Nevicate di settembre: "Per incontrare valori simili nelle medesime località piemontesi occorre risalire al 1993", ma nell'87% dei casi, "la prima neve d'autunno tarda sempre più ad arrivare"

La Società Meteorologica Italiana (Smi) offre un'interessante panoramica che spazia da ovest a est ed evidenzia, "al di là di casi particolari come quest'anno", la tendenza al ritardo nell'avvio della stagione nevosa

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nelle ultime ore, diverse località dell'arco alpino sono apparse imbiancate dalle prime nevicate autunnali. I fiocchi, in alcuni casi, hanno raggiunto anche quote piuttosto modeste.
Un fenomeno piuttosto comune sulle Alpi orientali, meno usuale invece nel settore occidentale, dove in questo periodo dell'anno non si registravano significative nevicate da oltre trent'anni.
A evidenziare questa distinzione è la Società Meteorologica Italiana (Smi), che offre un'interessante panoramica che spazia da ovest a est: "Questa notte un nuovo impulso di aria fredda connesso alla circolazione depressionaria "Alessio" (che da alcuni giorni indugia tra l'Europa centrale e le Alpi) ha innescato lo sviluppo di rovesci temporaneamente intensi a ridosso delle Alpi occidentali, sotto i quali la neve è scesa talora fino a 1550-1600 metri su prati e boschi ancora verdi delle montagne del Torinese (un po' più in alto sul resto di Piemonte e Valle d'Aosta, 1700-2000 metri, dove le precipitazioni sono state più deboli). Peraltro la neve intorno ai 1600 metri si era già vista due giorni fa, mercoledì, sulle Alpi cuneesi".
"Mentre sulle Alpi orientali la neve a queste quote a fine settembre, o anche prima, è un evento ancora piuttosto usuale anche in questi anni di accelerato riscaldamento atmosferico (solo un anno fa, il 13 settembre 2024, il limite delle nevicate scese a 1000 metri imbiancando località come Arabba, Selva di Val Gardena e Dobbiaco), sull'arco alpino occidentale, dove gli episodi di freddo precoce spesso avvengono con regimi di correnti asciutte nord-occidentali sfavorevoli a precipitazioni, il fenomeno è inusuale, soprattutto nel clima odierno (era più comune fino a un trentennio fa, in un clima più fresco di 2 °C)", spiega Smi. Questa volta, sulle Dolomiti il limite pioggia-neve è rimasto attorno a 2000 metri di quota.
Il Parco Nazionale Gran Paradiso ha condiviso sui social le foto della "nevicata straordinaria al Casotto del Lasin, in Valle Soana": le immagini sono state scattate dal guardaparco Davide Gasparini e mostrano una coltre nevosa alta 37 centimetri.

Analizzando i dati storici, per incontrare valori simili nelle medesime località piemontesi occorre risalire al 1993.
"Per trovare il suolo imbiancato fino a 1550-1600 metri come stamattina in questo periodo dell'anno, occorre tornare indietro di oltre trent'anni (salvo un evento localizzato in alta Valle di Susa il 25 settembre 2020). Facciamo di nuovo l'esempio di Ceresole Reale (1579 metri, Valle Orco, Gran Paradiso), località significativa che dispone di un secolo di dati di innevamento, e dove stamattina risultavano 2-3 centimetri di neve bagnata - sottolinea Smi -. Stando ai rilievi storici presso la diga Iren, non accadeva dall'episodio del 28 settembre 1993 (4 centimetri). Più a monte, alla diga Iren del Serrù (2275 metri di quota), già copiosamente imbiancata mercoledì, stamattina si misuravano 25 centimetri di neve totale al suolo, e anche in questo caso per trovare uno spessore nevoso simile o più elevato in settembre occorre risalire all'evento del 1993 (30 centimetri al suolo il giorno 28). Dunque un episodio fuori dal comune soprattutto in un contesto di temperature in aumento come quello attuale, e a maggior ragione sorprendente considerando il caldo straordinario che regnava solo una settimana fa (temperatura massima di 21 °C al Lago Serrù il 19 settembre 2025, nuovo primato per la seconda metà di settembre dall'inizio delle misure nel 1955, e valore di gran lunga più anomalo dei 21 °C - record mensile - registrati a inizio mese il 5-6 settembre 2006)".
Di seguito il commento del meteorologo Andrea Vuolo: "La neve è arrivata ad imbiancare anche l’abitato di Ceresole Reale (TO), in alta valle Orco, Parco Nazionale Gran Paradiso. A questa quota, poco sopra i 1.500 metri di altitudine., non accadeva dal 1993 di registrare una nevicata con accumulo nel mese di settembre. Davvero notevole, considerando che appena una settimana fa lo zero termico sfiorava i 5.000 metri di quota, con la temperatura in paese che ha raggiunto i 23°C".
Il fenomeno registrato in queste ore dai meteorologi va accostato a un altro dato rilevante (che probabilmente non coincide con le impressioni personali): nonostante la prima neve sia sempre accolta con una certa sorpresa, il suo arrivo avviene sempre più tardi, e non solo sulle Alpi.
Spiega infatti la Società Meteorologica Italiana: "Al di là di casi particolari come quest'anno, la prima neve d'autunno infatti tarda sempre più ad arrivare: nell'arco del periodo di misura comune e omogeneo 1971-2025 (includendo dunque già l'evento attuale), le stazioni di Ceresole Reale (1579 metri) e Gressoney-D'Ejola (1837 metri, Monte Rosa) hanno sperimentato un ritardo medio rispettivamente di 11 e 14 giorni nella data della prima nevicata misurabile. E la tendenza al ritardo nell'avvio della stagione nevosa non riguarda solo le Alpi, ma l'87% delle stazioni nivometriche dell'Europa e del Nord America, come indica uno studio internazionale di "fenologia" della neve pubblicato un mese fa sul Journal of Hydrology ("Increased sensitivity of snow phenology to temperature in unstable snow regions since 1990", Qunqun Li et al., 2025).
Fotografie in apertura: a sinistra, Ceresole Reale; a destra, webcam dal lago di Telessio a Locana, a circa 1920 metri di quota













