Chiude l'ultima edicola in una delle località turistiche più conosciute dell'Appennino: la grande contraddizione di Roccaraso

Il caso di Roccaraso non dovrebbe essere liquidato come una semplice curiosità. È un campanello d'allarme, soprattutto perché riguarda una delle località montane con il più forte richiamo turistico dell'Italia centrale. La montagna non può essere immaginata come un luogo che si accende il venerdì sera e si spegne la domenica pomeriggio. Il successo turistico non coincide automaticamente con la solidità della comunità residente

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
A Roccaraso si scia, si riempiono gli alberghi, si affollano i ristoranti e, nei fine settimana più intensi, diventa perfino difficile trovare parcheggio. Eppure, da circa un anno, in una delle località turistiche più conosciute dell’Appennino non esiste più un’edicola.
La notizia, raccontata da Il Centro, parte dalla segnalazione di un turista abituale, rimasto sorpreso dall’impossibilità di acquistare un quotidiano in un paese capace di accogliere migliaia di visitatori durante la stagione invernale. Oggi i giornali arrivano da Castel di Sangro grazie all’iniziativa di un cittadino che, ogni mattina, li porta ad alcune strutture ricettive, attività commerciali e persone anziane. Un gesto importante, che dimostra come la richiesta esista ancora, ma che non può sostituire in modo permanente un servizio scomparso dal paese.
Il sindaco di Roccaraso, Francesco Di Donato, ha spiegato che sarebbero in corso interlocuzioni per consentire a un privato di rilevare almeno uno dei precedenti punti vendita.
In apparenza, la scomparsa di un’edicola potrebbe essere letta soltanto come una delle tante conseguenze della crisi della carta stampata. Le abitudini sono cambiate, molti lettori si informano attraverso smartphone e computer e la vendita dei quotidiani è diminuita in tutta Italia. Tuttavia, in un paese di montagna, la chiusura di un’edicola assume un significato più profondo.
Un’edicola non è soltanto il luogo nel quale si acquista un giornale. È un’attività aperta ogni giorno, un punto di riferimento per i residenti, uno spazio di incontro e, in molti piccoli centri, uno dei pochi presìdi rimasti della vita quotidiana. Quando una serranda si abbassa, non scompare soltanto un esercizio commerciale. Si riduce la qualità della vita di chi resta e il paese perde un altro pezzo della propria comunità.
Il caso di Roccaraso colpisce proprio per questo: non stiamo parlando di un paese completamente escluso dai circuiti turistici, ma di una località conosciuta in tutta Italia, capace di attirare grandi numeri e di sostenere flussi molto intensi soprattutto nei periodi invernali ed estivi. Eppure, nemmeno questo è stato sufficiente per mantenere aperta un’edicola.
La chiusura dell’edicola mette in evidenza una contraddizione evidente. Roccaraso può essere affollata da migliaia di turisti e proprietari di seconde case, ma nei mesi meno frequentati torna a essere un paese con una popolazione residente limitata e con attività che devono fare i conti con la continuità economica durante tutto l’anno.
Un’attività commerciale non può sostenersi soltanto grazie ai fine settimana di gennaio, alle vacanze di Natale o alle settimane centrali di agosto. Ha bisogno di clienti quotidiani, di residenti, di persone che vivono il paese anche nei giorni feriali, in autunno e in primavera, quando le piste non sono aperte e il grande flusso turistico diminuisce. È qui che il caso dell’edicola diventa anche una riflessione sul modello di sviluppo delle località montane.
In più occasioni, sulle pagine de L’Altramontagna, abbiamo parlato dello spopolamento dei paesi appenninici e della progressiva perdita di servizi.
La montagna non può essere considerata soltanto come un luogo da vivere in alcuni fine settimana dell’estate e dell’inverno. Non può essere ridotta a una destinazione da raggiungere nei periodi di maggiore richiamo, per poi essere dimenticata durante il resto dell’anno. I paesi hanno bisogno di essere abitati ogni giorno.
Il turismo rappresenta una risorsa fondamentale per Roccaraso e per l’intero comprensorio dell’Alto Sangro. Il problema non è la presenza dei turisti, ma la capacità di trasformare quella presenza in un beneficio stabile per la comunità. Le piste affollate in inverno, gli alberghi pieni e i parcheggi occupati restituiscono l’immagine di un territorio dinamico. Ma questi numeri non raccontano necessariamente la vita reale del paese durante tutti i dodici mesi.
