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Attualità | 05 febbraio 2026 | 06:00

"È come una veglia funebre, un lento stillicidio. Giorno dopo giorno crolla un muro, una casa, una memoria. Forse è brutto da dire, ma finché se ne parla è un bene"

"Pensa ai bambini delle scuole elementari che ora sono rimasti a casa da scuola, come possono capire una cosa del genere? Un disastro che ha cancellato un pezzo di paese e lo sta continuando a cancellare giorno dopo giorno". Come molti altri ragazzi del posto, Dimitri Di Noto, originario di Niscemi e oggi residente a Catania, è tornato in paese a dare il suo contributo dopo la frana del 25 gennaio scorso, aiutando la Protezione Civile con le immagini aeree del suo drone

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Il 16 gennaio scorso, una frana di grandi dimensioni ha colpito il Comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, provocando i primi danni nella parte occidentale del centro abitato. Dal 25 gennaio, però, dopo giorni di piogge intense legate al ciclone "Harry", una seconda frana ancor più devastante ha riattivato un vecchio fronte a ridosso della parte sud del centro abitato, estendendosi per oltre 4 chilometri. Interi quartieri come Sante Croci, Trappeto e via Popolo sono stati svuotati perché a rischio, mentre parte della viabilità locale e la stabilità di numerosi edifici è stata irrimediabilmente compromessa.

 

A seguito di questi eventi, il sindaco aveva disposto l’individuazione di una zona rossa e l’evacuazione di 1500 persone che hanno trovato per la maggior parte un’autonoma sistemazione presso familiari, mentre altri cittadini sono stati ospitati presso l’area di accoglienza istituita nel Palazzetto dello Sport "Pio La Torre". Nel frattempo le attività didattiche erano state sospese per valutare l’agibilità degli edifici scolastici che ricadono nell’area interessata dal movimento franoso e per individuare soluzioni alternative che consentano agli studenti di proseguire l’anno scolastico. Lunedì 2 febbraio le scuole esterne alla zona rossa hanno riaperto agli studenti.

 

In seguito agli eventi catastrofici degli ultimi giorni erano state attivate numerose squadre dei Vigili del Fuoco e le organizzazioni della protezione civile, e ad essi si sono uniti numerosi volontari, locali e non. Tra questi vi è Dimitri Di Noto, originario di Niscemi, che attualmente vive a Catania e lavora come location manager per produzioni cinematografiche. A Niscemi vivono i suoi genitori, e Dimitri è tornato in paese per aiutarli ad affrontare la situazione e spendersi come può per dare il suo contributo alla comunità.

 

Proprio in virtù delle sue competenze lavorative, Dimitri ha infatti messo a disposizione il suo drone per fare dei sopralluoghi giornalieri, monitorando la frana e condividendo il materiale raccolto con la protezione civile, in modo che questi possano fare le proprie valutazioni.

 

"Fortunatamente - ci spiega - la casa dei miei genitori, pur essendo in centro, non rientra nella zona rossa". Purtroppo però, questo non basta ad alleviare il peso della situazione che vede ogni giorno. "La situazione è drammatica: i ricordi d’infanzia, dei posti dove giocavamo e siamo cresciuti, non ci sono più. Non solo: sempre più persone, molte delle persone alle quali vuoi bene hanno perso la casa, i loro averi, i loro affetti; e altre purtroppo sono destinate a perderle".

 

A questo proposito, il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano spiegava che, sebbene la velocità stia calando, la frana è ancora in movimento. "Dopo i crolli degli ultimi giorni è sempre più certo che non sarà possibile rientrare nelle case che si trovano nella prima fascia della zona rossa, quella a 50 metri dal precipizio".

 

"È come se fosse una sorta di veglia funebre unita a un lento stillicidio - continua Dimitri -, tu vedi giornalmente la frana che avanza, il ciglio che si avvicina, e giorno dopo giorno crolla un muro, una casa, una memoria".

