La discarica finì nel torrente: finalmente, per i volontari arriva il via libera a intervenire. Cai Imola: "Incomprensibile come, dopo mesi, non sia stato attivato un coordinamento"

Dopo i divieti, una nuova ordinanza comunale consente l’accesso ad alcune zone per rimuovere i rifiuti. "Il Cai Imola potrà finalmente attivare i propri volontari che, numerosi ed impazienti, sin dallo scorso marzo avevano offerto la propria disponibilità. A breve verranno comunicate ai soci le modalità di intervento, in modo da portare un contributo al risanamento di questo lembo di territorio, così amato dagli escursionisti e così devastato a causa del folle progetto di localizzarvi una discarica"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Finalmente arriva una notizia molto attesa per le sorti del torrente Rovigo, gravemente compromesso da una frana che, quattro mesi fa, ha provocato lo sversamento nel corso d’acqua dei rifiuti presenti in una discarica “dimenticata” dagli anni Settanta.
I fatti risalgono allo scorso marzo, quando in seguito al movimento franoso era venuta alla luce una discarica dismessa, posizionata su un ripido pendio che si protende verso il torrente, al confine tra i comuni di Firenzuola e Palazzuolo sul Senio, nell'Appennino tosco-romagnolo. Una vicenda che come L'AltraMontagna avevamo seguito da vicino: qui il reportage con foto dell'accaduto e qui l'approfondimento relativo alla storia della discarica.
Adesso qualcosa (o meglio, qualcuno) si muove. La novità riguarda la possibilità, per le associazioni di volontariato, di apportare il proprio contributo alle operazioni di bonifica dalle immondizie confluite nel principale affluente del fiume Santerno.
"Il Club Alpino Italiano sezione di Imola, da sempre attivo su quel territorio per la manutenzione sentieristica, sino ad ora aveva tenuto i propri volontari in stand-by, in attesa di chiarimenti dalle istituzioni su come potere mettere a disposizione le proprie risorse per contribuire alla pulizia del corso d’acqua - spiega il Cai di Imola in una nota -. Questi chiarimenti, a distanza di oltre quattro mesi dalla frana, sono tuttora latitanti; tuttavia, il Sindaco di Firenzuola, dopo le ordinanze dello scorso marzo ed aprile che vietavano ai volontari di accedere all’alveo del Rovigo, lo scorso 4 luglio ne ha finalmente diffusa una nuova che invece consente 'l’accesso al volontariato per la raccolta dei rifiuti nel tratto del fiume Santerno e nel tratto del torrente Rovigo ricompreso tra la confluenza del fiume Santerno e la località Mulinaccio di competenza territoriale del Comune di Firenzuola'".
Nonostante manchino ancora un coordinamento ufficiale e una strategia condivisa, "con questa nuova ordinanza sarà finalmente consentita alle associazioni – e tra queste il Cai di Imola – l’attivazione dei propri volontari, in attesa da mesi di potersi rendere utili", afferma il presidente della Sezione, Ivano Cobalto.
"Certo, va registrato che la possibilità di operare viene permessa a luglio, in un momento dell’anno particolarmente caldo che va a gravare i volontari di un ulteriore disagio oltre al doversi muovere in un ambiente accidentato e per questo difficile - fa notare il Cai Imola -. Inoltre, non si può che prendere atto con molto rammarico che continua a mancare un coordinamento che consenta ai volontari di intervenire in modo organico ed efficace, coordinamento che è incomprensibile come non sia ancora stato attivato (e chissà mai se lo sarà a questo punto…) dopo tanto tempo".
Nonostante le criticità rilevate, ad oggi rimaste senza riscontro, la sezione locale del Club Alpino Italiano è pronta a coinvolgere i propri soci nelle operazioni di ripristino ambientale della zona, compromessa dalla scorsa primavera.
"Il Cai Imola, in conseguenza di questa ordinanza di apertura, potrà finalmente attivare i propri volontari che, numerosi ed impazienti, sin dallo scorso marzo avevano offerto la propria disponibilità. A breve verranno comunicate ai soci le modalità di intervento, in modo da portare un contributo al risanamento di questo iconico lembo di territorio, così amato dagli escursionisti e così devastato a causa del folle progetto di localizzarvi una discarica", conclude la nota diffusa dal presidente Cobalto.

A muoversi, nei mesi scorsi, era stato anche il Fai (Fondo Ambiente Italiano), promuovendo una raccolta firme per tenere alta l'attenzione sulla faccenda. "Era un paradiso, ora assomiglia a un girone dantesco", si legge in questa pagina, dedicata al torrente Rovigo, inserito tra i "luoghi del cuore". "A causa di uno smottamento causato dalle abbondanti piogge, è stato investito dalla frana di una vecchia discarica dimenticata ed "incautamente" creata lungo i suoi argini (per la raccolta dei rifiuti del comune di Firenze) e nelle sue acque in piena si sono riversati metri e metri cubi di spazzatura di ogni ogni genere (non esisteva negli anni '70 la raccolta differenziata...); quello che si vede impigliato nella vegetazione sono principalmente stracci e plastica, altri materiali depositati sui fondali e le acque contaminate da microplastiche e cos'altro ce lo dirà il tempo". Il primo intento della raccolta firme è di "tenere alta l'attenzione di tutte le istituzioni su questo disastro ecologico, in secondo luogo si vogliono promuovere interventi per il ripristino dello stato naturale dei luoghi, per il censimento, la ricerca e la messa in sicurezza di altre possibili situazioni analoghe", scrive il Fai.
Gli operatori di Arpa Toscana ed Emilia Romagna in collaborazione con la ditta incaricata dal Comune di Palazzuolo sul Senio per i lavori di raccolta dei rifiuti (Agriambiente) hanno svolto attività di controllo e monitoraggio, con sopralluoghi congiunti lungo il corso del rio Rovigo (a valle della zona della frana) e nei punti dove sono state installate le reti di contenimento per raccogliere i rifiuti che discendono nel corso d’acqua. "Gli operatori di Agriambiente ispezionano più volte alla settimana tutte le reti installate lungo l’alveo del fiume e rimuovono i rifiuti accumulati", informava Arpat a maggio. L'agenzia regionale ha svolto campionamenti periodici per verificare eventuali variazioni sulla qualità delle acque del fiume. L'ultima relazione disponibile sul sito risale a maggio e contiene l'esito dei controlli effettuati il 2 aprile.
Oltre alle realtà autorizzate, adesso, anche i volontari che aspettavano il permesso per intervenire potranno offrire il proprio contributo, operando nelle zone previste dall'ordinanza del Comune di Firenzuola.













