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Ambiente | 20 luglio 2025 | 18:00

Sugli Antiappennini, alla ricerca del coleottero più bello d'Europa

Cronache di un fotografo naturalista # 08 / Dalla morte nasce dirompente la vita: un vecchio faggio caduto è un diorama di organismi viventi. Ecco la Rosalia alpina, nota anche come cerambice del faggio

scritto da Giacomo Radi
Festival AltraMontagna

Separati da profondi avvallamenti e depressioni, gli Antiappennini si ergono come isole dalle pianure ai margini della catena appenninica, figli di processi geologici di diversa natura. Come gli Appennini anche questo complesso di rilievi montuosi irregolari ospita la faggeta, la foresta montana più diffusa in Italia, e io sono appena arrivato nel regno del faggio nell’Antiappennino toscano alla ricerca del coleottero più bello d’Europa.

 

È mattino presto in questo caldo luglio quando inizio il percorso zaino in spalla e ancora la temperatura concilia il cammino. Lasciata alle spalle una prateria rigogliosa si entra nella faggeta, in un mondo dove la poca luce diffusa veste tutto di una dominante verdastra che rilassa la vista rendendo la mia ricerca trasognata. Queste cupe e rigogliose foreste portano con loro la storia degli Appennini e dei rilievi antiappenninici, una storia complessa e unica fatta di fasi glaciali e interglaciali, di avanzamento del faggio dal nord al sud della penisola italiana nel corso di migliaia di anni e del rapporto con l’uomo che ha forgiato le faggete fino ai giorni nostri.


A differenza di altri ecosistemi forestali, la faggeta sembra apparentemente più povera di vita. Infatti la specie arborea dominante è proprio il faggio con una conseguente biomassa vegetale poco diversificata e alcune gestioni forestali spesso poco lungimiranti tendono a creare foreste con prevalenza di alberi giovani privi di cavità e mancanza di piante vecchie marcescenti e cadute al suolo. Dove però si lascia che la natura faccia il suo corso o dove l’uomo asseconda questa tendenza, ad esempio con la gestione forestale irregolare che mira a creare e mantenere boschi con una struttura eterogenea, la biodiversità torna protagonista

Dal folto delle chiome, un picchio muratore (Sitta europaea) lancia il suo richiamo fatto di schiocchi brevi e ripetuti – alzo lo sguardo a cercarlo senza fortuna. Gli occhi, al passaggio dal suolo coperto dall’ombra densa alla volta verde brillante retroilluminata dal sole, si socchiudono istintivamente cercando di restringere il campo visivo e migliorare la nitidezza dell’immagine. Buona parte della vita animale in faggeta si svolge proprio in alto, sui tronchi e sui rami degli alberi.

 

La faggeta brilla di luce come in una pioggia di lustrini e il sole brucia i rami argentei con il suo chiarore. A metà mattina ormai il caldo è penetrato anche all’interno della volta di chiome e si cominciano a muovere molti insetti: falene, farfalle, calabroni, api e coleotteri si aggirano nelle radure illuminate dal sole dove alcune specie vegetali sono riuscite a fiorire.


Se al suolo la faggeta è un ambiente ombroso alzando lo sguardo verso la luce inonda le chiome facendo brillare le foglie lucide di questa specie

Uno squarcio nella volta della faggeta dovuto alla caduta di un vecchio ed enorme faggio ha creato il varco per la luce che adesso penetra facendo splendere il palcoscenico della vita di molte specie. Le condizioni della temperatura e dell’umidità in questo spazio cambiano; il sottosuolo si popola di numerose specie erbacee e fioriture che richiamano altri organismi che innescano un ciclo rigenerante che porta al rinnovamento del bosco. Dalla morte nasce dirompente la vita.

