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Attualità | 13 marzo 2026 | 12:00

Ma esistono, oggi, modelli turistici invernali realmente alternativi allo sci? Difficile rispondere, tuttavia alcuni interessanti esempi arrivano dai vicini d'oltralpe

Approcci diversi e sempre più numerosi, ma similmente rivolti a una transizione che diversifica l'offerta senza rinunciare allo sci nel breve periodo. Dal report Nevediversa 2026, ecco i casi più emblematici dall'altro lato delle Alpi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Come sempre, il report annuale di Nevediversa dedica un capitolo anche agli esempi virtuosi di elasticità dell’offerta e destagionalizzazione, che lasciano filtrare un raggio di sole in un’economia altrimenti diretta verso in un vicolo cieco. Tra la sezione "Esperienze e buone pratiche", brillano per potenziale emblematico gli esempi raccolti al di là delle Alpi: rispettivamente da Austria, Svizzera e Francia.

 

Parliamo della stazione sciistica di Dobratsch, in Austria; di quelle di Monte Tamaro e Cardada /Cimetta, in Svizzera; e di Les Arcs e Métabief in Francia. Dopo aver esplorato negli anni scorsi alcune buone pratiche di Nevediversa in Austria e Svizzera, l’indagine questa volta offre risalto particolare risalto ai due casi studio francesi, per la loro capacità di adattamento delle località montane al cambiamento climatico.

 

"Les Arcs e Métabief rappresentano due approcci diversi ma complementari alla transizione: da un lato una grande stazione internazionale che reinventa l’après ski e diversifica l’offerta senza rinunciare allo sci nel breve periodo; dall’altro una comunità di media montagna che ha scelto di affrontare in modo esplicito la riduzione della dipendenza dalla neve".

 

Saper leggere (o rileggere) questi spazi - si legge nella Premessa al dossier - significa riconoscere nei vuoti e nelle contraddizioni non solo segnali di un modello in crisi, ma anche opportunità "per riconvertire e riutilizzare le terre alte", restituendo loro abitabilità. Si tratta di buone pratiche che, come dimostra la top 10 delle esperienze positive nostrane, sono casi sempre meno isolati anche di qua delle Alpi; esperienze che mostrano concretamente le possibilità di un approccio diverso, stimolando una riflessione più ampia sul futuro della montagna.

 

Austria - Carinzia: Dobratsch, la stazione sciistica a zero impianti


Foto da Facebook "Naturpark Dobratsch"

Sul Dobratsch, in Carinzia fino a pochi anni fa esisteva una stazione sciistica, con skilift e seggiovie. Dal 2001 la sua attività è stata interrotta perché non era più conveniente mantenere in piedi gli impianti di risalita, i costi di gestione erano diventati troppo alti. Così gli impianti sono stati smontati e venduti.

Se altrove un simile provvedimento avrebbe significato una catastrofe per il turismo, per il Dobratsch è stato invece un vero colpo di fortuna. Così il monte, sotto la cui cima, a 2150 m, si trova la chiesa più alta d’Europa, è diventato una meta turistica ancora più famosa di quando gli impianti di risalita erano in funzione.

Sulle piste non ci sono più le folle di sciatori del sabato e della domenica, ma sono a decine, in un giorno infrasettimanale qualsiasi, gli scialpinisti che salgono i quasi 1200 metri di dislivello che separano il parcheggio di Heiligengeist dalla Gipfelhaus, il nuovissimo rifugio sulla cima del Dobratsch. Inoltre l’area, con la chiusura degli impianti, è diventata la montagna di tutti.

Una strada, a pagamento, arriva di fronte al Rosstratten, e dalle macchine scendono fondisti (c’è una pista di fondo), ciaspolatori, semplici escursionisti e famiglie intere disposte a farsi quasi 500 metri di dislivello trainando una slitta per poter poi scendere dalla cima, o quasi.

Anche gli sci-alpinisti e i fondisti hanno riscoperto il fascino di questa montagna, e oggi complessivamente sulle sue nevi ci sono quasi più sportivi rispetto a quando erano in funzione gli impianti di risalita. Qui, senza troppi ripensamenti è accaduto quel che in Italia non si ha il coraggio di fare e funziona.

