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Attualità | 09 maggio 2025 | 09:50

"Noi scalatori di fronte a questa tragedia umanitaria, a questo omicidio di massa che viola ogni diritto umano, cosa stiamo dimostrando? Nulla". L'appello di Hervé Barmasse per Gaza

Scrive l'alpinista valdostano: "Forse oggi è l’ultimo giorno in cui possiamo scegliere di essere, prima ancora che alpinisti, scalatori, persone per bene. L’ultimo giorno per dimostrare che non siamo complici di un genocidio. L’ultima possibilità di mostrare il vero coraggio: quello di stare dalla parte dei più deboli. Iniziamo da qui. Iniziamo ora"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

"Sin dalle origini, in montagna, è sempre esistita una regola: una legge non scritta ma dettata dall’onore, dall’etica e dai valori di chi è disposto a salvare una vita anche a costo di sacrificare la propria. Non per denaro, non per ricerca di fama, ma come 'semplice' atto di bontà. Una bontà e un’empatia nei confronti del prossimo di chi sa che un’azione è moralmente giusta non per il risultato che produce, ma perché è giusta in sé". 

 

Anche l'alpinista valdostano Hervé Barmasse ha deciso di aderire all'iniziativa L'ultimo giorno di Gaza, volutamente organizzata in concomitanza della Giornata dell'Europa per sollecitare l'Unione ad affrontare questa tragedia con maggiore convinzione.

Se il territorio è stato quasi completamente distrutto, sono oltre 50.000 i palestinesi uccisi dalle forze armate israeliane, di cui almeno un terzo bambini.

Prosegue Barmasse:

 

"Nessuno viene lasciato indietro diceva mio nonno. 

Con le azioni, con le parole, con un gesto, con il supporto morale aggiungo io.

Eppure noi scalatori (e il mondo dello sport in generale) di fronte a questa tragedia umanitaria, a questo omicidio di massa che viola ogni diritto umano, cosa stiamo dimostrando?

Nulla. Un totale vuoto, un appiattimento etico e morale verso un popolo che l’Occidente, l’Europa e la politica hanno condannato per tutelare i propri interessi. Scriveva Gian Piero Motti: «Alcuni si illudono di essere qualcuno, credono di essere importanti, solo perché nell’alpinismo hanno raggiunto i vertici. Ma se tu trasporti gli stessi individui in un altro ambiente, se li inserisci in un differente contesto sociale, allora li vedi incapaci di sostenere un dialogo qualsiasi, spauriti ed intimiditi, incapaci di intrecciare relazioni umane. 

Ed eccoli allora portare a giustificazione del loro fallimento l’incomprensione altrui, la banalità ed il qualunquismo della gente, la superiorità di chi pratica l’alpinismo, la diversa sensibilità di chi ama la montagna (…) ma, purtroppo, nell’alpinismo troppi sono i falliti e troppi i condizionati».

Ci nascondiamo dietro l’idea che gli alpinisti siano speciali, ma oggi è chiaro che non è così. A differenza dei nostri antenati, siamo troppo presi dal soddisfare il nostro ego e abbiamo scelto di dimenticare chi soffre, chi muore.

Forse oggi è l’ultimo giorno in cui possiamo scegliere di essere, prima ancora che alpinisti, scalatori, persone per bene. L’ultimo giorno per dimostrare che non siamo complici di un genocidio. L’ultima possibilità di mostrare il vero coraggio: quello di stare dalla parte dei più deboli. Iniziamo da qui. Iniziamo ora.

#gazalastday #ultimogiornodigaza".


Per maggiori informazioni sul programma e per partecipare gratuitamente: EVENTO

L'INIZIATIVA 

I promotori Paola Caridi, Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Giuseppe Mazza, Tomaso Montanari, Francesco Pallante ed Evelina Santangelo chiedono (come ha appunto fatto Barmasse) di parlare di Gaza su siti web, canali video, social, nelle strade e nelle piazze, sempre con gli hashtag #ultimogiornodigaza e #gazalastday.

Ecco il testo dell'appello:

 

"Senza il mondo Gaza muore. Ed è altrettanto vero che senza Gaza siamo noi a morire. Noi, italiani, europei, umani.

Per rompere il silenzio colpevole useremo la rete, che è il solo mezzo attraverso cui possiamo vedere Gaza, ascoltare Gaza, piangere Gaza.

Perché possano partecipare tutte e tutti, anche solo per pochi minuti. Anche chi è prigioniero della sua casa, e della sua condizione: come i palestinesi, i palestinesi di Gaza lo sono. Perché almeno stavolta nessuna autorità e nessun commentatore allineato possa inventarsi violenze che occultino la violenza: quella fatta a Gaza.

Sulla rete, e non solo. Per chi vuole mettere in rete ciò che succede nelle piazze e nelle comunità che si interrogano, assieme, su come fermare la strage.

Con la consapevolezza che noi siamo loro. E che a noi – italiani ed europei – verrà chiesto conto della loro morte. Perché a compiere la strage è un nostro alleato, Israele.

Per ripudiare l’Europa delle guerre antiche e contemporanee, per proteggere l’Europa di pace nata da un conflitto mondiale, esiste un solo modo: proteggere le regole, il diritto, e la giustizia internazionale. E soprattutto guardarci negli occhi, e guardarci come la sola cosa che siamo. Umani.
Aggiungiamo tutte le parole che vorremo usare all’hashtag #ultimogiornodigaza #gazalastday.
Senza scomunicarne nessuna, senza renderne obbligatoria nessuna. Per chiamare le cose con il loro nome. Ora è il momento di costruire una rete di senza-potere determinati a prendere la parola. E il 9 maggio è la prima tappa di una strada assieme.
Perché la strage, perché il genocidio, abbiano fine. Ora".

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