Contenuto sponsorizzato
Attualità | 08 ottobre 2025 | 19:30

Lavori fino al 2030 e continui stop ai treni sulla linea Ponte nelle Alpi - Calalzo di Cadore. Il PD Belluno Dolomiti promuove un'interrogazione in Parlamento

In provincia di Belluno, sembra non avere fine l'incubo dei lavori sulla tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi – Calalzo di Cadore. "Dovevano durare altri due anni, ma verosimilmente proseguiranno fino al 2030. A metterlo nero su bianco, in un documento ufficiale, è la stessa Rfi, Rete Ferroviaria Italiana", informa il Partito Democratico Belluno Dolomiti in una nota

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Sembra non avere fine l'incubo dei lavori sulla tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi – Calalzo di Cadore (BL), interessata da continue interruzioni alla circolazione dei treni per interventi di manutenzione. "Dovevano durare altri due anni, ma verosimilmente proseguiranno fino al 2030. A metterlo nero su bianco, in un documento ufficiale, è la stessa RFI (Rete Ferroviaria Italiana, ndr)", informa il Partito Democratico Belluno Dolomiti in una nota. 

 

La questione è emersa nel corso del dibattito promosso sabato scorso dal Pd a Belluno, in occasione della presentazione dei candidati alle elezioni regionali del 23 e 24 novembre. All'incontro ha partecipato anche il deputato Pd Andrea Casu, vicepresidente della IX Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati; a lui, il segretario provinciale del Pd Alessandro Del Bianco ha affidato il compito di presentare un'interrogazione in Parlamento sulla vicenda, coinvolgendo anche la Commissione Trasporti

 

Casu ha assicurato che porterà a Roma le istanze bellunesi, rilanciando un messaggio chiaro: "Vogliamo una montagna da abitare 365 giorni all’anno, che dia lavoro e servizi, che sostenga lo sviluppo e non continui a pagare lo scotto di politiche disattente. Basta cittadini di Serie A e Serie B: è tempo di un deciso cambio di rotta".

 

"Per anni, ci è stato detto che questi lavori – iniziati nel 2022 e proseguiti per sei mesi all'anno – erano finalizzati alle Olimpiadi. Poi è emerso che in realtà si sarebbe andati avanti anche nel 2026 e nel 2027, ma l'ultimo documento ufficiale racconta un'altra, molto più preoccupante, verità. È urgente fare chiarezza, anche mobilitando il Parlamento - spiegato Del Bianco -. Secondo quanto comunicato da RFI, i cantieri proseguiranno con la chiusura della tratta per sei mesi all'anno fino al 2030. E non è finita: anche dopo, la linea sarà comunque chiusa per tre mesi all’anno per la manutenzione ordinaria".

 

"Parliamo complessivamente di una tratta di appena 40 chilometri. Non è concepibile, in nessun Paese del sistema industrializzato occidentale, impiegare 10 anni per completare dei lavori di manutenzione. Francamente ci sembra una situazione molto strana. Per questo depositeremo un'interrogazione parlamentare e chiederemo che tutti gli enti locali bellunesi interessati prendano una posizione chiara per chiedere che vengano date certezze. Ci rivolgiamo direttamente anche al Senatore Luca De Carlo e alla vicepresidente della Provincia Silvia Calligaro, chiedendo loro un'operazione di verità: cosa sta succedendo davvero sulla linea? Perché dei normali lavori di manutenzione durano così tanto nel tempo? Nel mondo vediamo opere grandiose realizzarsi in meno di un anno mentre su questa linea sembra tutto difficile. Perché i lavori non sono effettuati in un unico blocco?".