 

Ora però non c’è tempo per la memoria, ciò che teme Dimitri è l’oblio di Niscemi. Finora il disastro è stato al centro dei media italiani e non solo, ma per quanto sarà così? E soprattutto, cosa succederà poi?

 

"Oltre a essere un'emergenza immediata, sarà anche un'emergenza sociale nel prossimo futuro. Niscemi è sempre stato in fondo alla lista delle priorità di tante amministrazioni, sia geograficamente che culturalmente, e oggi che le strade crollano e gli accessi sono inagibili è ancora più isolato. È un paese che ha perso 6 mila abitanti nel corso degli ultimi vent'anni, e ora si svuoterà ancora di più, cosicché anche il tessuto economico e sociale verrà meno".

 

Dimitri ammette che queste forse sono solo le preoccupazioni di chi non è stato direttamente toccato dal disastro, perlomeno in quanto a perdite materiali; ma sa di cosa parla, e l’ha visto nelle persone a lui vicine. "Non ci sono stati morti, non ci sono stati feriti e questa è la cosa più importante. Le cose si ricomprano, si ricostruiscono, si rifanno; ma ciò non toglie che la ferita emotiva per tutte le generazioni è trasversale".

 

Era un bambino, Dimitri, quando ha vissuto la frana del 1997, sempre lì a Niscemi. Ricorda di aver capito che fosse una cosa grave, ma l’importanza si era presto ridimensionata, e del resto l’impatto era di molto inferiore rispetto ad oggi. "Pensa ai bambini delle scuole elementari che ora sono rimasti a casa da scuola, come possono capire una cosa del genere? Un disastro che ha cancellato un pezzo di paese e lo sta continuando a cancellare giorno dopo giorno. Certe cose non si capiscono".

Ora che torneranno a scuola, però, gli si potrà raccontare della forte coesione della comunità cui questi bambini appartengono. "C’è stata una grande risposta di tutti quanti nei primi momenti: la gente si è messa a disposizione per ospitare le persone, per trovare a tutti almeno una sistemazione di fortuna. Si è creata una rete di solidarietà veramente importante".

 

Niscemi, ci spiega, è un paese piccolo, dove tutti si conoscono. Proprio conoscendo la sua passione per le riprese con il drone, alcuni vecchi amici lo hanno chiamato per dare una mano. "È come se ci fosse un filo che ti lega a questo posto. Ci hai vissuto da ragazzo, ma che comunque rimane sempre casa tua. Ma io tra tutti sono il meno titolato", continua ridendo: "C'è una serie di ingegneri e di geometri che si è messa a piena disposizione per aiutare gli esterni alla protezione civile in maniera del tutto volontaria.

 

Oggi, per lavoro, Dimitri viaggia molto. "Ci mettiamo a servizio delle produzioni cinematografiche. Noi troviamo i posti, li sottoponiamo a regista, scenografo, chi di turno, quali posti vengono scelti, ma ci occupiamo della parte logistica, i permessi e tutta la gestione della location durante le riprese".

 

Proprio come location manager Dimitri ha lavorato anche al film Franco Battiato. Il lungo viaggio, sulla vita del cantautore, in uscita in questi giorni. Viene da chiedersi se potrà essere il pretesto per un ulteriore rilancio di visibilità per la Sicilia e per Niscemi, magari l’occasione per andare oltre certi commenti social e rimboccarsi davvero le maniche per la ricostruzione.

 

"Forse è brutto da dire, ma finché se ne parla è un bene, soprattutto in questo periodo in cui Sanremo e Milano-Cortina 2026 si prenderanno tutto l’interesse del grande pubblico. Volenti o volenti, c’è bisogno che si guardi a Niscemi perché chi si deve occupare della ricostruzione di questo territorio lo faccia davvero. E non sto parlando dell'amministrazione locale, che sta facendo tutto il possibile, ma io parlo della regione, del governo nazionale. È vero che siamo un paese da 20-30 mila persone in mezzo a nulla, ma di fronte alla dignità delle persone che hanno perso tutto, che importanza ha da dove veniamo?".

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