"Gli pseudo ambientalisti che fanno yoga nel bosco mi propongano un'alternativa", l'invito seccato del sindaco Semperboni trova risposta in un'iniziativa a consumo di suolo zero

Ricordate l'invettiva del primo cittadino di Valbondione Walter Semperboni di un anno fa, ripresa su questa testata, contro l'opposizione al progetto di collegamento dei comprensori sciistici di Colere e Lizzola? Ebbene, altro che yoga nei boschi, in Valle di Scalve un'alternativa l'hanno trovata eccome: è stata premiata nel 2025 con la Bandiera Verde di Legambiente e oggi è capace di attirare persino ingenti risorse da spendere sul territorio

Ricordate l’invettiva del primo cittadino di Valbondione Walter Semperboni di un anno fa, ripresa su questa testata, contro il no della sottosezione Cai della Val di Scalve al progetto di collegamento dei comprensori sciistici di Colere e Lizzola? "Gli pseudo ambientalisti che fanno yoga nel bosco mi propongano un'alternativa", sosteneva seccato.
L’affermazione ricorda vagamente la profezia di Piero Fassino, che nel 2009 dagli studi di RepubblicaTv disse a Beppe Grillo: "Se vuol fare politica fondi un partito, si presenti alle elezioni e vediamo quanti voti prende". Di lì a poco nacque il Movimento Cinque Stelle e poi sappiamo tutti poi come andò a finire…
Ebbene, altro che yoga nei boschi, in realtà anche i caini della Valle di Scalve un’alternativa l’hanno eccome, si chiama Via Decia, un cammino comunitario e di territorio a consumo di suolo zero, premiato nel 2025 con la Bandiera Verde di Legambiente e capace oggi di attirare persino ingenti risorse da spendere sul territorio.
Ma andiamo per gradi, e cerchiamo di ricostruire la storia dello sviluppo turistico recente di questo piccolo lembo di Alpi Orobie orientali, in provincia di Bergamo. Tutto ha inizio nel gennaio del 2025 in una tumultuosa serata a Vilminore di Scalve, molto partecipata, dove più di 200 persone, tra cui rappresentanti di importanti associazioni come Federparchi, Cipra Italia, Associazione Orobie Vive, FAB-Flora Alpina Bergamasca, moderati dal blogger di montagna Luca Rota, hanno assistito alla netta presa di posizione della sottosezione Cai della Valle di Scalve, sollecitato direttamente dal Consiglio Direttivo del Cai di Bergamo, che si è opposta al progetto di collegamento sciistico Colere – Lizzola, rifiutando nettamente l’idea che l’unica possibilità di valorizzare il patrimonio fosse quello di "deturparlo in maniera irreversibile per adeguarlo a un modello di turismo che ancora declina il rapporto fra uomo e natura pressoché solo in termini di consumo". Un no che ha voluto dire sì, un sì ad un progetto alternativo di un cammino lungo la Via Decia, Il cammino dei boschi di ferro, lavoro comunitario terminato nel 2023, dopo un percorso partecipato dalla durato un anno e mezzo.