 

A confermare le preoccupazioni anche Sindi Manushi, sindaca di Pieve di Cadore e consigliera provinciale di Futura – Centrosinistra Bellunese, che in estate - a seguito della notizia allarmante sulla chiusura della tratta - ha avviato una interlocuzione con RFI: "È difficile pensare a un futuro della tratta a queste condizioni. Tenere chiusa la ferrovia 6 mesi su 12 significa di fatto renderla inaffidabile per gli utenti. Il treno smette, in buona sostanza, di essere un servizio per pendolari, studenti e - in generale - per i residenti del Cadore. La trascuratezza sul tema trasporti e viabilità in Provincia è sotto gli occhi di tutti: dall’interscambio gomma-rotaia, al trasporto olimpico, fino alla gestione del trasporto pubblico locale. E ora anche la chiusura a singhiozzo della ferrovia. Il silenzio da parte della Provincia è, in particolare, di chi possiede le deleghe a viabilità e trasporti è assordante. Credo sia necessario avviare un tavolo di confronto serio con tutti i soggetti; siamo certi che, se si ha la volontà politica, si potranno trovare soluzioni alternative per rendere la tratta più fruibile e attrattiva".

 

Le risposte di RFI sono il risultato di un confronto chiesto da tempo dal Partito Democratico locale, preoccupato per il destino di quella che era stata definita la “linea olimpica”.

 

"Che futuro può avere una linea che, per i prossimi cinque anni, sarà inutilizzabile fuori dai periodi turistici e che anche dopo funzionerà a singhiozzo? - conclude Del Bianco -. È urgente sapere se si vuole valorizzare o smantellare questa infrastruttura. Non possiamo accettare che la montagna venga accompagnata verso l’abbandono, con l’eutanasia dei servizi essenziali".

 

Intanto, dallo scorso 14 settembre e fino al 13 dicembre 2025, la circolazione ferroviaria è sospesa lungo le linee Conegliano – Belluno e Calalzo–Pieve di Cadore–Cortina – Belluno per consentire quelli che Rfi in un comunicato chiama "importanti lavori di potenziamento infrastrutturale e tecnologico, a cura di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane)". Gli interventi rientrano in un ampio programma di riqualificazione della rete ferroviaria nel territorio bellunese, spiega la nota. "Sulla tratta Ponte nelle Alpi – Calalzo, con un investimento di oltre 10,7 milioni di euro, sono previsti lavori in galleria, sui viadotti e per la protezione delle pareti rocciose. A Longarone si realizzeranno un nuovo sottopasso, pensiline rinnovate e marciapiedi rialzati, oltre al ripristino del secondo binario. Verranno inoltre aggiornati i sistemi di controllo e comunicazione ferroviaria. Sulla linea Conegliano – Ponte nelle Alpi (investimento di circa 3,7 milioni di euro), si interverrà a Vittorio Veneto con un nuovo sottopasso e lavori sull’armamento. Sono previste opere di impermeabilizzazione in galleria, manutenzione di scarpate e muri, e l’installazione di un sistema di sicurezza avanzato al passaggio a livello “Ai Gai”. Infine, sulla tratta Belluno – Ponte nelle Alpi (investimento di circa 6,6 milioni di euro), si svolgeranno lavori su binari, impianti elettrici e sistemi di segnalamento, con l’obiettivo di migliorare la gestione del traffico e la sicurezza. In tutte le tratte interessate, si effettueranno anche attività di manutenzione ordinaria, taglio della vegetazione e aggiornamento degli impianti", informa Rfi.

 

Queste informazioni si riferiscono al breve periodo ma i dati resi noti dal Pd dipingono uno scenario a lungo termine poco rassicurante. Come scrivevamo in quest'altro articolo dedicato alla questione della mobilità ferroviaria bellunese, il sistema di trasporto pubblico - attualmente carente - è uno snodo centrale per il territorio, interconnesso con altre questioni complesse e di vitale importanza, come la viabilità di montagna, l’accessibilità della popolazione ai servizi e il contrasto allo spopolamento.

SOSTIENICI CON
UNA DONAZIONE
Contenuto sponsorizzato
recenti
Attualità
| 28 aprile | 06:09
Da qualche giorno circola un video che mostra un'esercitazione per operazioni d'emergenza nella città di Hadano, in [...]
Attualità
| 27 aprile | 19:00
Quando le filiere corte si indeboliscono, quando i produttori perdono la possibilità di controllare direttamente il [...]
Ambiente
| 27 aprile | 18:00
"Una certa politica populista sembra offrire l'illusione di poter fermare il cambiamento. Che si tratti del lupo o [...]
Contenuto sponsorizzato