Viaggio nell'autunno meno conosciuto: un reportage fotografico tra le nebbie della Val d'Orcia

Cronache di un fotografo naturalista # 12 / È ancora buio quando parto per raggiungere i boschi montani dell’Amiata, boschi che non raggiungerò mai, rapito lungo il tragitto da meravigliose distrazioni. Dagli alti colli si affaccia una luna piena che sembra d’oro e i tenui bagliori dell’aurora iniziano a tingere di rosa il cielo. Al suolo una coltre di nebbia densa come nuvole rende il paesaggio fiabesco. Al bivio decido di prendere la direzione per la Val d’Orcia per raggiungere delle alture da cui immortalare lo scenario

Novembre è un mese “in cerca d’autore”: poeti, pittori e fotografi rincorrono l’autunno in cerca d’ispirazione. Con la diminuzione delle ore di luce e l’abbassamento delle temperature le piante iniziano il processo di riduzione della clorofilla, rivelando i carotenoidi, ossia i pigmenti del giallo e dell’arancione, precedentemente nascosti dal pigmento verde alla base della fotosintesi. Contemporaneamente, si innesca la produzione di antociani (i pigmenti del rosso e del viola), che forniscono supporto alla pianta nel processo di riassorbimento dei nutrienti dalle foglie fino alla loro caduta. In questa stagione infatti gli alberi cambiano d’abito e si accendono di colori caldi, infuocando i boschi nella palette cromatica dei gialli, dei rossi e dei viola. Ma l’autunno è anche altro. Questo è il racconto di come la ricerca di un grande classico fotografico come il foliage possa trasformarsi nella scoperta di altre espressioni in cui l’autunno si manifesta.
È ancora buio quando parto per raggiungere i boschi montani dell’Amiata, boschi che non raggiungerò mai, rapito lungo il tragitto da meravigliose distrazioni. Dagli alti colli si affaccia una luna piena che sembra d’oro e i tenui bagliori dell’aurora iniziano a tingere di rosa il cielo. Al suolo una coltre di nebbia densa come nuvole rende il paesaggio fiabesco. Al bivio decido di prendere la direzione per la Val d’Orcia per raggiungere delle alture da cui immortalare lo scenario. Giunto a Sant'Angelo in Colle la luna è più alta nel cielo color pesca e la nebbia disegna un mare sulla pianura e sulle basse colline azzurre.

Il fenomeno della nebbia in Val d’Orcia è un appuntamento irrinunciabile delle giornate serene tardo autunnali. Nelle notti senza vento, il calore assorbito dal terreno durante il giorno viene rilasciato e mentre il suolo si raffredda – a patto che ci sia uno strato di aria umida sufficientemente denso a contatto con quest’ultimo – l’umidità raggiunge il 100% e si forma la nebbia, una nebbia densa e stazionaria.
L’aurora ha illuminato il cielo e adesso la luce diffusa mostra chiaramente l’oceano di nuvole in cui navigano i profili dei colli alberati come creste dorsali di pacifici leviatani.

Raggiunto Montalcino, a 600 metri s.l.m., posso godermi questo spettacolo da un punto di osservazione privilegiato. I casolari, i cipressi e i pini domestici sono adesso i protagonisti di acquerelli naturali dipinti dalla nebbia. Conosco bene questi paesaggi, li ho ispezionati con la fotocamera in lungo e in largo nel tempo, ma la coltre candida sa plasmare ogni volta nuovi scorci, apparizioni oniriche di isole galleggianti nelle terre di Siena.

Salgo in auto per raggiungere nuove alture dove farmi sorprendere dalla nebbia e il sole si fa più alto lungo la strada verso l’Amiata. Non passa molto tempo che devo fermarmi rapito dal paesaggio. Qua l’autunno nei boschi è meno timido e si manifesta in tutta la sua bellezza. Le foglie degli olmi campestri (Ulmus minor) sono giallo senape screziate di rosso mentre quelle del sanguinello (Cornus sanguinea) onorano il nome della pianta con delle tinte carminio che passano al viola lungo le venature arancioni della lamina fogliare.

