"Un'agenzia indipendente sulle questioni climatiche può risultare scomoda. Metterla sotto la Presidenza del Consiglio significa renderla controllabile". Scienziati contro il trasferimento di ItaliaMeteo

"Nel giro di cinque giorni avremmo dovuto dare una risposta sulla disponibilità ad andare, senza nessuna idea sulle mansioni, sull'indirizzo del luogo di lavoro, sull'organizzazione del lavoro". Trasferita a Roma "d'urgenza", l'agenzia meteorologica nazionale rischia così di perdere le sue prerogative di indipendenza. Allarmata dalla presa di posizione del governo e in difesa dell’attuale sede, la comunità scientifica ha lanciato una raccolta firme

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Con la Legge di Bilancio 2026 e il decreto legge 25/2026, l’Agenzia nazionale per la meteorologia e climatologia ItaliaMeteo, che dal 2022 - anno della fondazione - aveva sede al Tecnopolo di Bologna, è stata trasferita a Roma lo scorso 16 marzo.
Dopo l’approvazione del decreto, il 27 febbraio, il 6 marzo una lettera ha raggiunto i 24 lavoratori che operavano nell’Agenzia. I lavoratori venivano invitati a trasferirsi nella capitale oppure alla risoluzione del contratto, motivando la decisione con un generico "carattere d’urgenza". Il provvedimento ha innescato così una mobilitazione immediata da parte dei sindacati, del Comune di Bologna, della Regione Emilia-Romagna e della comunità scientifica.
Dal 17 marzo è infatti attiva online una raccolta firme promossa dalla Società Meteorologica Italiana. Le richieste sono chiare, e vanno oltre l’attenzione ai diritti dei lavoratori: lo stop immediato al trasferimento e il mantenimento della sede tecnica di Bologna; il ripristino di una governance partecipata che coinvolga Regioni e comunità scientifica; la tutela delle competenze, dei lavoratori e dei servizi pubblici garantiti dall’Agenzia; trasparenza e motivazioni chiare su ogni decisione che riguarda il futuro di ItaliaMeteo.
Tra questi c’è Renata Pelosini, anch’essa tra i promotori della raccolta firme. Per due anni ha lavorato a fianco al direttore di ItaliaMeteo occupandosi di aspetti amministrativi e tecnici. Prima di allora, Pelosini era funzionario in comando di Arpa Piemonte, dove oggi è tornata a seguito del trasferimento.
"Con il nuovo commissariamento del primo gennaio, abbiamo ricevuto una nota dal commissario in cui si diceva che l’Agenzia era trasferita a Roma e che nel giro di cinque giorni avremmo dovuto dare una risposta sulla disponibilità ad andare, senza nessuna idea sulle mansioni, sull’indirizzo del luogo di lavoro, sull’organizzazione del lavoro: c’era assolutamente il buio".
Ai dipendenti e professionisti dell’Agenzia è stato chiesto di trasferirsi o di rientrare negli enti di provenienza: "Di ventiquattro lavoratori, solo due hanno accettato il trasferimento per motivi personali. Tutti noialtri siamo rientrati, e addirittura alcune sono rimaste senza lavoro perché erano lavoratori somministrati".
Con questo provvedimento non sarà solo il personale a cambiare, ma anche il progetto stesso dell’Agenzia. ItaliaMeteo era dipendeva in parte al Ministero della Ricerca e in parte dalla Presidenza del Consiglio, con un comitato di indirizzo a più soggetti, composto anche dalle regioni e con una certa autonomia nella governance. Insomma: "Quello che era un organismo trasversale e indipendente, ora, di fatto, è stato messo tutto sotto il Dipartimento di Protezione Civile. Il capo della Protezione Civile ne dà gli indirizzi e fa la vigilanza tecnica e amministrativa. Questo fa perdere completamente la connotazione di agenzia indipendente, che per l’Italia era molto importante, soprattutto sulle questioni climatiche".
In questi anni, il ruolo di ItaliaMeteo è stato proprio quello di coordinare tutti gli enti meteo e agenzie regionali, per creare sinergie. "In Italia gli enti meteo sono molti, tra servizi regionali e centri di ricerca (dei quali alcuni fanno attività operativa e altri no). L’idea era mettere insieme le esperienze, far convergere tutti verso alcuni filoni di lavoro organici, ottimizzare quello che si stava facendo e avanzare anche da un punto di vista scientifico. Questo avrebbe consentito di presentarsi a livello internazionale con una capacità tecnico-scientifica superiore e di portare avanti progetti che le singole realtà regionali da sole non riescono a sviluppare. Penso non solo all’intelligenza artificiale, ma anche a cose più semplici: la condivisione dei dati osservativi a livello nazionale, la loro messa a disposizione in modalità aperta, la modellistica nazionale ad alta risoluzione accessibile a tutti".
