"Ci sarà da scavare per liberare pannelli solari, finestre e porte". Rifugi sommersi in Appennino, chi vive la montagna tutto l'anno è rimasto senza parole: "In quarant'anni non ho mai visto tanta neve"

Il Ciclone Erminio ha scaricato sull'Appennino centrale accumuli nevosi che non si vedevano da anni, specialmente in aprile. A Campo Imperatore, i piloni e le stazioni delle seggiovie sono scomparse sotto la neve. Del rifugio Garibaldi è visibile solo un'antenna e il Franchetti emerge appena

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Non è una questione di sensazioni o di ricordi sbiaditi dall'entusiasmo. I dati parlano chiaro, e lo fanno con la precisione fredda dei nivometri ufficiali: il Ciclone Erminio ha scaricato sull'Appennino centrale quantità di neve che non si vedevano da anni. Specialmente in aprile.
Capracotta, Alto Molise, 1.421 metri di altitudine: 165 centimetri di neve al suolo. Campotosto: 150 centimetri. Ai Prati di Tivo del Gran Sasso, i Carabinieri Meteomont al Piazzale Amorocchi hanno registrato il dato più alto: 175 centimetri. Numeri che, messi in fila, restituiscono l'immagine di un Appennino letteralmente sepolto, trasformato in un paesaggio lunare dove i riferimenti abituali — strade, impianti, rifugi — sono semplicemente spariti.
Campo Imperatore: le seggiovie inghiottite dalla neve

Le immagini arrivate da Campo Imperatore nelle ultime ore hanno fatto il giro del web e non è difficile capire perché. Le seggiovie — strutture metalliche alte diversi metri — sono scomparse sotto la neve. La seggiovia delle Fontari è stata ripristinata, ma quella della Scindarella è ancora chiusa: l'accumulo è tale da richiedere un lavoro di ripristino e messa in sicurezza di impianti e piste tutt'altro che semplice.
A confermare la portata storica dell'evento è Luigi Faccia, consigliere del Comune dell'Aquila con delega alla Montagna e direttore della Scuola Sci di Assergi Gran Sasso, presenza fissa a Campo Imperatore da anni. Le sue parole non lasciano spazio a dubbi: a memoria sua, accumuli simili non si erano mai visti sull'altopiano. Vedere seggiovie e piloni totalmente sommersi, ha detto, non è qualcosa a cui si è abituati.
Il Rifugio Garibaldi e il Franchetti: solo un'antenna visibile

Ancora più emblematico quanto documentato da Marco Iovenitti, guida alpina e tecnico di elisoccorso, che si è recato con gli sci al Rifugio Garibaldi del Gran Sasso, a 2.231 metri di quota: dell'edificio era rimasta visibile soltanto un'antenna. Un'immagine primaverile, quella del rifugio totalmente ricoperto dalla neve, che riporta alla memoria inverni d'altri tempi.
Situazione analoga al Rifugio Franchetti dove Luca Mazzoleni, gestore storico della struttura, ha commentato l'accaduto con parole che pesano quanto la neve stessa: "Bisogna aspettare per salire in quota. Del Rifugio Franchetti si vede solo una piccola parte emergere dalla neve. A occhio si intravede anche la linea di distacco di una valanga dietro il rifugio, che è ben fuori dalla linea di tiro, tranquilli. Quest'anno ci sarà da scavare per liberare pannelli solari, finestre e porte. In quaranta e passa anni non ho mai visto tanta neve".
Un evento che resterà nella memoria

Quarant'anni di gestione di un rifugio d'alta quota significano decine di inverni, centinaia di nevicate, la capacità di leggere la montagna come pochi sanno fare. Eppure neanche questo bagaglio di esperienza aveva mai mostrato a Mazzoleni uno scenario simile. Ed è forse questo il dato più significativo di tutti: non i centimetri sui nivometri, non le fotografie delle seggiovie sommerse, ma il fatto che chi vive la montagna tutto l'anno sia rimasto senza parole.
Il Ciclone Erminio ha scritto una pagina meteorologica che l'Appennino centrale non dimenticherà facilmente. La neve se ne andrà, gli impianti riapriranno, i rifugi torneranno accessibili. Ma il ricordo di questi giorni resterà: nelle misurazioni degli archivi, nelle fotografie, e nelle testimonianze di chi c'era.