Un paese può essere pieno durante un fine settimana e perdere servizi durante il resto dell’anno. Può registrare migliaia di presenze turistiche e, nello stesso tempo, vedere chiudere negozi, edicole e attività di prossimità. Può diventare una destinazione sempre più conosciuta senza riuscire a creare le condizioni affinché nuove famiglie scelgano di viverci stabilmente.
La chiusura dell’edicola di Roccaraso dimostra che il successo turistico non coincide automaticamente con la solidità della comunità residente. Lo spopolamento viene spesso associato esclusivamente alla mancanza di lavoro. È certamente una delle cause principali, ma non è l’unica. Le persone lasciano i paesi anche quando la quotidianità diventa progressivamente più complicata. Quando chiude un negozio, quando viene ridotto un servizio, quando per acquistare un giornale, raggiungere una scuola, incontrare un medico o svolgere una pratica bisogna percorrere diversi chilometri, vivere in montagna diventa più difficile. Ogni chiusura produce un piccolo vuoto.
La perdita di un’edicola, da sola, non determina lo spopolamento di un paese. Ma fa parte di un processo più ampio: diminuiscono i residenti, le attività faticano a sostenersi, i servizi si riducono e, di conseguenza, restare diventa ancora meno conveniente. Si crea così un circolo vizioso dal quale è difficile uscire.
Per questo il caso di Roccaraso non dovrebbe essere liquidato come una semplice curiosità. È un campanello d’allarme, soprattutto perché riguarda una delle località montane con il più forte richiamo turistico dell’Italia centrale. La montagna non può essere immaginata come un luogo che si accende il venerdì sera e si spegne la domenica pomeriggio. Non può vivere soltanto durante le vacanze di Natale, nei giorni della neve migliore o nei fine settimana estivi. Un paese esiste davvero quando è abitabile anche il lunedì mattina di novembre, quando i turisti sono partiti, gli impianti sono chiusi e le strade tornano silenziose. È in quei momenti che servono l’edicola, il negozio, il bar, la farmacia, il trasporto pubblico e tutti quei servizi che consentono alle persone di restare.
Il turismo di massa può produrre grandi numeri, ma se resta concentrato in pochi periodi non sempre riesce a sostenere le attività quotidiane. Anzi, il rischio è quello di avere località sempre più affollate nei momenti di punta e sempre più fragili nel resto dell’anno.
Roccaraso rappresenta oggi uno dei simboli di questa contraddizione: una montagna estremamente attrattiva, ma nella quale non è più possibile acquistare un quotidiano in edicola. La sfida non è ridurre il turismo, ma renderlo più utile alla comunità. Le presenze dovrebbero essere distribuite durante l’intero anno, favorendo soggiorni più lunghi, iniziative culturali, attività sportive, escursionismo, commercio locale e servizi capaci di coinvolgere anche i residenti.
Una parte della ricchezza generata dal turismo dovrebbe contribuire a mantenere vivi i paesi. Dovrebbe sostenere chi apre un’attività, chi sceglie di restare e chi decide di trasferirsi in montagna. Dovrebbe rendere più semplice l’accesso alla casa, ai trasporti, alla scuola, alla sanità e alla cultura. Non basta attirare persone. Bisogna creare le condizioni perché qualcuno possa vivere stabilmente nel territorio.
Altrimenti continueremo ad avere paesi affollati in alcune giornate, ma sempre più poveri di servizi e di vita quotidiana. L’edicola chiusa di Roccaraso racconta molto più della crisi dei giornali cartacei. Racconta la difficoltà di mantenere un’attività aperta tutto l’anno, anche all’interno di una località turistica di primaria importanza. Racconta un paese capace di accogliere migliaia di visitatori, ma che non riesce più a garantire un servizio semplice e quotidiano. Racconta, infine, il rischio di una montagna sempre più consumata e sempre meno abitata.
L’auspicio è che le trattative annunciate possano portare presto alla riapertura di un punto vendita. Non soltanto per consentire a residenti e turisti di acquistare un giornale, ma perché ogni attività che torna ad alzare la serranda rappresenta un segnale di vitalità.
La montagna non ha bisogno soltanto di piste piene, alberghi occupati e grandi eventi. Ha bisogno di edicole aperte, negozi, servizi e persone che possano scegliere di restare.












