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Attualità | 21 giugno 2025 | 18:00

La scuola di montagna che doveva chiudere, ma è stata salvata dal Consiglio di Stato: "L'istruzione nelle aree più svantaggiate è un freno allo spopolamento"

Il consiglio regionale aveva scelto la soppressione di un istituto scolastico nel territorio di Ripalimosani, a 640 metri sul livello del mare, mentre la giunta aveva indicato l'accorpamento di plessi a Campobasso, Termoli e Venafro, che sono tre dei 4 Comuni più grandi della Regione. Una sentenza esemplare del Consiglio di Stato richiama la Costituzione sottolineando l'importanza dei servizi essenziali e la "specialità" delle aree montane. Uncem chiede al ministero dell'Istruzione un tavolo per affrontare la questione in modo strutturale  

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Di fronte alla proposta della giunta regionale del Molise, che aveva previsto l'accorpamento di tre istituzioni scolastiche nel territorio della provincia di Campobasso, nell'ambito di una "riorganizzazione della rete scolastica territoriale relativamente all’anno 2024/2025", il consiglio regionale aveva di fatto scartato le indicazioni ricevute e scelto la soppressione dell’autonomia scolastica, "a valere dall'anno scolastico 2024/2025, tra gli altri, dell’istituto 'Dante Alighieri' di Ripalimosani", un comune del Sannio molisano di meno di 3mila abitanti a 640 metri sul livello del mare.

 

È questo che ha portato il Consiglio di Stato a respingere il ricorso proposto dal Ministero dell’istruzione e del merito e dall’Ufficio scolastico regionale per il Molise e dalla Regione Molise, contro la sentenza del TAR che aveva dichiarato illegittimo quanto disposto, dando ragione cioè agli enti ricorrenti - Comune di Ripalimosani, il Comune di Petrella Tifernina, il Comune di Matrice, il Comune di Montagano, il Comune di Limosano e il Comune di Oratino - e alla madre di un alunno frequentante l’istituto comprensivo "Dante Alighieri" di Ripalimosani, che non aveva accettato la soppressione della scuola frequentata dal figlio.

 

Anche se la sentenza 2202/2025 riguarda una situazione specifica, le parole scelte dai giudizi amministrativi ne fanno uno strumento utile per riflettere sul valore delle istituzioni scolastiche nelle aree interne e sulle politiche delle amministrazioni regionali e locali. La giunta regionale del Molise, infatti, aveva individuato come "indirizzo di programmazione" e nella definizione dei "criteri generali per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche per gli anni 2024/2027", l'accorpamento di tre istituti di Campobasso, Termoli e Venafro, che sono tre dei 4 Comuni più popolosi della Regione. In quei contesti, la soppressione avrebbe significato l'accorpamento con altri istituti esistenti. Diverso, invece, il caso di Ripalimosani, un istituto sito in area montana e - spiega la sentenza - "frequentato complessivamente da 544 alunni". È possibile immaginare, cioè, che sia centrale per le comunità degli enti locali che hanno accompagnato Ripalimosani nel vittorioso ricorso al TAR del gennaio 2024, oggi confermato anche nella sentenza del Consiglio di Stato. Molti sono Comuni con meno di mille abitanti.

 

La sentenza merita di essere citata, dove pone delle questioni centrali, anche per richiamare alla responsabilità politica dei consiglieri regionali: "La decisione di sopprimere l’autonomia di un istituto scolastico di un piccolo centro montano in luogo di quella di una scuola di un centro urbano risulta del tutto decontestualizzata, in contrasto rispetto alla precedente istruttoria e distonica rispetto agli apporti procedimentali acquisiti". E ancora: "la tutela dei comuni montani, che si inserisce nel quadro dei principi espressi dall’art. 44 Cost., ('la legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane'), è stata, infatti, riconosciuta dal legislatore nazionale lungo tutto il percorso evolutivo che ha riguardato gli atti di organizzazione del settore scolastico". Elemento centrale diventa la "necessità di salvaguardare le specificità delle istituzioni scolastiche situate nei comuni montani, nelle piccole isole e nelle aree

geografiche caratterizzate da specificità linguistiche", anche per valorizzare la "connotazione orografica del territorio di riferimento" e la “tutela di comunità locali collocate in aree interne più svantaggiate e a rischio di spopolamento".

 

Secondo i giudici amministrativi, tutto questo "non preclude al piano regionale di incidere anche su istituti collocati in comuni montani, ma richiede una più approfondita valutazione, che, per le ragioni esposte anche di seguito, è mancata nel caso di specie. [...] non emerge affatto che la soppressione del predetto istituto costituisse una scelta obbligata nell’ottica di una razionale riorganizzazione degli istituti". Inoltre, "il contenuto della originaria proposta che non prevedeva la soppressione dell’autonomia scolastica dell’istituto 'Dante Alighieri' di Ripalimosani conferma il carattere non vincolato della poi avvenuta soppressione.

 

Tra i soggetti che hanno approfittato della sentenza per porre nuovamente l'accento sul tema della scuola in montagna c'è l'Uncem, l'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani. L'associazione, spiega un comunicato, "ha chiesto in diverse occasioni al Ministro dell'Istruzione Valditara di organizzare un tavolo di alto livello con esperti, amministratori, rappresentanti delle Istituzioni per ripensare il modello organizzativo delle scuole nei piccoli Comuni, nei territori montani e interni del Paese. Anche alla luce della Strategia nazionale aree interne e della prossima nuova legge sulla Montagna". Uncem richiama l'importantissimo lavoro di INDIRE per riorganizzare il sistema scolastico nei territori, alla luce della crisi demografica. "In questa direzione conta ed è decisiva l'organizzazione istituzionale dei Comuni sui territori. Il modello organizzativo - spiega l'associazione in un comunicato - va ripensato insieme, oltre i municipalismi e i campanilismi. Il piano organizzativo, con un 'pensiero a prova di futuro' sulla scuola, deve essere nazionale, del Ministero coinvolgendo le migliori teste e guardando politicamente alle migliori pratiche mosse negli ultimi quindici anni sui territori".

 

Il punto di partenza potrebbe essere il contenuto di una lettera che già nel 2023 Uncem aveva inviato alla presidente di Indire, l'Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa che ha fatto un gran lavoro sulle piccole scuole delle aree interne: "Sappiamo bene che non 'possiamo salvare tutto' come molti vorrebbero. E che i sistemi organizzativi nei nostri paesi sono ancorati a schemi del passato. Ancor di più, le famiglie, sia che da sempre vivono sui quei territori o che vorrebbero trasferirsi, hanno urgenza di opportunità precise e più efficaci rispetto a decenni scorsi. Abbiamo visto nascere alcune 'scuole di valle', plessi volutamente accorpati per volontà di dirigenti scolastici, insegnanti, amministratori pubblici, e altrove abbiamo visto contrasti, qualche mobilitazione per salvare anche micro plessi". Uncem invita a una riflessione per "individuare migliori e maggiori servizi", per un cambio di paradigma. Perché, come ha scritto su Facebook l'ex sindaco di Biccari (FB), sui Monti Dauni, Gianfilippo Mignogna, "se l’unico strumento che usiamo per leggere le Aree Interne è la calcolatrice, allora vedremo sempre e solo conti che non tornano".
 


 

 

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