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Attualità | 01 agosto 2025 | 13:00

"Le aree interne non devono accettare la diagnosi di una morte certa". C'è margine per non andare a sbattere contro il futuro

I territori marginali sono "luoghi di immense possibilità, laboratori d’innovazione, dove l’economia non consuma ma rigenera ed è in grado di indicare la rotta per un futuro più equo, sostenibile e desiderabile per ognuno". Nasce un coordinamento di associazioni e imprese che operano nell'Italia interna e promuove una lettera/appello per chiedere la revisione del Piano strategico nazionale per le aree interne, perché non c'è nessuno spopolamento irreversibile 

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

È nato un coordinamento che si chiama "C'è margine" e promette di offrire "indicazioni stradali per non andare a sbattere contro il futuro". Il tema è quello delle aree interne e delle politiche pubbliche per contrastare lo spopolamento e l'esigenza di un tavolo di riflessione comune nasce da un confronto tra soggetti che operano dal basso nell'Italia marginalizzata: studentesse e studenti della Londa School of Economics, Coordinamento nazionale dei dottorati comunali, Rete Rifai, Forum Disuguaglianze Diversità, Riabitare l’Italia, LAMA Impresa Sociale, MIM - Montagne in Movimento, Cittadinanzattiva APS, Boschilla- Il suono del tuo passo, Festival dei giovani dell'Appennino. Una rete di cui fanno parte soggetti che vivono nelle aree interne - abitanti, professioniste/i, attiviste/i, dottorande/i, ricercatrici/tori, reti organizzate, associazioni, enti del terzo settore, sindache/ci e cittadine/i - e per questo sono consapevoli di tutto ciò che si sta muovendo in territori che rappresentano "fucine di modelli di sviluppo socioeconomico innovativi, comunitari e partecipati" che per questo "si prefigurano a tutti gli effetti come un’alternativa ai modelli urbanocentrici".

 

Lo stimolo alla riflessione, contenuta in una lettera/appello che possono sottoscrivere - spiega Alessandra Zagli di LAMA e della Londa School of Economics - "tutti i soggetti organizzati, anche nella forma di impresa, che lo vogliono sostenere", è nata leggendo il Piano strategico nazionale per le aree interne 2021-2027, in particolare laddove si fa riferimento a un presunto spopolamento "irreversibile" per il territorio di alcuni comuni delle aree interne, termine che ha aperto un aspro dibattito, che ha coinvolto anche il ministro per gli Affari europei e le Politiche di coesione, Tommaso Foti.
 

 

"Scegliamo di mobilitarci e di unirci oggi grazie all’impulso di un gruppo di under 35 che ha deciso di essere la cassa di risonanza di una porzione nazionale che rappresenta il 60% dei territori e un quarto della popolazione italiana" scrivono i promotori dell'appello "C'è margine". Non è pensabile, secondo loro, che esistano aree interne che "devono accettare la diagnosi di una morte certa".

 

Per questo, il coordinamento offre cinque indicazioni, contenute all'interno di una lettera-appello promossa dal coordinamento e che è possibile sottoscrivere. Sono cinque punti di un programma minimo che faccia l'interesse di quanti vivono e lavorano nelle aree interne, con l'obiettivo di modificare gli indirizzi del PSNAI 2021-2027 e disegnare politiche pubbliche che:

 

- favoriscano flussi di migrazione interna e internazionale per un’inversione di tendenza: mettere in atto politiche e disegni di ripopolamento per facilitare il movimento di flussi migratori da un paese all’altro; semplificare le procedure amministrative per la richiesta di un visto/permesso di soggiorno; promuovere l’integrazione nei territori (corsi di lingua, politiche abitative, formazione professionale etc.); incentivare il rientro di risorse che si sono formate altrove, valorizzando le competenze acquisite e sostenendo l’inserimento nelle reti locali;

- rendano le aree interne protagoniste della transizione ecologica e digitale. Progetti ambientali partecipati, formazione all’uso sostenibile delle risorse e creazione di comunità energetiche possono fare delle aree interne un modello per tutto il Paese;

- creino opportunità economiche, lavoro e spazi di innovazione: occorrono politiche attive del lavoro, incentivi per imprese sociali e culturali, officine tematiche, laboratori di innovazione diffusi, servizi e spazi per chi vuole intraprendere e innovare nei territori;

- prevedano e finanzino per ogni comune interessato profili professionali (attivatori territoriali, facilitatori, assistenza tecnica locale, etc.) capaci di accompagnare la comunità in politiche di partecipazione in maniera continuativa per creare luoghi di confronto, spazi per la cittadinanza attiva e la co-progettazione tra comunità, giovani e amministrazioni, costruendo politiche condivise, e non per delega;

- favoriscano l’accesso alla casa e alla terra attraverso norme e regole che disincentivino l’inutilizzo di terreni, spazi e case, e che al contempo ne incentivino il riutilizzo, non solo dei patrimoni demaniali o pubblici, ma anche ecclesiastici e di soggetti privati.

 

Per questo, si conclude l'apello, "siamo a chiedere al Ministro Foti e ai funzionari di Governo un’attenta revisione degli indirizzi del PSNAI 2021-2027, affinché si consegni ai cittadini e alle cittadine un dispositivo all’altezza di fronteggiare le sfide del presente e di fare luce sulle potenzialità delle alternative esistenti. Al contrario, non è possibile tollerare un indirizzo politico che guarda alla Strategia nazionale per le aree interne in generale come ad un vecchio attrezzo prossimo al pensionamento".

 

Bisogna ribaltare il punto di vista: secondo "C'è margine", le aree interne sono "luoghi di immense possibilità, laboratori d’innovazione, dove l’economia non consuma ma rigenera ed è in grado di indicare la rotta per un futuro più equo, sostenibile e desiderabile per ognuno". Il dibattito è aperto.

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