Seguo un sentiero che entra nel bosco dove gli aceri minori (Acer monspessulanum) formano degli archi luminosi e le foglie cadute tempestano di giallo intenso la via. Sulle anse ferme di un ruscello le foglie di acero e olmo galleggiano, rompendo il film batterico cangiante dato dalla decomposizione delle foglie cadute.

Il profumo di sottobosco umido penetra nelle mie narici ben educate agli odori del legno, del muschio e dei funghi tanto che si legano e stimolano le memorie delle lunghe passeggiate autunnali di quando ero bambino e seguivo mio nonno alla ricerca di galletti e lardaioli rossi. Con un balzo goffo un cinghiale (Sus scrofa) si ferma in mezzo al sentiero. Ci osserviamo sorpresi. Lui annusa l’aria e io alzo lentamente l’obiettivo per non metterlo in ulteriore allarme, mi abbasso lentamente e scatto. Ci guardiamo stupiti, due animali curiosi l’uno dell’altro e senza cattive intenzioni. Lascio che proceda nel bosco e torno indietro per non spaventarlo.

La nebbia è ancora densa e continua a delineare i contorni delle colline ora con giochi di luce che infiammano i cerri e gli aceri.

Il territorio rurale della Val d’Orcia è stato forgiato dall’uomo nel corso dei secoli a partire dal Rinascimento e rappresenta un paesaggio agricolo iconico, patrimonio Unesco dal 2004. In questo scenario campestre le siepi che delineano i campi rappresentano degli importanti corridoi ecologici e habitat fondamentali per la fauna, dove si conservano molte specie botaniche. Passando lungo una strada bianca a passo d’uomo, vengo conquistato dalla visione di una siepe di evonimo (Euonymus europaeus) in piena fruttificazione. Ecco un’altra manifestazione dell’autunno!

I frutti rosa acceso a quattro lobi di questa pianta sono un altro appuntamento di questa stagione che non mi stanco mai di ammirare. La loro forma e colore hanno ispirato l’altro nome volgare di questa pianta, berretta da prete, poiché ricordano il copricapo tradizionale dei vescovi e dei cardinali. Inizio a scattare con l’obbiettivo macro cercando di ottenere un effetto pittorico grazie ai colori delle foglie dell’evonimo e i bagliori di luce sullo sfondo. Dalle capsule aperte dei frutti spuntano i semi color arancione in un concerto di sfumature calde mentre intorno intonano i loro canti e richiami pettirossi, capinere e cince.

La siepe si apre in un piccolo boschetto di cerri e carpini neri dove si muovono molti uccelli che visitano spesso le piante colorate di evonimo.
È tardi per raggiungere i boschi dell’Amiata, ma l’autunno è tutto intorno a me e decido di appostarmi dentro l’auto per riuscire a ritrarre uno tra quegli uccelli posati sull’evonimo. Le nuvole di nebbia si muovono lente e la luce tiepida del sole tardo pomeridiano esalta le tinte calde. Un frullo d’ali, un richiamo squillante e una cincia bigia (Poecile palustris) si posa su un ramo carico di frutti ancora chiusi.

Un ultimo scatto prima di tornare a casa con altri ricordi di un autunno meno conosciuto, un altro autunno.

Naturalista e fotografo di natura. Si occupa di divulgazione scientifico-naturalistica, conservazione della natura e realizzazione di progetti legati alla tutela e promozione della biodiversità. Ideatore e direttore scientifico della rassegna “Le notti della natura” per i comuni di Scarlino, Follonica, Gavorrano e Parco nazionale delle colline metallifere (GR). Collabora con il Museo di Storia Naturale della Maremma e come esperto al programma GEO (Rai 3). Ha pubblicato per Quercuslibris “Di malerbe, tritoni, lucciole e altre storie”, un volume di racconti e fotografie.