 

Svizzera – Canton Ticino: Stazioni che si sono reinventate - Monte Tamaro e Cardada/Cimetta


Foto da Facebook "Monte Tamaro"

Il monte Tamaro è stato tra i primi ad abbandonare lo sci e a reinventarsi. La piccola stazione del Canton Ticino, costruita negli anni ‘70 su un versante assolato dell’alpe Foppa, tra i 1100 e i 1600 metri, nel 2003 ha deciso di rinunciare al tradizionale turismo invernale. E ora, con più 100 mila presenze, fra aprile e settembre, prova che cambiare si può.

Erano anni che si chiudeva in perdita per via della mancanza di neve, o si falliva o si cambiava. Scartata l’idea di ricorrere alla neve artificiale, troppo costosa e insicura con l’aumento delle temperature, si è deciso di chiudere con lo sci. Ha funzionato e in pochi anni hanno risanato i bilanci della società.

Smontati i cinque ski-lift, sono stati creati un parco avventura alla stazione intermedia della telecabina, una slittovia e una tirolese all’arrivo dell’impianto all’Alpe Foppa. È stata potenziata la rete dei sentieri per escursioni. Una stazione termale aperta tutto l’anno completa l’offerta del "divertimento senza neve" della Monte Tamaro. La società ha una decina di dipendenti che in estate, con i contratti a chiamata, salgono a più di 50.

Il monte Tamaro viene portato ad esempio da Thomas Egger presidente del Sab, il Gruppo Svizzero per le regioni di montagna. "L’innevamento nelle stazioni sotto i 1600 non è più assicurato, devono trovare una alternativa allo sci per sopravvivere" ha dichiarato Egger in una recente intervista al quotidiano Blick del Canton Ticino. Sostiene che i fondi pubblici, che vanno a queste stazioni per compensare le perdite, dovrebbero essere usati per favorire la transizione verso una proposta turistica diversa, come ha fatto il Monte Tamaro, che non è la sola stazione Svizzera ad essersi reinventata.

Nel 2019 ha rinunciato allo sci anche Cardada/Cimetta, anche questa poco sopra i 1600 metri. Le piste, si legge sul loro sito, non sono più in funzione "per la persistente mancanza di neve". Chiuso con lo sci da discesa ha moltiplicato le attività che si possono fare arrivati in cima alla funivia, in funzione tutto l’anno: dalle passeggiate con le racchette in inverno, a percorsi di trekking in estate, dal parapendio a corsi di orientamento. Una scelta che sta premiando anche le strutture ricettive.

 

Francia – Giura francese: Métabief, da stazione sciistica a laboratorio di transizione per la montagna


Foto da Facebook "Station Métabief Montagnes du Jura"

Métabief, nel cuore del massiccio del Giura, rappresenta uno dei casi più interessanti di trasformazione di una località sciistica alle prese con il cambiamento climatico. Area pilota del progetto europeo Interreg Alpine Space BeyondSnow, la stazione ha avviato già dal 2016 una riflessione strutturata sul proprio futuro economico, analizzando lo stato degli impianti e sviluppando, con il supporto di esperti, proiezioni climatiche per i decenni successivi.

Nata come comunità agricola, Métabief ha trovato nello sci – inizialmente nordico, oggi esteso su oltre 500 chilometri nell’area dell’Haut-Doubs – una risorsa fondamentale per sostenere l’economia invernale. Oggi, tuttavia, stagioni sempre più miti, scarsità di neve e costi energetici crescenti stanno mettendo in crisi questo modello. Dopo anni di inverni difficili e un deficit economico significativo, la stazione ha deciso di anticipare la riduzione del perimetro sciabile, chiudendo il settore di Piquemette per concentrare le risorse e garantire la sostenibilità degli altri impianti.

Questo percorso di transizione si inserisce nel quadro del programma nazionale francese Avenir Montagne, che sostiene la diversificazione turistica dei territori montani. Grazie a questo supporto, Métabief sta progressivamente evolvendo da località sciistica a destinazione di montagna a quattro stagioni, puntando su nuove attività e su una gestione più resiliente delle risorse.