"L’idea sostenuta fin dall’inizio dalla sottosezione Cai Val di Scalve nasce dalla frequentazione dei sentieri locali abbandonati da parte di un gruppo di donne del posto" racconta Alessandro Romelli, tra i fondatori e attualmente parte della Segreteria del progetto Via Decia. Sentieri che come capita in tante valli alpine ed appenniniche cadono in disuso, dopo essere stati per secoli l’unica rete di collegamento tra borgate vallive, all’arrivo della striscia di asfalto divoratrice. "Non si tratta dei sentieri che da fondovalle portano alle cime – continua Alessandro Romelli – ma di tutta quella sentieristica orizzontale presente tra le borgate, che la sottosezione Cai Val di Scalve ha deciso di recuperare per sostenere l’idea di farne un cammino".
Un cammino in Valle di Scalve che scollina anche in parte in Valle Camonica e racconta di un passato in cui l'economia locale era legata all'estrazione e alla lavorazione del minerale di ferro, un percorso attraversa boschi secolari che ripercorre i passi di chi trasportava i metalli da borgata a borgata. La Valle di Scalve ha una storia molto particolare, non si tratta infatti di un luogo abbandonato né con problemi di tipo occupazionale, perché grazie alle sue cave, chiuse solo negli anni ’70 del ‘900, ha sempre goduto di una forte vocazione imprenditoriale legata all’artigianato prima, e oggi ad un fiorente settore di meccanica precisione.
"La Via Decia è un progetto nato per arricchire l’offerta turistica locale – continua Alessandro Romelli, insegnante che ha più volte accompagnato i suoi allievi lungo il percorso – un progetto che promuove un’esperienza capace di passare dei valori: sicuramente dà una mano all’economia del territorio proponendo un’idea di sviluppo attenta all’ambiente, visto come risorsa collettiva da tutelare; ma è anche rivolto alla valorizzazione del patrimonio culturale, dalla storia al patrimonio artistico e antropologico; ed è infine un progetto di comunità, di collegamento tra persone del territorio". Il Cai locale è infatti coinvolto gli uffici turistici locali, gli imprenditori dell’accoglienza, le associazioni e decine di cittadini volontari. Parallelamente ha lavorato con i sindaci e le loro giunte, ricollegando a passo lento le quattro municipalità della Valle attraverso gli antichi sentieri, e aggiungendo due comuni dell’adiacente Valle Camonica. "C’è chi ci aiuta con la posa dei cartelli, chi con la realizzazione di reportage fotografici e chi con altre capacità- continua Romelli – ognuno secondo le proprie possibilità e disponibilità. E così tutti insieme abbiamo realizzato un anello di 95 chilometri di sentieri che parte e arriva nel comune di Darfo Boario Terme".

Uno sforzo comune che comincia a dare i suoi frutti, con i ristoratori locali che spontaneamente inseriscono la pizza Via Decia o il menu del Viandante dei boschi di ferro, gli artigiani che producono tazze con il logo del cammino e i negozi che applicano sconti ai camminatori che arrivano con le credenziale. "La cosa bella è vedere che le persone cominciano a capire che la Via Decia è un progetto in itinere – prosegue Alessandro - un progetto aperto, una piattaforma di comunità, una realtà che continuerà a vivere solo se ognuno di noi ci mette del proprio. Perché la Via Decia è una metafora del bene comune, è di tutti e vive del contributo di tutti".

Oggi per la manutenzione dell’anello sono impegnate direttamente 15 persone della sottosezione del Cai, più circa un’ottantina tra volontari e frequentatori assidui. "Pochi mesi dopo l’inaugurazione del 2023 – ricorda Romelli – ci ha chiamato un sindaco per segnalarci un bando. Ricordo che disse che ormai avevamo un cammino e che potevamo utilizzarlo per candidarci. È stato il momento in cui abbiamo capito di aver fatto un buon lavoro e che la Via Decia sarebbe diventata la leva di sviluppo del territorio". Hanno partecipato al bando e hanno portato sul territorio un investimento di un milione 273 mila euro, che ha permesso interventi di manutenzione straordinaria e una grossa azione di animazione culturale del territorio, con l’edizione 2024 e 2025 del Festival Via Decia. Con buona pace del Sindaco di Valbondione, ancora impegnato nella ricerca dei 70 milioni di euro e oltre per la realizzazione del "collegamento Colere-Lizzola" con cui unire i due comprensori sciistici bergamaschi per creare un'unica stazione di 50 chilometri di piste, con nuovi impianti di risalita, una funicolare in tunnel e un bacino idrico per l’innevamento programmato.
Info: www.laviadecia.it

Siamo ancora abituati a pensare alla montagna come luogo di svago delle città e della pianura che, bontà loro, sostengono le economie d’alta quota attraverso il turismo di massa e la frequentazione. Ma così non è più, si sbagliano e di grosso giornali e riviste, e noi de L’Altramontagna vogliamo raccontarvelo per primi, dando il via ad una vera e propria contro-narrazione che si appoggia sull’approfondimento dei tanti esempi emblematici presenti nei Dossier delle Bandiere Verdi di Legambiente. Una rubrica a cura di Maurizio Dematteis














