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Cultura | 21 giugno 2025 | 06:00

Dopo alcune settimane di pestaggi venne deportato a Fossoli, dove fu fucilato. Storia di Leopoldo Gasparotto, l'alpinista che non piegò il capo al fascismo

"In alto i cuori!" Queste le ultime parole scritte alla sua famiglia prima di essere fucilato dalle SS. Alpinista, ufficiale e dirigente del Partito d’Azione, fu tra i primi a coordinare la lotta armata contro il nazifascismo nel Nord Italia

scritto da Giovanni Baccolo
Festival AltraMontagna

“Per la prima volta da oltre vent’anni non sono, in quest’epoca, sulle guglie della Grignetta o della Presolana, sul nudo granito della Val Masino o sugli sterminati ghiacciai dell’Oberland Bernese o del Bernina. Quando rivedrò le montagne? Sento la nostalgia dei miei sci, della piccozza e del suono del chiodo che entra nelle scalfitture della roccia. Qui il capocordata si arresta, spinge il corpo oltre lo spigolo, osserva la placca liscia, arretra, trova una fessura, introduce il sottile corto chiodo. Pochi colpi di martello, moschettone, chiodo e via, il passaggio è superato. Poi viene un facile camino: pochi metri ancora, ed egli si trova su un comodo punto di riposo; altro chiodo e l’ordine al compagno di togliere il chiodo precedente e di avanzare… Ma nessuno avanza, nessun compagno di cordata mi segue; sono qui, nella trincea, avanti la creta bruna che mi riporta sui lontani Monti Pallidi."

 

Credo che in molti potremmo immedesimarci in questo breve scritto di Leopoldo Gasparotto. Quanto spesso capita che varie incombenze e imprevisti ci tengano lontano dai monti che tanto volentieri frequentiamo per rincorrere le nostre passioni? Nel caso di Gasparotto non fu però un contrattempo a dividerlo dalle montagne che tanto amava. Quando scrisse queste parole - tratte dal suo diario -, egli era infatti prigioniero nel campo di Fossoli, dove fu rinchiuso a causa del suo coinvolgimento nella Resistenza. Il brano è uno degli ultimi che appuntò in quel blocco di fogli sparsi tenuti insieme da uno spago che fu il suo diario di prigionia. Pochi giorni più tardi sarebbe stato fucilato dalle SS.

 

Gasparotto fu un alpinista di prim’ordine, ma fu anche avvocato, esploratore e soprattutto antifascista. Tra gli anni ’20 e ’30 fu un personaggio in vista dell’alpinismo italiano, con tante prime all’attivo e alcune spedizioni in Groenlandia e nel Caucaso (qui qualche dettaglio in più sulla sua attività). Passati quegli anni continuò ad essere alpinista, ma senza raggiungere più i successi degli anni precedenti. La professione di avvocato, una giovane famiglia e l’impegno nell’antifascismo contribuirono sicuramente a ridurre il tempo a disposizione da dedicare a monti e salite.

 

Stimo molto Poldo - come amava farsi chiamare - perché fu un profondo antifascista già dai tempi della marcia su Roma. Sono sinceramente ammirato dalla sua granitica coerenza. Non piegò il capo al fascismo nemmeno quando farlo poteva sembrare la cosa più conveniente e naturale.

 

E alla fine, dopo anni di lotte clandestine, di corse nella notte, di messaggi nascosti nei posti più impensabili, Leopoldo fu arrestato a Milano. Non era un partigiano qualunque, collaborava con i vertici dei vari gruppi attivi in Lombardia e gli era stato affidato il coordinamento delle bande dislocate sulle Prealpi, terreno che conosceva alla perfezione. Dopo alcune settimane di pestaggi - durante i quali non rivelò mai i nomi dei compagni - venne deportato a Fossoli, dove fu fucilato il 22 giugno 1944. Forse in quegli ultimi istanti avrà rivolto lo sguardo a nord, dove qualche ombra di cima lontana potrebbe aver svegliato in lui un ultimo ricordo felice. Più realisticamente avrà pensato alla famiglia che non avrebbe più visto. La moglie Nuccia, il figlio maggiore Pierluigi e il piccolo Giuliano che nacque quando era già carcerato. Quel giorno se ne andava Poldo, nome di battaglia Rey.

 

Questo l’ultimo messaggio che riuscì a fare avere alla moglie qualche giorno prima della fine:

 

L’incubo è cessato; parto per un Campo di Concentramento in Germania! Spero che anche voi siate contenti. Il morale, come sempre, è altissimo e non mi spaventa ora l’avvenire. Ritorneremo, e presto, purificati da questa prova. A voi tutti il mio abbraccio, più affettuoso che mai. Arrivederci, il mio pensiero è sempre con te: baci a papà, Piera, Achille e Vittorio ecc… a Pierluigi poi… è inutile dirlo. E non mi dimentichi se… a te questo compito! In alto i cuori!

 

In alto i cuori Leopoldo, ricordiamoti e lasciamoci ispirare dalla tua storia e da quella dei tanti partigiani caduti in quegli anni.

la rubrica
Liberazione 80: storie di montagna

"Liberazione80: storie di montagna" è una rassegna multidisciplinare che ripercorre, nell'anniversario della liberazione dal nazi-fascismo, la Resistenza veneta ed italiana. Viste le complessità geopolitiche e la rinascita dei totalitarismi che segnano questo periodo storico, legare la lotta della Liberazione a un movimento vivo può ispirare le lotte per la libertà e la giustizia anche nel presente

 

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