenza delle Belle Arti e Paesaggio per le province di Latina e di Frosinone e all’Università di Tor Vergata, sono iniziate e continuate delle nuove ricerche che hanno restituito resti umani risalenti al periodo storico del Paleolitico e riferibili sia all’Uomo di Neanderthal che all’Homo Sapiens. Per esempio sia la grotta Breuil che quella del Fossellone, o ancora il ricchissimo giacimento di Grotta Guatteri, sono diventati dei siti iconici e di rilevante importanza per la comunità scientifica mondiale.
RIPARO BLANC, GLI STUDI DEGLI ARCHEOLOGI FLAVIO ALTAMURA E MARGHERITA MUSSI
Tra il 2016 e il 2019, gli archeologi Flavio Altamura e Margherita Mussi, all’epoca afferenti all’Università di Roma Sapienza, hanno intrapreso nuovi scavi sul sito. Nonostante la sua importanza – Riparo Blanc è uno delle rare testimonianze mesolitiche conosciute in Italia e l’unico sito posto sulla costa tirrenica dell’Italia centrale – il sito era stato praticamente dimenticato e si erano resi necessari nuovi studi con tecniche aggiornate per comprenderne e precisarne le caratteristiche archeologiche. Un piccolo saggio, di appena due metri quadrati, è stato realizzato su un lembo del deposito mesolitico lasciato intatto dagli scavi degli anni ‘60.
Nel 2019, uno degli strati più antichi individuati comincia – a sorpresa – a restituire ossa umane preistoriche. Si eseguono verifiche sulla stratigrafia e datazioni al radiocarbonio: i resti umani risalgono al Mesolitico e sono i primi di questo periodo conosciuti nel Lazio. E poi un’altra sorpresa: Ivana Fiore, una studiosa specializzata nelle tracce sui resti ossei, analizza l’omero e documenta alcuni segni di tagli effettuati con uno strumento di pietra, probabilmente eseguiti per il distacco delle masse muscolari. Ci sono varie ipotesi per spiegare questo dato, molto raro nelle indagini preistoriche italiane: si trattava di una pulizia delle ossa finalizzata ad un trattamento rituale del cadavere, oppure quella carne fu asportata per un atto di cannibalismo?
A quel punto, è sorto negli studiosi un altro dubbio: e se anche le ossa trovate negli anni ’60 appartenessero in realtà a sepolture mesolitiche? È quindi iniziato uno studio sia sugli scheletri che sulla documentazione d’archivio dei vecchi scavi, grazie ad una collaborazione con l’Istituto di Paleontologia Umana di Anagni. I dati archeologici suggerivano che i resti erano compatibili con una datazione così antica, ma mancava la “prova regina”, cioè una data. Sono quindi state effettuate delle nuove datazioni al radiocarbonio che hanno confermato l’intuizione.
A tal propositi Flavio Altamura, archeologo, ha spiegato ancor più nel dettaglio i risultati di questa straordinaria scoperta: “Oltre alle ossa umane che poi sono state studiate anche dal punto di vista antropologico, sono stati trovati anche una serie di oggetti facenti riferimento alla frequentazione e all’attività che veniva svolta da questi gruppi di piccoli cacciatori e raccoglitori. Nello specifico abbiamo trovato degli strumenti di pietra, strumenti di selce, che venivano utilizzati per le attività quotidiane – continua poi Altamura – abbiamo trovato poi dei resti di carbone, ossa di animali e animali acquatici che erano i resti di pasto di questi individui”.
Lo scavo infine ha portato alla luce un focolare completamente colmo di conchiglie, che sembrerebbe rappresentare i resti di un pasto a base di frutti di mare. Al momento gli scavi sono terminati ma probabilmente al di sotto delle rocce del Circeo sono presenti ulteriori rimanenze di quella che è il periodo storico compreso tra il 9300 e il 7500 a.C.













