"Non voglio passi l'idea che il nostro paese sia un posto da film dell'orrore. Però i casi sono frequenti e la gente è spaventata". Come trasformare una complessa convivenza in equilibrata coesistenza?

"Una cerva è stata sbranata sull’uscio della casa di una famiglia. La bambina, scendendo, si è trovata davanti la carcassa ai piedi degli scalini". Negli ultimi anni, anche in provincia di Belluno la presenza del lupo è tornata a farsi notare. Ce ne parla il sindaco di Ospitale di Cadore, Roberto Santin

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Negli ultimi tempi si sono verificati diversi casi in cui animali sono stati sbranati proprio fuori dall’uscio di casa, in presenza anche di bambini”.
A sentire le parole del sindaco, Roberto Santin, e leggendo gli articoli di quotidiani locali, la situazione del piccolo paese di Ospitale di Cadore, nel bellunese, sembra configurarsi come un vero e proprio caso. Parliamo, come probabilmente si era intuito, di lupi. Da qualche tempo, ormai, la convivenza con i carnivori in paese sembra essere diventata difficile.
“Non voglio che passi l’idea che il nostro paese sia un posto da film dell’orrore. Non è così”, puntualizza il sindaco. “Però, certo, non c’è più la tranquillità di una volta. Noi facciamo progetti per promuovere le passeggiate di comunità, per far uscire le persone insieme e contrastare l’isolamento, ma quando la gente ha paura, questi progetti diventano difficili da realizzare”.
La paura, del resto, sembra aumentare a causa delle ultime notizie. Circa un mese fa, una cerva è stata sbranato sull’uscio della casa di una famiglia. La bambina, scendendo, si è trovata davanti la carcassa ai piedi degli scalini, e i lupi sono fuggiti solo sentendo arrivare i familiari. “La ragazza stava andando a scuola quando si è trovata la scena davanti. Parliamo ormai di orari in cui la gente si muove per andare a lavorare o a scuola”.
Qualche giorno fa, poi, un altro episodio ha riacceso l’attenzione sulla situazione di Ospitale. Due cervi in fuga da un branco di lupi, passando dal centro abitato, si erano spinti sulla vecchia strada comunale, causando un incidente. Una donna a bordo della sua auto non ha potuto evitare l’impatto con uno degli ungulati, per fortuna senza gravi conseguenze per l’autista, “che però ha rischiato di schiantarsi contro il guardrail”.
“La situazione, da noi, è un po’ da risolvere: gli anziani vengono a chiedere come fare, perché erano abituati a portare fuori il cagnolino la sera, e ora non si sentono più sicuri. Se la caccia alla preda comincia nel centro abitato, come possono sentirsi tranquilli?”, si chiede il primo cittadino.
La consapevolezza che questi animali siano restii ad avvicinare - e tanto più ad attaccare - l’uomo, non basta a rasserenare gli abitanti. I tentativi di contrastare la paura con la consapevolezza, stando al sindaco, non sono mancati. “Abbiamo organizzato incontri pubblici sulla convivenza con il lupo, già due o tre anni fa, quando si cominciava appena a parlare del suo ritorno. Spiegavamo che il lupo non attacca l’uomo, ma attacca gli animali domestici. Chi considera il proprio cane come un figlio, e oggi sono in molti, fa fatica ad accettare che debba tenerlo chiuso in casa o legato perché fuori potrebbe essere aggredito”.
La situazione di conflitto con questi carnivori non è nuova agli abitanti di Ospitale, però - fa presente il sindaco - non è sempre stato così. “Io sono sindaco da cinque-sei anni e il fenomeno del lupo è iniziato circa due anni dopo, quindi verso il 2020. All’inizio c’erano solo pochi avvistamenti, poi la presenza è cresciuta in modo esponenziale. Le stime ufficiali parlano di pochi branchi, ma secondo noi - commenta sempre il primo cittadino - sono di più”.
“Ho chiesto anche un incontro in prefettura: c’erano l’Ulss, i Vigili del Fuoco e altri enti, ma la normativa non è a nostro favore”. Quali ostacoli presenta in particolare? “Il problema - stando al sindaco - è che la legge non riconosce come “confidente” il lupo che entra nei centri abitati. Quindi non si può procedere con l’allontanamento o l’abbattimento, nemmeno se si presenta regolarmente fuori dalle case. Ci sono quattro livelli di pericolosità - verde, giallo, arancione e rosso - ma la zona rossa, quella in cui l’animale arriva ogni giorno vicino alle abitazioni, non viene considerata sufficiente per intervenire”.
Il sindaco imputa questa incapacità di azione a politiche disattente ai reali bisogni delle valli montane. “La montagna è sempre stata gestita da chi la abita, e le valutazioni fatte da chi vive in città, dove il fenomeno non esiste, spesso sono sballate. Secondo noi, la soluzione sarebbe allontanare gli esemplari più confidenti, come fanno in Austria o in Slovenia, dove la direttiva europea è applicata con più flessibilità. In Italia invece la situazione è più rigida, a scapito della popolazione. Non è successo solo da noi, ma anche in altri comuni, perfino a Cortina. Certo, gli ungulati si sono sempre visti nei paesi, ma ora, essendo diventati prede, attirano i lupi nei centri abitati”.
Secondo alcuni studi preliminari, sembrerebbe che Ospitale si trovi in un punto di confluenza tra branchi di lupi che scendono dal Bellunese e dalla Val di Zoldo, con quelli che arrivano da Erto, Casso. L’università di Siena, incaricata dalla Provincia, sta ancora censendo i branchi e le zone di confine, ma non ci sono ancora dati certi. Dati che, sicuramente, favoriranno la lettura della dinamica e una maggiore consapevolezza, aiutando gli amministratori a individuare politiche aderenti all'effettiva situazione per trasformare una complessa convivenza in un'equilibrata coesistenza.













