Il rifugio Fontana Mura chiude per carenza di energia elettrica. "È stata una scelta dolorosa, ma inevitabile. Il rifugio rappresenta una parte importante della nostra vita"

"La siccità è un dato reale", lo dimostra la triste notizia arrivata dai gestori. La mancanza d'acqua ha annullato l'apporto elettrico della turbina; facendo venir meno l'unica fonte di approvvigionamento elettrico, dopo la rottura del pannello fotovoltaico. Incapaci di sostenere le riparazioni, i rifugisti sono costretti a chiudere i battenti. Si conclude così una storia lunga oltre dieci anni

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"La siccità è un dato reale! Questo fattore causa la totale assenza di produzione di energia elettrica mediante la turbina che, associata alla mancata riparazione dei pannelli fotovoltaici, ci vede costretti a chiudere".
Dopo 11 anni di gestione chiude il Rifugio Fontana Mura, immerso nel parco Orsiera-Rocciavrè, in provincia di Torino. L’annuncio arriva solo un mese dopo l’apertura della stagione. A comunicarlo sono i gestori stessi attraverso i loro canali social. Dietro questa decisione ci sarebbe una questione tanto elementare quanto proibitiva: la mancanza di energia elettrica.
"È la prima volta in 11 anni che non riusciamo a concludere la stagione estiva". In questo articolo avevamo raccontato la storia di Claudia e Franco, gestori del Fontana Mura.
Ormai da anni il rifugio registra una sempre minore disponibilità d’acqua, quest’anno tuttavia, la siccità eccezionale ha annullato del tutto l’apporto elettrico della turbina collegata al rifugio. Così veniva meno l’unica fonte di approvvigionamento elettrico, dopo che il pannello fotovoltaico si era guastato, rivelandosi inutilizzabile.
"Circa dieci anni fa, grazie a un finanziamento pubblico, era stato realizzato un impianto fotovoltaico nell'alpeggio, insieme al collegamento che permetteva di alimentare il rifugio. Dal 2018 quell'impianto è stato utilizzato regolarmente e ha rappresentato, insieme alla turbina idroelettrica, una delle due fonti di energia della struttura".
Quest'anno, però, il fotovoltaico si è guastato, e questo non è un problema da poco. "La sua sostituzione o riparazione comporta una spesa di circa 20mila euro – spiega la gestrice Claudia - una cifra che non siamo in grado di sostenere, anche perché il contratto di gestione del rifugio è ormai agli ultimi due anni di validità".
Già prima dell'apertura avevano dovuto affrontare numerosi interventi dovuti ai danni provocati dall'inverno. Il gelo aveva causato diverse rotture all'impianto idraulico e sono stati necessari lavori di riparazione, oltre allo sgombero della neve e alla sistemazione della struttura. "Solo per le riparazioni idrauliche abbiamo sostenuto una spesa superiore ai 3mila euro, tutto di tasca nostra".
Nonostante questa difficoltà, hanno deciso comunque di aprire la stagione. "Siamo riusciti ad aprire a fine giugno, con oltre un mese e mezzo di ritardo rispetto alla norma. Lo abbiamo fatto perché credevamo di poter garantire comunque un servizio adeguato".
Purtroppo, nel frattempo, la situazione è peggiorata. L'estate è stata particolarmente calda e siccitosa: le precipitazioni sono state praticamente assenti e la portata dell'acqua si è ridotta drasticamente.
"Questo ha compromesso anche il funzionamento della turbina idroelettrica, che da sola non era più in grado di fornire l'energia necessaria al rifugio. Di fatto sono venute meno entrambe le nostre fonti di alimentazione: da un lato il fotovoltaico guasto, dall'altro la turbina resa inefficace dalla mancanza d'acqua".
Le conseguenze sono state inevitabili, ma i gestori hanno fatto il possibile per garantire un servizio, fosse anche minimo, e tener vivo quel presidio sul territorio, che dopo oltre un decennio è diventato il riferimento di molti escursionisti.
"All'inizio abbiamo cercato di limitare i servizi, rinunciando ai pranzi e mantenendo soltanto il bar, le cene e i pernottamenti. Ma con il passare delle settimane anche questa soluzione è diventata impraticabile. Non avevamo più acqua calda, i frigoriferi non riuscivano a funzionare regolarmente e ogni volta che entravano in funzione facevano scattare l'impianto elettrico. Non era più possibile garantire gli standard minimi di sicurezza e di accoglienza che abbiamo sempre voluto offrire ai nostri ospiti".
Negli anni, infatti, il rifugio è cresciuto molto. Quando Claudia e Fabrizio hanno preso in gestione il Fontana Mura, nel 2016-2017, la struttura era molto più semplice, c'erano meno ospiti e i servizi erano essenziali. Con il tempo, però, hanno investito continuamente per migliorare l'accoglienza, installando nuovi frigoriferi, acqua calda in tutte le stanze, dotazioni più complete e offrendo un livello di servizio decisamente superiore. "Oggi fare un passo indietro non è più possibile".
Per questo si è arrivati ad una decisione così difficile: rimborsare tutte le prenotazioni di fine luglio e dell'intero mese di agosto e sospendere l'attività, mantenendo soltanto le ultime due cene già programmate.
"È stata una scelta dolorosa, ma inevitabile. In undici anni il rifugio è diventato molto più di un semplice luogo di lavoro. Abbiamo dedicato a questa struttura tempo, energie e risorse, investendo continuamente per migliorarla. Per noi rappresenta una parte importante della nostra vita".
In quest’estate impietosa, la carenza idrica è un problema comune a molti rifugi alpini, da est a ovest. Molte strutture d’alta quota alimentate esclusivamente da una turbina sono costretti, in annate particolarmente secche, a limitare o sospendere temporaneamente l'attività, o in alternativa a dotarsi di cisterne di accumulo: un investimento che però non tutti possono permettersi.
Quale sarà dunque il futuro di Claudia e Franco? Che ne sarà del Fontana Mura? Probabilmente è ancora presto per una risposta a questi quesiti, per ora nelle parole dei gestori rimane solo l’amaro di una fase della vita che volge al tramonto.
"Guardando al futuro, il nostro desiderio resta quello di continuare a essere legati a questo rifugio. È il luogo dove è iniziato il nostro percorso e al quale siamo profondamente affezionati. Qui abbiamo investito anni di lavoro e realizzato numerosi interventi di miglioramento, molti dei quali sono stati possibili grazie all'impegno di nostro padre, che oggi non c'è più ma che ha lasciato un segno profondo in questa struttura. Anche per questo speriamo che il rifugio possa avere ancora un futuro: non è soltanto un'attività, ma una parte della nostra storia".












