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Attualità | 19 gennaio 2026 | 12:30

"La pista da sci di fondo è ostaggio di gruppi di pedoni che se ne infischiano dei cartelli di divieto. Non c'è possibilità di dialogo, si viene mandati a quel paese"

In merito alla questione della fruizione impropria delle piste da sci da fondo, Tullio Manzinello (già Commissario Capo presso il Corpo Forestale di Cavalese), segnala a L'Altramontagna il caso del tracciato della Marcialonga, condividendo alcune osservazioni che riguardano la difficile convivenza tra fondisti e camminatori nel territorio trentino

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Il problema della fruizione impropria delle piste da sci di fondo sembra accomunare diversi territori: dal caso di Piandelagotti, sull'Appennino modenese (il gestore del Centro Fondo Boscoreale ha denunciato a L'Altramontagna la mancanza di rispetto dei pedoni che calpestano i tracciati battuti) all'Altopiano dei Sette Comuni, si riscontrano comportamenti simili, che vanificano il lavoro degli operatori e provocano un pericolo per chi fruisce correttamente delle piste dedicate allo sci nordico. Pochi giorni fa, a Festiona, piccola frazione di Demonte in Valle Stura (nel Cuneese), qualcuno ha danneggiato il tracciato in più punti, rimuovendo la neve e posizionando tronchi d’albero per impedirne l’accesso (QUI L'ARTICOLO). A inizio anno, in Val Badia, le piste del centro fondo di San Cassiano sono state prese di mira da vandali che le hanno utilizzate come circuito in cui far correre, per due notti consecutive, tre auto (come riportato da Il Dolomiti). 

 

Alla redazione de L'Altramontagna è arrivata una lettera firmata che aggiunge al quadro un nuovo tassello: Tullio Manzinello, già Commissario Capo presso il Corpo Forestale di Cavalese, parla di un caso emblematico, quello che riguarda la pista della Marcialonga, e focalizza le proprie osservazioni sul territorio della provincia di Trento. Rilevando una scarsa conoscenza della montagna invernale da parte di molti fruitori, il lettore evidenzia come la presenza dei pedoni sui tracciati battuti rappresenti un fattore di pericolo e condivide alcuni interessanti spunti di riflessione.

 

Di seguito, il testo completo della lettera. 

 

Mi riallaccio alla problematica relativa al passaggio di pedoni sulle piste da fondo per segnalare che anche in Trentino è diventata difficile la convivenza con i turisti/camminatori.

 

In particolare, la pista della Marcialonga in val di Fassa, ma il problema si pone in tantissime altre località, è ostaggio di gruppi di pedoni che se ne infischiano dei cartelli di divieto e procedono affiancati, con passeggini o addirittura in mountain bike. La possibilità di dialogo non esiste perché, anche esponendo tutte le ragioni e le norme che vietano il transito a piedi sulle piste da sci, come minimo si viene mandati a quel paese. Se posso dare un contributo al dibattito, evidenzierei le seguenti questioni.

 

Il turista/camminatore non ha alcuna conoscenza della montagna invernale, per cui non afferra il concetto che le piste da fondo, anche se battute su piste pedonali, diventano soggette ad una diversa normativa, che le preclude al transito a piedi; per cui molto spesso tali frequentatori ti mostrano il segnale blu di percorso pedonale o ti spiegano che non camminano sui binari e quindi non creano alcun danno. A sommatoria di ciò si verifica che spesso sono gli stessi albergatori o gli Uffici turistici a dare indicazioni fuorvianti.

 

La normativa della provincia di Trento, che fino a poco tempo fa prevedeva la possibilità di nominare figure incaricate di pubblico servizio (ad es. gestori delle piste e dipendenti del Servizio Turismo abilitati) e come tali aventi potestà di richiamare al rispetto delle regole e sanzionare, è stata recentemente armonizzata a quella nazionale. Per questo sono state abolite le figure citate e gli interventi sanzionatori sono stati ricondotti alle sole forze di polizia, con l'esclusione del Corpo  forestale (che in Provincia gode ancora della sua autonomia) e dei custodi forestali, unici a vigilare nei territori di montagna.

 

Va sottolineato che la pista da fondo, se riconosciuta tale con atto normativo, acquista automaticamente lo status di opera di interesse pubblico, gravata di una servitù di passaggio e sovente individuata anche nel Piano Regolatore, con ciò togliendo ogni interpretazione in merito al suo utilizzo.

 

Da abitante della val di Fiemme ho potuto osservare, e qui chiamo in soccorso le figure professionali abilitate a sondare l'animo umano, che anche laddove il territorio risulti non innevato, ad eccezione del tracciato per lo sci, il camminatore sente la necessità di mettere i piedi sulla neve pur potendo passeggiare tranquillamente al fianco.

 

Da ultimo, essendo figura tecnica qualificata nello sci, rilevo come la presenza di pedoni sulle piste costituisce fattore di pericolo (in discesa un fondista arriva a superare i 50 km/h) e provoca sul tracciato pericolose impronte di orme, oltre ad apportare sassi e terriccio che rovinano le solette.

 

Tullio Manzinello

già Commissario Capo presso il Corpo Forestale di Cavalese

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