Quando e dove è possibile incontrare (o evitare) una vipera? Abitano prevalentemente le zone ecotonali

Conoscere l'habitat ideale di questi rettili può risultare utile per una frequentazione più consapevole dei territori montani

Le specie di vipere presenti in Italia sono quattro, ma non è così semplice incrociarne una sul nostro cammino. Alcune variabili ambientali e comportamenti raccomandati possono contribuire all’incontro con questi rettili. Al nostro cospetto, le vipere tendono a fuggire e non ad attaccarci, quindi imbattersi in questi animali dovrebbe essere un’occasione per ammirarle – piuttosto che temerle –, pur con tutte le cautele del caso.
Anzitutto, durante la bella stagione le vipere escono allo scoperto nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio. Come gli altri rettili, anche i serpenti sono ectotermi, ossia a sangue freddo, e dipendono dall’ambiente esterno per regolare la propria temperatura.
Una vipera ha meno margine di resistenza a pieno sole di un mammifero o un uccello, che sono endotermi e che possono quindi regolare la temperatura interna. Per questo motivo, la vipera deve ricorrere a strategie comportamentali per adattarsi alle alte temperature, come la ricerca dell’ombra per rinfrescarsi. Per lo stesso motivo sono più attive e visibili durante i temporali o subito dopo la pioggia, perché l'umidità e il calo della temperatura le rendono più propense ad uscire allo scoperto.
Se la giornata è coperta, con nuvole sparse e fresca si possono incontrare anche nelle ore centrali. Ma anche in questo caso esistono variabili da tenere in considerazione, come ad esempio l’altitudine. I marassi e le vipere dell’Orsini, che vivono sopra i 2000 metri di quota, possono essere attivi più di altre vipere anche nelle ore centrali.

Le vipere abitano prevalentemente le zone ecotonali, ossia quelle zone di transizione tra due ambienti diversi dove le caratteristiche ambientali si mescolano generando così un habitat di confine, che risulta perfetto per la vita di questi rettili. Margini dei boschi, pascoli, praterie calcaree collinari o d’alta quota, muretti a secco, pietraie consolidate e aree con fonti d’acqua come pozze d’alpeggio, stagni e torbiere sono luoghi perfetti per incontrarle.
Gli habitat montani d’alta quota rappresentano un caso particolare. Gli ecotoni frammentati di questi ambienti formano mosaici ambientali, all’interno dei quali questi rettili riescono a spostarsi più frequentemente. Questa caratteristica permette quindi di incontrare più spesso le vipere durante le escursioni montane. In sostanza, le vipere amano le zone di transizione perché offrono possibilità di termoregolarsi, un riparo vicino dove nascondersi in caso di predatori o di ricerca di ombra e maggiore ricchezza di prede come topolini, arvicole e lucertole.
Per leggere i precedenti articoli di questa rassegna dedicata alle vipere: QUI
In apertura, marasso (Vipera berus). Individuo melanotico in un habitat d’alta quota delle Dolomiti - fotografia di Giacomo Radi

Naturalista e fotografo di natura. Si occupa di divulgazione scientifico-naturalistica, conservazione della natura e realizzazione di progetti legati alla tutela e promozione della biodiversità. Ideatore e direttore scientifico della rassegna “Le notti della natura” per i comuni di Scarlino, Follonica, Gavorrano e Parco nazionale delle colline metallifere (GR). Collabora con il Museo di Storia Naturale della Maremma e come esperto al programma GEO (Rai 3). Ha pubblicato per Quercuslibris “Di malerbe, tritoni, lucciole e altre storie”, un volume di racconti e fotografie.















