Stop totale al traffico un weekend al mese, navette elettriche, trasporto pubblico più efficiente: un piano d'azione per tutelare le Tre Cime di Lavaredo

Le proposte per ridurre l’impatto dell’overtourism sono contenute in un documento condiviso da diverse realtà locali e dal Cai Veneto, Cai Alto Adige e Alpenverein Südtirol. "La Fondazione Dolomiti Unesco si faccia promotrice di un coordinamento tra enti turistici, Comuni e associazioni, così da trovare una via condivisa": Francesco Abbruscato, presidente del gruppo regionale veneto del Club Alpino Italiano, intervistato da L'AltraMontagna, offre una riflessione più approfondita sul programma e sulle aspettative del gruppo promotore

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Da giovedì 10 luglio al 10 settembre, per raggiungere il Lago di Braies, sarà di nuovo necessario avere una prenotazione online per il parcheggio, un permesso di transito o, in alternativa, utilizzare i mezzi pubblici (o i propri piedi o la bicicletta, naturalmente). Come ormai di consueto, durante questo periodo, la regolamentazione dell'accesso alla strada che conduce al lago sarà in vigore dalle 9:30 alle 16:00.
Questo provvedimento del Comune di Braies, in Alto Adige, ha rappresentato uno dei primi passi verso una revisione del modello turistico di una delle mete più rinomate dell’arco alpino, nonché l’occasione di incontro tra le entità direttamente interessate nella gestione del territorio.
Da quest'anno, anche per accedere al parcheggio del rifugio Auronzo e percorrere la strada panoramica delle Tre Cime di Lavaredo che sale dal versante di Auronzo di Cadore è obbligatoria la prenotazione anticipata.
A Pieve di Cadore, lo scorso 26 giugno, in occasione del 16° anniversario del riconoscimento internazionale di Dolomiti Patrimonio naturale dell’umanità, si sono riunite le principali associazioni ambientaliste attive nella zona.
Sulla scorta dell’appuntamento del 29 marzo scorso ad Auronzo - organizzato insieme al Comune per valutare possibili risposte concrete al problema dell’overtourism nella zona delle Tre Cime di Lavaredo e molto partecipato - l'incontro di fine giugno ha creato i presupposti per la stesura di un piano d’azione propositivo e coordinato per il futuro di una meta sottoposta a una forte pressione turistica.
Le associazioni che hanno preso parte all’incontro di Pieve di Cadore sono state Mountain Wilderness Italia, Italia Nostra sezione di Belluno, WWF O.A. Terre del Piave, Libera Cadore presidio Barbara Rizzo, Ecoistituto Veneto A. Langer, Gruppo Promotore Parco del Cadore e Peraltrestrade Dolomiti. A sottoscrivere il documento finale, insieme alle associazioni ambientaliste, sono state poi la sezione Cai del Veneto, quella dell’Alto Adige e l’Alpenverein Südtirol, presenti alla tavola rotonda di Auronzo.
Tra i punti salienti di questo programma, spiccano un netto diniego all’accesso all’eliturismo e alle motoslitte, naturalmente con l’eccezione dei mezzi di soccorso e rifornimento; e soprattutto una no deciso alla proposta di una cabinovia diretta al rifugio Auronzo con partenza da Misurina, che si sommerebbe all’attuale collegamento stradale e comporterebbe la realizzazione di nuovi parcheggi. In fatto di pars construens, invece, le proposte condivise delle associazioni chiamano all’appello un servizio di navette, possibilmente elettrico; la realizzazione di un “Geoparco delle Tre Cime”, cioè un geosito di interesse geologico, archeologico, ecologico, storico e culturale per diffondere una frequentazione della montagna rispettosa e consapevole; la possibilità di istituire una chiusura totale al traffico per un fine settimana al mese (tre giorni di silenzio al mese, durante i quali si salirebbe solo a piedi o in bicicletta); una serie di vantaggi dedicati ai residenti e ai turisti che pernottano in loco per oltre 10 giorni e una più efficiente organizzazione dei servizi di trasporto pubblico per abitanti e ospiti.