 

Il vecchio faggio caduto è un diorama di organismi viventi. Funghi lignicoli si aggrappano e si impilano sulla corteccia, un maschio di cervo volante (Lucanus cervus) riposa sotto ad un ramo spezzato e poco più in là due coleotteri cerambicidi, Aegosoma scabricorne e Morimus asper, si muovono sulla pelle dell’albero decorata dai licheni. Più in alto sul tronco di un faggio innaffiato dal sole eccola correre, la Rosalia alpina, nota anche come cerambice del faggio.


I maschi di Rosalia alpina si muovono freneticamente sul tronco dei faggi in cerca delle femmine

Al contrario del suo nome, la Rosalia alpina non è tanto legata all’ambiente alpino, quanto alla presenza di faggete vetuste e semi aperte di tipo termofilo più frequenti sull’Appennino. Il campione che fu raccolto dal naturalista e medico svizzero Johann Jakob Scheuchzer, su cui Linneo descrisse per la prima volta questo coleottero, fu raccolto nelle Alpi svizzere e da questo deriva il suo epiteto specifico.

 

Sono circondato di insetti saproxilici nel bel mezzo della catena saproxilica, un sogno ad occhi aperti. Gli insetti saproxilici – soprattutto coleotteri che, almeno in una fase del ciclo vitale, dipendono dalla presenza di legno morto o in decomposizione per il proprio sostentamento o riproduzione – si nutrono nella fase larvale di legno marcescente o morto, svolgendo un ruolo essenziale nel ciclo dei nutrienti in una foresta. Così facendo, questi insetti restituiscono le sostanze nutritive all’ambiente, assicurando la nascita di una nuova generazione di alberi e di altre piante e contribuendo alla rigenerazione dell’ecosistema boschivo. Si potrebbe dire che questi insetti costruiscono boschi e foreste.

 

Mentre scatto qualche immagine tutto attorno a me, con l’aumento della temperatura è iniziato il rituale riproduttivo delle Rosalie. A decine volano sopra di me, atterrandomi in testa, sui vestiti, in faccia. Una situazione per cui molti naturalisti e amanti della natura potrebbero emozionarsi fino a commuoversi e persino io, che la sto vivendo, stento a crederci.

 

Devo aver centrato il momento giusto dello sfarfallamento di questo bellissimo insetto! Inizio a scattare, ma sono talmente rapito dalla scena che mi perdo ad osservarle, per godermi questo prodigio della natura. Le larve di Rosalia alpina si sviluppano all’interno delle parti morte dell’albero o nelle cavità più superficiali del tronco e dopo 3-4 anni di vita larvale, dalla pupa fuoriuscirà il meraviglioso adulto, generalmente prima i maschi e poi le femmine. Il corpo di questo insetto è di un bell’azzurro cenere più o meno intenso; le elitre, il torace, le zampe e le lunghe antenne sono decorate di macchie nere vellutate diverse per ogni individuo. Le femmine in giro sono apparentemente poche, ma una di loro è posata immobile sulla trama delle foglie di faggio, evento raro per questi insetti in piena frenesia sessuale. Ne approfitto subito per ritrarla.


La Rosalia alpina è anche conosciuta come cerambice del faggio. Nella foto una femmina immobile sul fogliame

Sul faggio adagiato a terra come un monumento caduto, in mezzo al rendez-vous riproduttivo, si presenta una scena straordinaria: l’accoppiamento! Cerco un bagliore sullo sfondo per incorniciare nel fotogramma le due rosalie e con i flash schermati da diffusori scatto varie immagini. Guardo nel display della fotocamera per controllare che l’esposizione sia giusta e… incredibile: ho immortalato una scena non comune e sono persino riuscito ad avere perfettamente sullo stesso piano focale anche l’edeago, l’organo sessuale maschile dei coleotteri, che feconda la femmina. Voyerismo entomologico forestale, un’esperienza che mancava alla mia collezione di episodi bizzarri


Rosalie in accoppiamento su un tronco di faggio caduto. È visibile l’organo sessuale maschile, l’edeago, nell’atto di fecondare la femmina. Questa una volta fecondata deporrà le uova in fessure o anfratti del legno di alberi deperienti