I filoni operativi principali erano due: da una parte il coordinamento e la valorizzazione delle esperienze regionali, cioè portare a livello nazionale esperienze di valore sviluppate localmente, e dall’altra la creazione di servizi, come un "corridoio dei dati", la messa a disposizione dei dati scientifici in forma già elaborata, ovvero pronti per essere utilizzati. "Dal 25 gennaio abbiamo preso in carico la modellistica nazionale, cioè tutta la catena operativa ICON ad alta risoluzione, che è la base del lavoro di molti centri regionali".
In questi anni i riscontri positivi non sono mancati: dai servizi regionali più strutturati, soprattutto del nord Italia, che hanno messo a disposizione competenze per costruire strumenti utili a tutti, e dalle regioni del sud, dove spesso manca questa expertise, e l’Agenzia può essere un’occasione per omogeneizzare i servizi. Grande risposta anche dai centri di ricerca: "Con Cnr, Enea, Fondazione Bruno Kessler, Cmcc avevamo già avviato o stavamo avviando degli accordi. Anche loro sentivano la necessità di andare in direzioni condivise, invece di muoversi ciascuno per conto proprio".
Inoltre ci sono i grandi stakeholder nazionali – il settore assicurativo, i trasporti, il mondo produttivo – per i cui servizi l’Agenzia era un punto di riferimento. "Oggi questi soggetti non hanno un riferimento nazionale e devono rivolgersi alle singole regioni, scegliendo quella più avanzata, ma senza un sistema coordinato".
La governance di un organismo simile era senz’altro complessa: "La dipendenza da più ministeri, l’approvazione dei bilanci, rendevano il funzionamento articolato. Però la cosa più triste è che abbiamo capito, col tempo, che non c’è mai stata una vera volontà di far partire davvero l’Agenzia. Nonostante gli sforzi del direttore, la sensazione è che non si volesse farla crescere".
"A mio avviso - continua la scienziata - uno dei motivi è che un’agenzia indipendente, sulle questioni climatiche, può risultare scomoda. Metterla sotto la Presidenza del Consiglio significa renderla uno strumento controllabile, che può essere indirizzato".
La scelta della Protezione Civile e il trasferimento a Roma non avrebbero motivazioni tecniche evidenti, sempre secondo l’intervistata. "Non c’era urgenza, si poteva gestire una transizione. La motivazione dichiarata è che gli asset strategici devono stare a Roma, ma non è una motivazione realmente operativa. Inoltre, il trasferimento è stato inserito in un decreto legge su tutt’altro tema, senza alcun carattere di urgenza. Personalmente penso che sia stato un modo per smantellare rapidamente l’Agenzia prima della conversione in legge, evitando modifiche o opposizioni".
Ma perché è così importante che l’Agenzia rimanga a Bologna? "Lì – ci spiega Pelosini – c’è il Tecnopolo, dove si trovano il centro europeo per le previsioni a medio termine, il Cmcc, il Cineca, il supercomputer Leonardo: una concentrazione di eccellenze scientifiche. C’era un disegno, soprattutto nel periodo del governo Draghi, per creare un polo scientifico e tecnologico avanzato su questi temi. postare l’Agenzia significa anche smantellare questo polo. E metterla sotto la Protezione Civile la trasforma in qualcosa di diverso: una struttura orientata all’emergenza, non un vero servizio meteorologico nazionale".
"Un servizio meteorologico nazionale richiede una forte componente scientifica, che in Italia è sempre mancata anche quando il ruolo era coperto dall’Aeronautica Militare, che non ha mai promosso veri progetti scientifici di rilievo internazionale".
Anche per il mondo della montagna, ItaliaMeteo poteva essere una piattaforma di grande valore: nonostante l’attenzione alle terre alte sia sempre più alta, i servizi sono ancora molto frammentati. "Alcune regioni fanno tentativi, ma manca continuità. Una delle idee era creare un polo tematico sulla montagna, partendo dalle esperienze già esistenti – per esempio in Veneto o in Valle d’Aosta – e metterle a sistema per offrire servizi ai frequentatori dell’ambiente alpino. Sarebbe potuto essere un progetto pilota, ma spesso queste iniziative vengono considerate poco remunerative e troppo costose. E i servizi regionali, già in difficoltà per mancanza di personale e risorse, faticano a sostenere attività aggiuntive. Proprio per questo un coordinamento nazionale sarebbe stato fondamentale".
Per tutti questi motivi, la petizione chiede di rivedere la scelta del trasferimento e di mantenere l’autonomia dell’Agenzia, affinché possa continuare a svolgere il suo ruolo di coordinamento e valorizzazione del sistema meteorologico nazionale. La raccolta firme è consultabile a questo link.