Per avere uno sguardo interno al progetto abbiamo interpellato Francesco Abbruscato, attuale presidente del Cai Veneto. Si ricorda che Abbruscato è diventato presidente della sezione il 12 aprile. All’incontro del 29 marzo indetto ad Auronzo aveva partecipato l’allora presidente Renato Frigo.
Qual è il minimo comune denominatore dietro tutte queste proposte contenute nel documento elaborato dopo l'incontro del 26 giugno?
Sono tutta una serie di proposte che aspirano ad avere un respiro più ampio. Sicuramente un punto centrale è spingere la politica e le amministrazioni a riflettere precisamente su quello che è il trasporto pubblico. Non possiamo chiedere alla gente di non andare in macchina e poi non offrire loro i collegamenti necessari. Questi sono fondamentali: certamente per i grandi centri turistici, come Cortina e Dobbiaco, ma anche per collegare il Cadore. Qualcosa insomma di più concreto rispetto a quei progetti pomposi che poi si son conclusi in nulla di fatto; penso al famoso treno che doveva collegare la zona alla città di Milano.
Il piano ha visto un allineamento totale delle parti in causa o si è dovuto cedere a compromessi?
Le proposte sono assolutamente in linea col pensiero del Cai. L’unica cosa su cui si è discusso è che, secondo l’idea del Cai – pur essendo d’accordo sulle navette - si sarebbe voluto tenere il punto di arrivo un po’ più basso - più giù del rifugio Auronzo - in modo da salvaguardare interamente l’area immediatamente vicina alle Tre Cime. La proposta del ‘Geoparco delle Tre Cime’, è stata proposta direttamente da noi per indurre una frequentazione più attenta e consapevole. Potrebbe essere l’occasione per istituire un percorso che restituisse l’importanza del luogo dal punto di vista storico e geologico: si tratta di un’operazione in primis culturale. Abbiamo poi condiviso la possibilità della chiusura un fine settimana al mese, in modo da restituire un po’ all’ambiente la possibilità di essere visto nella sua veste più sincera.
In quest’ottica, secondo lei la prenotazione a Braies sta dando gli esiti sperati?
Ho letto che l’ingresso su prenotazione sta funzionando, ma rimangono numeri da capogiro. Bisogna cercare di trovare un punto di incontro che garantisca la stabilità del tessuto economico - che si basa principalmente di turismo - e la preservazione dell’ambiente; altrimenti a breve resteremo con nulla in mano. La cosa importante per noi è che la Fondazione Dolomiti Unesco prenda in mano questa istanza; si faccia ovvero promotrice di un coordinamento tra le istituzioni turistiche, il Comune e le associazioni ambientaliste; così da trovare una via comune.
In che modo queste proposte dovrebbero concretamente favorire forme di turismo alternativo?
Penso che la questione dei trasporti sia fondamentale. Per questo vogliamo lavorare molto sui collegamenti, sia dalla pianura alla montagna, sia all’interno della montagna stessa; che portano da paese a paese, all’imbocco dei sentieri; così si incentiverebbe anche un turismo alternativo. Noi abbiamo tutto il centro Cadore, da Pieve fino ad Auronzo o Misurina, dove non c’è alcun impianto sciistico noto. Qui è possibile creare una forma di turismo diversa: sentieri, cammini, anelli di collegamento; ma soprattutto un turismo che non sia mordi e fuggi. Ecco perché una delle proposte è quella di incentivare il turismo che permane in zona più a lungo.
Quali sono i prossimi passi?
Il prossimo obiettivo è, in primo luogo, cercare di ritrovarci con le associazioni ambientaliste - magari coinvolgendo anche i comuni e la Provincia – per vedere se riusciamo, con l’auspicata regia della Fondazione Dolomiti Unesco, a riempire foglio bianco che abbiamo davanti. È inutile nascondercelo, non è facile: dovremo impegnarci tutti e, con un lavoro in sinergia, forse qualcosa di interessante ne verrà.