La Rosalia alpina, oltre a essere un’icona della biodiversità saproxilica e, come spesso leggo, il coleottero più bello d’Europa, è anche una “specie ombrello”. Con questo termine vengono definiti quegli organismi la cui protezione, a causa del loro ampio fabbisogno ecologico e territoriale, porta automaticamente alla protezione di molte altre specie che condividono il loro habitat. In sostanza, tutelare una specie ombrello significa creare e mantenere un ambiente sano che porta alla conservazione non solo di quella specie, ma anche di tutte le altre che dipendono da essa. Le specie che dipendono dalla presenza di legno morto sono tra i componenti della biodiversità europea più in pericolo e sono spesso presenti nelle liste di conservazione e tutela nazionali ed europee.

 

La Rosalia alpina è inserita, come specie prioritaria, negli allegati II e IV della Direttiva Habitat, è indicata come Vulnerable (Minacciata) nella Red List della Iucn, è elencata nell’appendice II della Convenzione di Berna e appare come quasi minacciata nella Lista Rossa dei Coleotteri saproxilici italiani.

 

Si direbbe che nella vita la bellezza aiuta, osservando le “attenzioni” dedicate alla Rosalia alpina. Infatti, l’aspetto di questo insetto ne ha fortunatamente favorito la protezione e continua a influenzare gli sforzi rivolti alla sua tutela. Altre specie però, meno appariscenti o meno diffuse, sono in realtà più a rischio, ma la loro vulnerabilità potrebbe essere meno riconosciuta a causa del loro aspetto. Probabilmente anche la conservazione ha canoni estetici.

 

Seduto sul sottobosco di foglie croccanti continuo ad ammirare i voli e le corse delle rosalie, ormai completamente rapito dalla situazione. Alcuni maschi si scontrano e ingaggiano lotte fatte di spintoni, rotolando goffamente giù dai tronchi. Un altro maschio muove le lunghe antenne inanellate di setole sensoriali per cercare di captare i feromoni rilasciati dalle femmine. Altri individui invece prendono fiato all’ombra dei tronchi o di massi di calcare.


Un minuscolo pseudoscorpione attaccato a una delle zampe di un maschio di Rosalia alpina

Mi avvicino per osservarli nell’inventario delle loro macchie nere quando noto un piccolo animaletto attaccato ad una zampa posteriore di un individuo. Cosa ci fa uno pseudoscorpione ben saldo all’arto di questo cerambice del faggio? Che abbia approfittato del passaggio come su una corriera volante? Più probabilmente si è trovato la zampa della Rosalia a tiro e non ha resistito a pinzarla con le sue chele, sopravvalutando le sue doti predatorie. Un piccoletto davvero intraprendente! Il sole di luglio splende alto sulla faggeta e questa giornata non poteva essere più incredibile. La strada verso casa è lunga, riprendo il cammino per raggiungere l’auto lasciandomi alle spalle i voli delle Rosalie e nel cuore un’altra storia da raccontare.


Nel controluce si staglia una femmina di Rosalia alpina

 

Nota dell'autore: a tutela della specie, molto ricercata da collezionisti, ho preferito non specificare il toponimo dell’area.

il blog
Giacomo Radi

Naturalista e fotografo di natura. Si occupa di divulgazione scientifico-naturalistica, conservazione della natura e realizzazione di progetti legati alla tutela e promozione della biodiversità. Ideatore e direttore scientifico della rassegna “Le notti della natura” per i comuni di Scarlino, Follonica, Gavorrano e Parco nazionale delle colline metallifere (GR). Collabora con il Museo di Storia Naturale della Maremma e come esperto al programma GEO (Rai 3). Ha pubblicato per Quercuslibris “Di malerbe, tritoni, lucciole e altre storie”, un volume di racconti e fotografie.

 

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