Vasche per l'abbeveraggio con galleggiante agli allevatori: un investimento da 10.000 euro per tutelare beni naturali e culturali

Il progetto del Parco Nazionale del Gran Paradiso intercetta una questione di stringente attualità, ovvero l’incapacità delle attività locali di sostenere investimenti sufficienti a dotarsi di tecnologie all’avanguardia nel contrasto alla crisi climatica. La formula del ‘comodato d’uso’, riporta il dibattito sul concetto di ‘beni comuni’ e sulla gestione comunitaria

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"30 vasche da pascolo in comodato d’uso gratuito agli allevatori del Gran Paradiso". L’ente Parco lancia il bando per abbeveratoi professionali dotati di galleggiante per l’attività pastorale, di singoli o associati, che svolgono la loro attività nel territorio del Parco. L’azione mira a favorire gli allevatori nel contrasto alla crisi climatica e a incentivarne una risposta di carattere comunitario, locale e di settore. Il bando scade il 25 maggio.
L’iniziativa è figlia del progetto interregionale Alcotra Aclimo – clima e acqua: sinergie per il futuro tra parchi alpini, cofinanziato dall’Unione europea, che si impegna da anni a promuovere una maggiore consapevolezza negli operatori locali e nel pubblico, in direzione di un adattamento ai cambiamenti climatici e di una gestione attenta delle risorse, con particolare attenzione alle attività pastorali e alla risorsa acqua.
Il Parco mette a disposizione circa 30 vasche, da 200 o 400 litri di capienza, facili da trasportare e dotate di apposito galleggiante per la regolazione del flusso d’acqua, il cui comodato d’uso avrà una durata di cinque anni. Il beneficiario sarà tenuto, tra le altre cose, al controllo e alla manutenzione ordinaria della vasca, nonché allo smaltimento di eventuali abbeveratoi già presenti non dotati di galleggiante. La selezione dei vincitori avverrà sulla base di criteri quali l’assenza di risorse idriche nell’area, la presenza di attrezzature obsolete e la suscettibilità ai cambiamenti climatici.
Le intenzioni del progetto sono appunto la sostituzione di vasche obsolete, nell’ottica di una più efficace conservazione della risorsa, l’estensione del territorio di pascolo a zone altrimenti non dotate di sistemi di abbeverata e la preservazione di fonti e zone umide dal contatto diretto con il bestiame, con il conseguente impatto negativo dovuto al frequente calpestio.
Si parla di un investimento di 10.000 euro, in questa prima fase, con possibilità di estensione in caso di successo dell’iniziativa.
Il progetto intercetta una questione di stringente attualità, ovvero l’incapacità delle attività locali di sostenere investimenti sufficienti a dotarsi di tecnologie all’avanguardia nel contrasto alla crisi climatica. La formula del ‘comodato d’uso’, riporta il dibattito sul concetto di ‘beni comuni’ e sulla gestione comunitaria, di cui abbiamo parlato qui. Quella del Parco del Gran Paradiso è una possibile risposta che punta nella direzione della messa a disposizione provvisoria di questi materiali, incentivandone la cura e la preservazione, con l’effetto ulteriore di sensibilizzare le imprese locali alla necessità di minimizzare l’impatto ambientale e di conservare la risorsa idrica.
Come ci conferma Andrea Mainetti, responsabile dell’ufficio conservazione botanico-forestale del Parco, "una volta terminato il contratto di comodato, l’intenzione è di rimettere le vasche a disposizione di altri allevatori". La conservazione dei beni naturali, la risorsa idrica, e culturali, l’attività pastorale, si intrecciano qui nell’ottica di una gestione consapevole e comunitaria del territorio. La partnership di Aclimo tra enti responsabili di parchi naturali del territorio italiano e francese, inoltre, permette una cooperazione che gioca contemporaneamente sul piano strettamente locale e quello sovranazionale ed europeo.
In copertina, foto di Roberto Permunian - fonte: Parco Nazionale Gran Paradiso













