Tra proprietà pubblica e privata esiste una terza via? Sì, e può aprire nuove prospettive per abitare la montagna

"Quando si guarda un paesaggio di montagna, il mosaico creato dalla plurisecolare presenza umana in stretta relazione con l’ecosistema racconta una storia di interconnessioni tra comunità abitanti e beni comuni. Con l’emergere delle crisi socio-economiche, spesso generate dai limiti di azione del centralismo statale e del liberismo selvaggio del mercato, e la crescente consapevolezza dei rischi legati ai cambiamenti climatici e agli eventi estremi, i beni comuni riemergono nel dibattito pubblico: cosa sono, come vengono gestiti, quale relazione hanno con la comunità?" Così Annalisa Spalazzi introduce il concetto di beni comuni, nel quinto capitolo de "La montagna, con altri occhi", il primo libro della collana de L’AltraMontagna

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Quando si guarda un paesaggio di montagna, il mosaico creato dalla plurisecolare presenza umana in stretta relazione con l’ecosistema racconta una storia di interconnessioni tra comunità abitanti e beni comuni. Con l’emergere delle crisi socio-economiche, spesso generate dai limiti di azione del centralismo statale e del liberismo selvaggio del mercato, e la crescente consapevolezza dei rischi legati ai cambiamenti climatici e agli eventi estremi, i beni comuni riemergono nel dibattito pubblico: cosa sono, come vengono gestiti, quale relazione hanno con la comunità?”
Così Annalisa Spalazzi introduce il concetto di beni comuni, nel quinto capitolo de La montagna, con altri occhi, il primo libro della collana de L’AltraMontagna.
“I beni comuni, o commons”, continua Spalazzi, “sono risorse e pratiche a cui viene riconosciuto un valore di esistenza e/o d’uso, per cui ci si cura della loro conservazione e trasformazione, senza arrecarvi danni. Se i beni comuni rurali tradizionali includono acqua, boschi, pascoli e aree agricole, oggi emergono ‘nuovi commons’, più legati alla sfera sociale: spazi di aggregazione, luoghi di socialità e servizi per l’abitare. I beni comuni non sono qualcosa di stabile: sono dinamici, così come le comunità, che non sono qualcosa di definito e perpetuo, ma si plasmano con il cambiare dei bisogni. È l’avere qualcosa da gestire e di cui prendersi cura, oltre a trarne beneficio per il proprio benessere, che rende necessaria l’esistenza di una comunità e stimola la partecipazione e la gestione collettiva. Non è tanto il bene comune in sé, quanto la relazione tra abitanti, ecosistema e risorse a innescare processi di comunità (le pratiche di commoning)”.
Questa relazione, in Italia, affonda le radici nel Basso Medioevo, “tuttavia, questa gestione collettiva è andata disgregandosi a partire dalla fine dell’Ottocento con il progressivo abbandono delle economie agro-silvo-pastorali, l’avvento del capitalismo, dell’industrializzazione, la statalizzazione delle proprietà collettive. Con il venir meno dell’uso, si è persa la gestione collettiva e, di conseguenza, la comunità, lasciando spazio all’abbandono. Eppure, i domini collettivi persistono come un ‘modo diverso di possedere’ in molti territori, una terza via complementare alle proprietà privata e pubblica”.
Spalazzi conclude evidenziando la necessità ricollocare nel presente il concetto di beni comuni: “Ampliare la visione sui beni comuni significa re-immaginare presidi montani che rispondano ai bisogni attuali, valorizzando la storia dei luoghi, il paesaggio co-costruito e la relazione tra umano e ambiente (…). Ripensare la proprietà privata e valorizzare quella collettiva significa aprire possibilità senza esporre a speculazioni, garantendo accesso alla casa e alla terra per un’abitabilità situata. Questo processo può contribuire a rigenerare la relazione tra umanità ed ecosistema montano, unendo tradizioni, conoscenze e innovazioni. Per questo i domini collettivi, radicati nei territori marginali e sfuggiti al dualismo tra proprietà pubblica e privata, hanno un ruolo centrale nell’affrontare le sfide attuali. La loro capacità di preservare l’ecologia sociale che li caratterizza e innovarsi per rispondere ai bisogni contemporanei permette di ridare senso alla relazione tra beni comuni e comunità, aprendo nuove prospettive per abitare la montagna”.
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