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Attualità | 22 marzo 2025 | 06:00

Fu una lotta operaia a bloccare lo scarico: la storia dietro alla discarica riemersa durante l'ultima alluvione nell'Appennino tosco-romagnolo

Tutti gli aggiornamenti sulla frana di Palazzuolo sul Senio, in provincia di Firenze, che ha portato alla luce una discarica dismessa degli anni ‘70, trascinando nel fiume tonnellate di rifiuti. Gli enti competenti sono già all’opera per la messa in sicurezza del sito mentre affiorano anche i ricordi dei giorni in cui le proteste degli operai della RIFLE costrinsero i camion a fermarsi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

È trascorsa una settimana dalla frana che, dopo aver scoperchiato una discarica dimenticata dei primi anni ‘70 nel Comune di Palazzuolo sul Senio, ha rovesciato tonnellate di rifiuti nel Fiume Rovigo in piena.

 

Una settimana in cui ogni tipo di materiale è stato trascinato dall’acqua fino al Fiume Santerno, di lì ad Imola e al mare. Intanto, a monte, gli enti competenti si sono attivati per rispondere a quella che fin da subito si è configurata come una emergenza ambientale nella cornice già complessa dell’alluvione che ha colpito l’Alto Mugello. 

 

Una settimana in cui si sono susseguite foto e testimonianze del ritrovamento dei rifiuti sempre più lontani dal sito della discarica, sempre più a valle. Un crescendo di consapevolezza della gravità dell’evento che ha già portato molte comunità e associazioni locali, fra le quali anche le sedi CAI, ad organizzare le prime giornate di raccolta: meteo permettendo e solo quando l’Azienda Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) avrà espresso il suo parere sulla natura dei rifiuti e sulla loro pericolosità. Intanto, il Sindaco di Palazzuolo sul Senio, Marco Bottino, fa sapere che i primi rilievi fatti sulle acque hanno dato esiti incoraggianti rispetto alla contaminazione e l’Azienda ha comunicato che i controlli periodici fatti in passato non avevano mai evidenziato particolari emergenze.

Lunedì 17 marzo è stato convocato un tavolo per discutere la situazione dove hanno partecipato, tra gli altri, ARPAT, ARPAE, i Comuni di Imola, Firenzuola, Palazzuolo sul Senio, la Protezione Civile ed Hera; Regione Toscana si è impegnata a coprire le spese dell’intervento. La ditta specializzata che si occupa della messa in sicurezza, già attiva dai primi giorni della settimana, come racconta Bottino: “in questi giorni al Molino della Lastra e Ponte Roncone verranno posizionate delle reti che intercetteranno i rifiuti. E intanto sta comunque procedendo alla rimozione dei rifiuti in alveo, con la priorità di impedire il loro arrivo nel Santerno”. 

 

Giorno dopo giorno sono via via emersi nuovi dettagli riguardo alla storia di questa discarica, a partire dall’accordo tra l’Azienda Municipalizzata Servizi Nettezza Urbana (ASNU) e il Comune di Palazzuolo. Dagli archivi comunali è emerso che in cambio di uno spazio in cui depositare una parte dei rifiuti provenienti dalla città di Firenze, ANSU diede al comune 4 milioni e mezzo di lire, un autocompattatore per la raccolta dei rifiuti e due mezzi più piccoli, e promise di versare ulteriori 2 milioni di lire al mese per la durata dell’uso della discarica

Il periodo in cui sono stati scaricati i rifiuti è stato confermato a cavallo dei mesi di gennaio e febbraio 1971, grazie alle molte testimonianze e anche al documento riportante l’interrogazione parlamentare del deputato del Partito Comunista Veraldo Vespignani, ex sindaco di Imola, che nel suo intervento fornisce i dati sulla quantità di rifiuti scaricati al giorno, 300 tonnellate, e il piano complessivo che prevedeva il posizionamento di un totale di 60 mila tonnellate. Ad inquietare di questo documento è anche la lista dei siti coinvolti da questa operazione. Si legge che i siti individuati erano quattro, di cui due già attivi al momento dell’interrogazione (12 febbraio 1971) “tra la località Spiagge ed il passo della Sambuca sul Monte Carzolano”, uno in attivazione il giorno stesso “al passo della Sambuca” e il quarto che, stando a quanto ricostruito, non dovrebbe essere stato attivato ma che era previsto in “una valletta che dal Monte Altello scende nel Rovigo”. Chi conosce la zona starà rabbrividendo (chi scrive sicuramente) nel leggere questi toponimi, pensando alla bellezza che caratterizza i luoghi citati e alla possibilità che nascondano altre discariche. 

Ma non fu l’interrogazione parlamentare a bloccare lo scarico dei rifiuti, o almeno non solo. Oltre alla testimonianza delle proteste organizzate a Razzuolo, abbiamo raccolto anche il racconto di Giancarlo Grifoni, ventenne all’epoca, operaio nello stabilimento firenzuolino della RIFLE. Fu proprio il comitato di fabbrica ad organizzare l’occupazione del Comune di Firenzuola, a cui fece immediato seguito quella del Comune di Palazzuolo ad opera degli operai originari del posto, tra cui Giancarlo.

“L’amministrazione si era dileguata, quindi una volta occupato il Comune, lasciammo alcuni compagni a controllare e salimmo al sito della discarica con l’intento di bloccare lo scarico” racconta, un’iniziativa che con l’arrivo sul posto anche di Polizia e Carabinieri, valse lo stop degli sversamenti. “Per quello che ricordo il successivo accordo fu fatto con il Comune di Imola” aggiunge Giancarlo. Chissà se non ci sia da aspettarsi qualche sorpresa anche in quei territori. Negli anni seguenti, fino degli anni ‘70, il gruppo provò più volte ad interrogare l’amministrazione sul futuro della discarica, ricevendo risposte elusive sulle possibili conseguenze ambientali di quella che oggi sappiamo essere una bomba ecologica rimasta nascosta per 50 anni. 

 

La foto in bianco e nero in copertina e le prime due foto in bianco e nero dell'articolo sono tratte da "Inquinamento e agricoltura in Toscana", edito dall'associazione provinciale dottori in scienze agrarie e forestali di Firenze, 1973. Si ringrazia Luca Varlani per la segnalazione.

 

Le ultime tre foto in bianco e nero sono di Giancarlo Grifoni, scattate il giorno della protesta operaia che portò al blocco della discarica. 

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