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Attualità | 27 febbraio 2026 | 12:00

Un provvedimento destinato a far discutere: il Tribunale di Ascoli Piceno conferma la legittimità dell'operato delle Guide ambientali escursionistiche sui sentieri per Escursionisti esperti

Si riaccende il dibattito sulle professioni dell'outdoor e sul futuro dell'accompagnamento in montagna: l'escursionismo, anche su terreni impegnativi, resta un ambito proprio anche delle GAE, purché non si superi il confine tecnico

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

A inizio febbraio il Tribunale di Ascoli ha archiviato l’opposizione presentata da un esponente del Collegio guide alpine contro una Guida ambientale escursionistica associata ad Aigae, accusata di esercizio abusivo della professione per aver accompagnato alcune persone sul sentiero ‘escursionisti esperti’ del Monte Sibilla (vetta del gruppo appenninico dei Sibillini, Marche).

 

Una decisione, quest’ultima, che ha permesso alla guida coinvolta di tirare un sospiro di sollievo e, contemporaneamente, alla sua associazione di appartenenza, Aigae, di cavalcare un’occasione politicamente ghiotta per valorizzare la ‘vittoria’ sul piano pubblico, nel contesto vivacissimo del dibattito sulle professioni outdoor.

 

Scendiamo nel merito del provvedimento, senza addentrarci troppo nei tecnicismi. Il tribunale chiarisce un punto cruciale: le Guide ambientali escursionistiche possono accompagnare su tutti i sentieri escursionistici, compresi quelli per Escursionisti esperti (EE), quando il percorso non richieda tecniche o attrezzature tipiche dell’alpinismo.

 

Di fatto un pronunciamento che va nel solco di un principio già affermato dalla Corte costituzionale nel 2005 e confermato dalla Cassazione nel 2023: la competenza esclusiva delle Guide alpine scatta solo quando l’attività entra nel campo tecnico dell’alpinismo o si svolge in ambienti oggettivamente pericolosi. L’escursionismo, anche su terreni impegnativi, resta invece un ambito proprio anche delle Gae, purché non si superi quel confine tecnico.

 

La denuncia con cui è cominciata la vicenda giudiziaria risale a un periodo in cui nelle Marche era in vigore il contestato comma 4bis dell’art. 46 della L.R. 9/2006, che subordinava l’attività delle Gae sui sentieri Ee a un corso regionale (mai istituito). Una norma che aveva generato confusione tra operatori, enti e utenti, alimentando tensioni tra professioni diverse e creando un terreno fertile per interpretazioni restrittive e conflittuali.

 

L’abrogazione del comma, arrivata nell’agosto 2025 dopo mesi di confronto tra Aigae e Regione Marche, aveva provato a riportare ordine sul piano normativo. Ma la vicenda giudiziaria aveva comunque continuato a correre su un binario parallelo. Fino alla decisione del Tribunale di Ascoli Piceno.

Il tema non è novello. Da anni, sulle montagne italiane, si combatte una battaglia silenziosa fatta di interpretazioni normative, ricorsi, opposizioni, comunicati stampa, prese di posizione.

 

È lo scontro, abbastanza evidente, che contrappone Gae e Guide alpine, due professioni che di sicuro condividono lo stesso territorio ma non sempre la stessa visione del suo futuro e del suo sviluppo.

 

In un nostro precedente articolo dedicato alla figura della Gae (leggi qui), intervistando Mauro Delgrosso, formatore di guide ambientali escursionistiche in Emilia‑Romagna, era emerso come questa professione, spesso sottovalutata o fraintesa, sia diventata un tassello fondamentale delle politiche di sviluppo delle aree interne. In Emilia‑Romagna, per esempio, le Gae collaborano stabilmente con parchi, scuole, amministrazioni locali e operatori turistici.

 

Negli ultimi anni, la domanda di attività in montagna e in ambiente naturale è cresciuta, si è diversificata, ha coinvolto nuovi pubblici e nuovi territori. Le professioni della montagna – dalle Guide alpine alle Gae, dagli accompagnatori di media montagna agli operatori dei parchi – si trovano oggi a condividere spazi e responsabilità.

 

La chiarezza normativa, dunque, non è solo un dettaglio: è la condizione necessaria per lavorare bene, collaborare, costruire filiere turistiche solide e garantire sicurezza e qualità ai turisti.

 

Che la sentenza di Ascoli Piceno non cancelli con un colpo di bacchetta magica tutte le incomprensioni e le ruggini degli ultimi anni è abbastanza evidente. Tuttavia, che possa iniziare una nuova fase, fatta di dialogo e rispetto, è più che auspicabile.

 

Un quadro regolatorio più chiaro dovrebbe creare le condizioni perché gli operatori tornino a parlarsi, a riconoscersi e a collaborare mettendo al centro ciò che davvero li unisce: la cura, l’amore e la frequentazione degli ambienti montani. 

 

Le terre alte sono un ecosistema complesso. Che può crescere e guardare al futuro solo se a prevalere sono la collaborazione e la fiducia reciproca.

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