Un elemento centrale della strategia riguarda la formazione del personale: corsi dedicati al cambiamento climatico e alla polivalenza professionale permettono ai dipendenti di adattarsi a ruoli diversi in un contesto in rapida evoluzione.

La sfida principale resta però sociale: la recente riduzione delle piste ha suscitato reazioni contrastanti nella comunità locale, evidenziando quanto sia cruciale costruire una visione condivisa del futuro e rafforzare la cooperazione tra attori del territorio. Tuttavia l’esperienza di Métabief dimostra che la riduzione controllata dell’offerta sciistica, accompagnata da investimenti in competenze, dialogo e diversificazione, può diventare una strategia di adattamento concreta. In un contesto in cui molte stazioni europee affrontano difficoltà simili, il caso di Métabief si propone come un laboratorio di resilienza e innovazione per il turismo montano del futuro.

 

Francia – Tarentaise: Après-ski e futuro sostenibile. Il modello Les Arcs


Foto da Facebook "Les Arcs"

La stazione di Les Arcs fa parte del vasto comprensorio Paradiski, uno dei più grandi al mondo, con oltre 425 km di piste che si estendono fino a La Plagne attraverso il collegamento con la Vanoise Express e un sistema di impianti moderno e capillare. Il dominio sciistico comprende numerose piste di difficoltà diversa e una rete di impianti che include funivie, cabinovie, seggiovie e tapis roulant, che agevolano la distribuzione degli sciatori e l’accesso ai vari settori dell’area. Si tratta di un grande comprensorio che va dai 1200 metri di quota fino ai 3200 metri.

Gli scenari climatici indicano che, fino al 2050, Les Arcs continuerà a garantire condizioni adeguate allo sci, ma il lungo termine resta incerto. Per questo motivo negli ultimi anni, Les Arcs ha intrapreso una serie di iniziative orientate alla sostenibilità e alla riconversione dell’offerta turistica.

Non ci sono progetti ufficiali di chiusura su larga scala delle piste da sci, ma piuttosto un processo di ripensamento che si traduce in azioni concrete. La stazione ha puntato alla diversificazione delle attività turistiche per estendere la stagione oltre l’inverno, sviluppando percorsi estivi, attività all’aria aperta e eventi culturali. Parallelamente, sono stati avviati progetti di sostenibilità ambientale e restauri naturali di aree impattate, con il recupero di habitat e la valorizzazione dei paesaggi naturali.

La moratoria sugli sviluppi edilizi ha favorito la riqualificazione di strutture esistenti invece dell’espansione, mentre interventi sulla mobilità sostenibile, come funicolari gratuite, collegamenti con i treni e percorsi pedonali, contribuiscono a ridurre l’impronta carbonica complessiva. Tutte queste strategie rappresentano forme concrete di riconversione e adattamento dell’offerta turistica, coerenti con le sfide climatiche e con la proposta di una montagna vivibile e attrattiva anche oltre la stagione sciistica.

Les Arcs è uno dei comprensori alpini certificati con il prestigioso Flocon Vert (Green Snowflake), riconoscimento che attesta l’impegno verso standard elevati di sostenibilità ambientale e sociale. La destinazione ha anche ottenuto la certificazione B Corp, un ulteriore passo verso una governance responsabile che coinvolge istituzioni locali, operatori turistici e stakeholder nella costruzione di un modello di sviluppo più equo, sostenibile e partecipato.

Diversificazione delle attività turistiche, alla valorizzazione del territorio e alla sostenibilità ambientale: percorsi estivi, eventi culturali, restauri naturali, mobilità verde e riqualificazione delle strutture esistenti. Iniziative come Act for Glaciers, festival dedicato alla conservazione degli ecosistemi glaciali e alla promozione di progetti ecologici, coinvolgono scienziati, attori locali, cittadini e amministrazioni in un dialogo sulla protezione dell’ambiente alpino.

In questo modo, l’après ski non è più solo intrattenimento, ma strumento di resilienza territoriale, capace di integrare turismo, economia locale e tutela dell’ambiente.

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